Green Pass in fabbrica, Borgomeo: «La politica non troverà la soluzione»

L'imprenditore Francesco Borgomeo, intervenendo ad Agorà chiede ai sindacati uno sforzo comune verso l'aggiornamento dei protocolli di sicurezza aziendali anti Covid. Perché una vera e propria legge non pare proprio dietro l'angolo

Marco Barzelli

Veni, vidi, scripsi

«Vaccino o tampone ogni due giorni. Il lavoratore se lo paga o viene decurtato dallo stipendio. Tutto normale, Borgomeo, lo farebbe anche lei?», ha domandato il conduttore di Agorà Roberto Vicaretti, nel quadro dell’acceso dibattito sul Green pass al lavoro, all’imprenditore Francesco Borgomeo: ospite della trasmissione di Rai3 nella veste di presidente del gruppo Saxa Gres di Anagni e della Grestone di Roccasecca, nonché della Nalco di Cisterna di Latina.

E lui, che anche presidente di Unindustria Cassino, ha premesso di essere «andato anche oltre nelle riflessioni» già fatte pubblicamente. Perché Borgomeo ha da tempo dichiarato guerra a chi rischia di portare il Covid nelle fabbriche.

E, nell’occasione, ha spiegato nuovamente il perché: «Ho la responsabilità civile e penale di tutelare la salute dei lavoratori, non posso lasciare che la libera scelta dei singoli metta a rischio la collettività». (Leggi qui Borgomeo: “Chiederò i danni a chi entra in azienda senza il vaccino”).

L’intervento di Borgomeo su RaiTre ad Agorà

Il primo obbligo di Green Pass

La puntata odierna di Agorà

Borgomeo è stato chiamato a intervenire a fronte della notizia di giornata: la Suba Seeds di Longiano (Forlì-Cesena), leader mondiale nella produzione di sementi, ha tagliato la testa al toro.

Ha imposto ai suoi 180 impiegati l’obbligo di presentazione della controversa certificazione verde, che attesta la vaccinazione anti Covid, la negatività al test molecolare o antigenico rapido nelle ultime 48 ore o la guarigione negli ultimi sei mesi.

Nello stabilimento in questione, in fin dei conti, è una decisione che non crea troppi problemi: perché se fino a qualche giorno fa si parlava di una decina di non vaccinati, ora pare siano rimasti soltanto in tre. E, se questi ultimi restano senza immunizzazione, dovranno sottoporsi al tampone ogni due giorni. I costi? Venticinque euro a test, verranno sottratti allo stipendio mensile.

A livello regionale, però, le sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil sono tornate all’assalto. «Per evitare il Far West nelle aziende è necessario che Governo e Parlamento decidano se rendere obbligatoria per legge la vaccinazione anti Covid. Se sanare così nei luoghi di lavoro situazioni al di fuori di ogni regola». Che è poi la linea nazionale dei tre sindacati confederali. Nell’immediato pretendono una normativa che riguardi le mense aziendali. Rispetto alle quali l’Ugl respinge con forza le scelte unilaterali delle imprese interessate.

Borgomeo: la legge tarda ad arrivare

Carlo Bonomi © Imagoeconomica / Canio Romaniello

Confindustria, sistema che include le associazioni territoriali di Unindustria, teme invece che la spaccatura tra centrosinistra e centrodestra sul Green Pass non possa portare a una legge in tempi brevi.

Ecco perché vuole confrontarsi il prima possibile con i sindacati. Vuole procedere a un nuovo aggiornamento dei protocolli di sicurezza aziendali. Che era stato già fatto in piena emergenza Covid e può essere replicato immediatamente ha accentuato il presidente di Confindustria Carlo Bonomi.

E lo ha ribadito Francesco Borgomeo. «Come datori di lavoro – così il leader di Unindustria Cassino durante la puntata odierna di Agorà – abbiamo sottoscritto dei protocolli di sicurezza. Abbiamo condiviso con le organizzazioni sindacali tutti i passaggi nei momenti molto critici e molto difficili che abbiamo vissuto».

Urgono nuovi protocolli di sicurezza

Francesco Borgomeo

E oggi, mentre l’industria punta a rilanciarsi dopo aver rischiato la bancarotta da Covid, Borgomeo non ci sta a farsi condizionare minimamente dai lavoratori che decidono di non vaccinarsi. O di tamponarsi un giorno sì e un giorno no.

«Su questo siamo molto severi – ha detto a riguardo -. Non mi posso permettere che qualcuno, per una sua scelta autonoma e libera, decida di mettere a rischio l’incolumità e la salute degli altri».

Ha messo l’accento sul fatto che Bonomi ha parlato di “comunità” riferendosi al rapporto con i sindacati. Per questo, confida in uno sforzo comune. «Le organizzazioni sindacali, in particolare i confederali, hanno sempre avuto un atteggiamento di tutela dell’interesse generale, quindi teso a rappresentare la collettività».        

Lo stesso Bonomi, nel corso del Meeting21 di Rimini, è andato oltre l’immobilismo della politica. E ha detto chiaramente che non c’è più tempo da perdere. «Noi – ha sostenuto – vediamo tutti i giorni che c’è una differenza di posizioni all’interno dei Partiti. Questo ci fa pensare che difficilemnte nel breve si possa arrivare a una legge. Noi abbiamo le possibilità oggi di sederci a un tavolo con i sindacati e aggiornare i protocolli di sicurezza. Lo abbiamo fatto nel momento più difficile e non vedo perché non possiamo farlo oggi».  

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