L’Intervista/ Coletta: «Sono un sindaco progressista e farò un palazzetto» (di L. Grassucci)

Distanti perché diffidenti. Il sindaco di Latina Damiano Coletta ed il giornalista Lidano Grassucci si incontrano. Per un'intervista. Che abbatte i muri.

Lidano Grassucci
Lidano Grassucci

Direttore Responsabile di Fatto a Latina

Beh, le cose cambiano e si vedono. In Comune, a Latina, devo andare dal sindaco Damiano Coletta e non so cosa sia. Nel senso che non so se sia più di sinistra o di destra, se sia più populista o sovranista. In municipio ci è entrato da civico e ben distante da tutti gli schieramenti. Ma mi pare che tre anni di politica “contaminino” e tanto.

Il sindaco è cordiale, i collaboratori finanche loquaci. L’addetto stampa Gabriele Salvatore mi dà il biglietto da visita, con il numero suo personale. Non ci posso credere.

” All’inizio lo ammetto, siamo stati diversi, ma era un altro tempo”, risponde il sindaco alla mia osservazione sul cambiamento. Sul tavolo anche un libro di Riccardo Pedrizzi, il senatore originario di Cava de’ Tirreni entrato a Palazzo Madama in rappresentanza del Movimento Sociale… Come mai quel volume? ”Sono andato alla presentazione, c’era il presidente del parlamento europeo e Giorgio Benvenuto, l’ex segretario della Uil”.

La politica è dialogo, il sindaco è la città e tutto questo non è male, anzi, fa normale. Per dirla con Lucio Dalla: “L’impresa eccezionale è essere normale”.

Ci sono le elezioni europee e la politica è un dovere, quasi una necessità, di questo tempo e da lì inizio.

L’offerta politica è cambiata, pare un referendum Di Maio- Salvini, voi che parte prendete.

“Temo, questo. Credo, invece, nella costruzione di un campo progressista capace di opporsi ad un salvinismo che ha preso una china pericolosa, molto pericolosa”.

Esonda?

Salvini ha una indubbia capacità comunicativa, si prende la scena”

Solo virtù sua?

No, c’è anche l’incapacità del centrosinistra di fare la sua parte, il renzismo non è stato capace di gestire, di capire il disagio sociale. Una sinistra in Tod’s che ha ignorato gli scarponcini che poi sono le diseguaglianze sociali, le periferie”

Mettiamola secca: la sinistra doveva stare con i 20.000 operai dell’Ilva, o con gli ambientalisti?

“Doveva stare all’Ilva, prima di tutto, inteso come vicinanza a Taranto, l’ambiente e il lavoro sono i temi della sinistra. Esco dalla risposta secca perché la realtà è sempre complessa, capisco che la politica è difficile, ma di certo era un tema di confronto della nostra parte. Non si è discusso e i risultati si vedono”

E’ mancato il dibattito sui temi nuovi?

“Sì, oggi il partito democratico non è sufficiente a rappresentare la società, serve un campo largo capace di dialogare con nuovi soggetti e Nicola Zingaretti lo ha compreso. Dobbiamo andare nelle contraddizioni della nuova destra di Salvini, che anche a Destra ha antagonisti, pensi alla destra sociale, ai delusi del movimento dei 5 stelle”

Ma lei è un sindaco di sinistra?

La risposta è pronta, come se se l’aspettasse: “Sono un sindaco progressista, un sindaco che ha interpretato un bisogno”

Cioè?

“A Latina abbiamo vinto perché c’è stato chi ha distrutto, chi non ha avuto senso di vergogna, chi ha pensato se stresso immune da tutto e le evidenze di questo stanno emergendo ancora oggi, legga le dichiarazione dei protagonisti, c’è chi ha mangiato insieme. So che lei su questi temi non conviene, ma abbiamo il merito di aver tenuto dritta la barra su questo. Servivano procedure e regole”

Sì, ma se poi non si fa?

