Grande Capoluogo, il copyright di JR Turriziani e la zampata di Pigliacelli

Il precursore dell’idea è Roberto Turriziani, ma adesso è suo figlio Giovanni ad essere arrivato a un passo dall’obiettivo. Il presidente della Camera di Commercio evoca Camelot e guarda anche alla nuova realtà del Basso Lazio. I dubbi del senatore Massimo Ruspandi. Ma chi ha tutto da perde è Antonio Pompeo.

Il progetto di una Grande Frosinone o di una Città intercomunale (la si chiami come si vuole) ha un precursore unico. Si tratta di Roberto Turriziani, al secolo J.R. Ewing. Come il famoso re del petrolio dello sceneggiato Dallas. E’ stato lui, Roberto Turriziani, quello che costantemente ha ritenuto che soltanto un’aggregazione più vasta può rendere competitivo un territorio. Molto più che il paradosso di avere 91 Comuni e un capoluogo di meno di 50.000 abitanti.

Giovanni Turriziani, numero uno di Unindustria Frosinone e figlio di J.R., ha dato alla proposta una veste scientifica, universitaria. Sa bene che il percorso resta in salita, ma comunque ha effettuato passi importanti. Coinvolgendo non soltanto i Comuni interessati ma anche i parlamentari, la Regione, il Vescovo, le forze sociali e sindacali. Già ottenere l’obiettivo minino sarebbe importante, magari con una gestione unitaria di alcuni servizi. Come il Trasporto pubblico. O magari avviando politiche unitarie sul controllo dell’inquinamento.

Marcello Pigliacelli, presidente della Camera di Commercio, non ha rivali nel fiutare l’aria politica mesi prima di tutti gli altri. E poi lui è stato uno dei grandi sponsor di Giovanni Turriziani al vertice di Unindustria Frosinone. (gli va riconosciuto anche il merito di fiutare i talenti, avere individuato buona parte dell’attuale classe dirigente confindustriale, averne agevolato l’ascesa). Perciò la sua presa di posizione non va soltanto letta. Ma soppesata. Considerando anche che Pigliacelli aveva un’ispirazione caraibica quando l’ha scritta.

Dice Pigliacelli:  “Mi auguro che tutti i Comuni interessati dal progetto del grande agglomerato urbano proposto da Unindustria Lazio per il tramite del presidente di Frosinone Giovanni Turriziani, deliberino senza più alcuna esitazione la loro adesione”. 

Il progetto della  città intercomunale comprende Veroli, Alatri, Ceccano, Patrica, Torrice, Ferentino, Supino e naturalmente Frosinone, il capoluogo. (leggi qui Il miraggio di Turriziani per realizzare la metropoli Ciociaria). A questi sindaci Pigliacelli dice in sostanza: sbrigatevi e guai a rimangiarvi la parola.

Continua il presidente della Camera di Commercio: “Mi aspetto che i nostri amministratori siano illuminati e ho speranza che sapranno cogliere a pieno la portata di questo progetto”. A cosa si riferisce? Non soltanto alla possibilità di gestire in maniera integrata i servizi fondamentali come la raccolta dei rifiuti, il trasporto pubblico e l’edilizia scolastica. Pensa al fatto che aumenteranno le possibilità di ottenere accesso ai fondi europei ed alle importanti ricadute occupazionali ed economiche. 

Fino ad oggi però all’appello manca proprio l’ente che lui presiede. “La Camera di Commercio, sino a questo momento, non è intervenuta nel merito della questione, ma ha visto con grande favore e positività questo lodevole progetto di Unindustria Lazio. Ho deciso di esprimermi in questo momento perché il futuro non si arresta, e il futuro è la nuova città intercomunale”.

Nel suo intervento, Pigliacelli incalza Antonio Pompeo nella doppia veste di presidente della Provincia e sindaco di Ferentino. Invita alla riflessione il comune di Ceccano, suggerisce al sindaco Roberto Caligiore ed al senatore Massimo Ruspandini un approfondimento tecnico.

Non sono citazioni a caso. Perché il senatore Massimo Ruspandini (Fratelli d’Italia) crede nella forza dei campanili e della tradizione e non è convinto affatto del progetto. Fosse per lui il modello dei Guelfi e dei Ghibellini è quello più valido. Marcello Pigliacelli proverà a fargli cambiare idea, ma non sarà semplice.

Nemmeno è stata a caso la citazione ad Antonio Pompeo: in realtà una città intercomunale di queste dimensioni e poteri veri andrebbe ad oscurare completamente la Provincia, già ridotta dalla legge Delrio ad ente di secondo livello. Sul piano politico Pompeo non ha alcun interesse a spingere per la città intercomunale.

Pigliacelli afferma pure:  “Un altro spunto di riflessione comune dovrebbe essere l’esame dell’esatto nome e del giusto processo decisionale, quando costituito. Che secondo la mia opinione dovrà essere ispirato dal concetto di tavola rotonda di Re Artù, pares inter pares, con i giusti strumenti di salvaguardia democratica, con delle maggioranze qualificate per gli aspetti decisionali di carattere straordinario. Potrebbe essere assimilabile a quello del Consiglio di sicurezza dell’Onu con esclusione del diritto di veto“. 

Cita esempi pratici dove il concetto di area vasta ha funzionato: il modello di Parigi e l’Ile de France, il territorio di Benevento con la città caudina dove 10 comuni dell’area si sono uniti in un progetto simile che è di esempio in tutta la Regione Campania.

La visione strategica di Marcello Pigliacelli è semplicemente perfetta. Lui però guarda anche alla prospettiva di una Camera di Commercio del Basso Lazio, ipotesi per nulla tramontata. Una settimana fa Pigliacelli ha partecipato ad un vertice riservato di Unioncamere. Potrebbe esserci un’accelerazione improvvisa. E’ chiaro che con un progetto del genere in rampo di lancio, la posizione di Pigliacelli come possibile presidente della nuova realtà sarebbe ulteriormente rafforzata.

Intanto però Giovanni Turriziani continua a tessere la tela con pazienza. Mentre Roberto Turriziani osserva soddisfatto e speranzoso.

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