Grande caos Acea, la votazione finale è nulla?

Il grande caos va in scena sul finale: l’assemblea dei sindaci e la loro votazione per mettere alla porta Acea potrebbe essere un clamoroso buco nell’acqua. I sindaci hanno votato per alzata di mano e non ad ‘appello nominale’ cioè chiamati ad uno ad uno. E questo potrebbe mettere in discussione l’intero lavoro svolto fino a questo momento.

Cosa è accaduto. Da un punto di vista formale, sono stati concessi sei mesi di tempo ad Acea Ato 5 per mettersi in regola: poi o adempie a quanto previsto dal contratto con i Comuni della provincia di Frosinone oppure se ne deve andare e lasciare le condotte a qualcun altro. Lo hanno deciso i 75 sindaci che hanno partecipato all’assemblea che si è riunita nel pomeriggio all’interno del palazzo di piazza Gramsci.

Assenti solo in undici, la discussione è andata avanti per ore, fossilizzandosi sostanzialmente su un tema: quanti giorni concedere ad Acea per rispettare il contratto.

Sindaci dentro e cittadini fuori: nel piazzale davanti a palazzo Iacobucci, per invocare la cacciata del gestore, c’erano circa 300 persone, chiamate a raccolta dalle associazioni ma arrivate anche spontaneamente, esasperati dalle bollette ormai salatissime, dalle fatture che arrivano ormai scadute, dai call center che non risolvono i problemi, dai continui disservizi. Così tanta gente che – per motivi di ordine pubblico – è stato concesso di entrare solo ad una rappresentanza composta da una ventina di persone.

All’interno, intanto, i sindaci tra le 14.30 e le 16 mettevano a punto le strategie individuate nei giorni scorsi: in base all’area politica di appartenenza, si sono riuniti prima dell’inizio dell’assemblea. Ed hanno avanzato 12 proposte di correzione.

L’aula si è incendiata quando il presidente dell’assemblea, supportato dalla Segreteria tecnica, ha sostenuto che bisognava votare anche la nuova tariffa dell’acqua: perché – sostenevano – in quel modo c’erano tutti i criteri necessari per poter calco-lare le penali a carico di Acea. Ma i sindaci si sono rivoltati, il sindaco di Supino Sandro Foglietta si è letteralmente messo di traverso, sostenendo che la votazione della tariffa non era scritta da nessuna parte nell’ordine del giorno e quindi non se ne faceva nulla.

Sull’ipotesi di fusione tra le società che gestiscono l’acqua a Frosinone ed in provincia di Roma, all’unanimità i sindaci hanno detto no.

Un emendamento dei sindaci di Forza Italia, con primo firmatario Nicola Ottaviani, proponeva di concedere 90 giorni; stesso termine indicato dai sindaci che fanno riferimento al loro collega di Ceccano Roberto Caligiore. Ma è stato respinto dal 58% dell’assemblea. Alla fine è passato il termine di 180 giorni, suggerito dalla Segreteria Tecnica Organizzativa e sostenuto in aula dal sindaco di Ferentino e presidente dell’assemblea Antonio Pompeo.

Di fatto, è il primo passo dell’iter di rescissione del contratto: i sindaci contestano ad Acea le sue inadempienze, gli concedono sei mesi per sistemare, se non lo fa si rescinde il contratto.

Ma sulla votazione, pesa adesso una questione di legittimità: infatti non si è proceduto per chiamata nominale dei sindaci uno ad uno, ma si è fatto per acclamazione alzando la mano. Tutti a favore e solo un voto contrario: quello del sindaco di San Giovanni Incarico Antonio Salvati. Ma non perché fosse a favore di Acea, bensì proprio per una questione di legittimità: ha detto ai suoi colleghi che votando in quel modo si regalava ad Acea la possibilità di contestare il voto in quanto non c’era la certezza formale sul numero dei presenti, sul numero di cittadini rappresentati.

Per ora, si va avanti così. Centottanta giorni. Salvo ricorsi. L’impressione è che Acea, più che i mesi contati, rischi di avere i decenni contati.

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