“Beh, ci sono anche leggende metropolitane da smentire, lei conosce quanto hanno stanziato per le strade dal 2011 al 2013? 40.000 euro l’anno, io 5 milioni e mezzo e farò le cose in regola. Mica è facile, mica scontato e mi prendo le critiche”

Ma siamo arrivati a cose paradossali, qui ogni casa costruita è inchiesta, polemica, blocco. Nessun imprenditore sensato viene a investire qui, le ricordo cosa disse Squinzi della Mapei per il suo stabilimento a Latina, 7 anni per un ampliamento e non era sindaco lei. Ora il Felix, anche i suoi uffici soffrono, io non firmerei nulla

“L’urbanistica è stato il tema delle amministrazioni precedenti, di un ciclo di amministrazioni, ci sono stati oggettivi eccessi e oggi noi paghiamo pegno direi di eccessive cautele, siamo come in medicina ad una medicina difensiva per i troppi guai di quando il medico era quasi un santo”

Urbanistica difensiva

“Lei la mette con sintesi giornalistica, io direi dentro procedure rigide”

Rischiamo il cimitero, lì sono tutti nelle regole

“Facile battuta, dobbiamo “conciliare”, ma dentro le regole e nessuno si deve sentire immune, io compreso. Mettiamola così abbiamo pagato un prezzo fisiologico alla necessità di riportare la prassi della legalità, oggi c’è il tema del fare, del “facce vedè”, e raccolgo la sfida”

Torniamo alla politica, perché intanto il suo movimento davanti alla sfida europea si presenta con: colettiani per Smeriglio (del Pd), con tanti assessori e colettiani fedelisimi con +Europa, tra cui lei.

“Sempre nel campo progressista, il nostro discrimine è questo, non siamo un monolite. Poi Lbc è un movimento locale, su questo livello siamo uniti, oltre, è libertà di ciascuno, nei i valori di tutti”

Ma l’iperliberale Bonino non è uguale al socialdemocratico Smeriglio

“Con la Bonino ci sono anche i socialisti del Ps italiano, ma conta il programma e questo è un programma progressista. Comunque a sinistra serve un campo largo,  quindi soggetti diversi oltre al Pd per creare un fronte. L’esclusiva è stato un limite del Pd di Renzi, un limite che spiega tante cose.

E il Pd a Latina?

“Vive una dissociazione, giusto che in consiglio comunale faccia il suo, ma non vedo lì la sensibilità per la costruzione del campo progressista. A livello locale non c’è dialogo e me ne dolgo. Se su temi come nave Diciotti, 194, vaccini abbiamo le stesse posizioni, come facciamo a non trovare terreni comuni.

Campo largo che intende?

“Noi, le associazioni, il partito democratico, gente di destra che ha valori forti sociali. Il nodo prossimo è non dare la città alla Lega, è un tema o no?”

Sindaco progressista, in Europa sarebbe socialdemocratico?

“No, non usiamo schemi troppo spinti. Siamo dentro un fronte che è per l’Europa, per una Latina città europea. Poi,  noi ne siamo una prova, in città ci sono tante energie di cambiamento con cui dialogare”

Mi pare sia pronto a contaminazioni

“Ripeto c’è un tempo in cui bisogna essere più attenti alla identità, come noi all’inizio, ora dobbiamo essere più attenti alla politica come ci si presenta davanti, noi siamo a difesa dei diritti civili, delle libertà conquistate, è un tema, è un discrimine. E guardate che questo coincide con la mia battaglia per l’onesta, perché spesso a parole roboanti si nascondono… la storia di Maietta è ancora in corso”

Riprende un tema caro: “Amo il Latina calcio, ma quando le cose si sono presentate diversamente, ho lasciato ed era tempo vincente. Bisogna saper pagare un prezzo ai propri valori”.

A proposito: il teatro e il palazzetto?

“Già una volta ho dato date precise per il teatro e lei mi ha “perseguitato”, abbiamo sbagliato il cronoprogramma, ma abbiamo scoperto che per anni lì non si era fatto nulla, abbiamo investito non qualche decina di euro, ma qualche centinaia di migliaia di euro. Non mi frega con le date, ma spero prestissimo. Per il palazzetto credo sia venuto tempo per farne uno nuovo, la città ne ha bisogno e sarà mio impegno primario per la prossima consiliatura ”

Sarà il candidato sindaco… progressista

“Beh, sorridiamo un poco, Lei mi ha accusato di essermi defilato dalla candidatura europea senza che nessuno mi avesse candidato, ammetto l’effetto ironico, ma mi sollecitavano da più parti, nello stesso tempo sapevo che un sindaco ha un impegno che è di due mandati.”

Ci salutiamo: “le offro il caffè, non vorrei che come l’altra volta…”. L’addetto stampa, Gabriele Salvatore sorride, mi dà la mano e mi dice “per qualsiasi cosa…”. Vediamo, la politica cambia, la democrazia anche. Ora resto della mia, ma credo che Latina abbia davanti un giusto futuro, se impara il dialogo e l’ironia, la contaminazione.

Forse l’autoreferenzialità era il cancro più grande da rimuovere e non da Coletta, ma da prima e dentro c’era anche il primo Coletta.