Quelle cause che trasformano il Comune in un bancomat

Il no alla Commissione d'inchiesta sui debiti del Comune di Cassino ha motivi lontani. Che riguardano anche tanti altri centro. Non solo della Provincia di Frosinone. I debiti ed i contenziosi come metodo di governo

Le hanno detto no. La commissione d’inchiesta sui 69 milioni di debiti accumulati dal Comune di Cassino quasi sicuramente non si farà. Il Consigliere di opposizione Sarah Grieco (Pd – Area Mosillo – De Angelis) l’aveva chiesta per dire basta all’infantile gioco dello scaricabarile tra vecchi e nuovi amministratori della città. Poiché l’avvocato Grieco non è uscita ieri dal convento delle suore orsoline c’è da sperare che non si aspettasse una soluzione diversa.

Le hanno detto no per un motivo chiaro a tutti. E sempre nascosto ai cittadini. Il motivo è che con i debiti ci si governa. L’intera economia moderna è basata sul debito. Solo per fare un rapido esempio: l’allevatore consegna il latte delle sue mucche al lattaio facendosi pagare a 30 giorni nella convinzione che in quel periodo lo venderà tutto ed avrà così incassato i soldi per pagarlo; allo stesso modo il lattaio lo vende in parte al pasticciere che ne farà le torte, ai negozianti che lo venderanno e pure lui si farà pagare a 30 giorni, nella condizione che verrà venduto. Dopo un mese i negozianti pagheranno il lattaio che a sua volta pagherà l’allevatore. L’economia ha girato basandosi su un debito.

A Cassino e nella maggioranza dei Comuni italiani, il debito è diventato un metodo di governo. Puntando su due elementi che abbiamo spiegato meglio nell’articolo I debiti di Cassino ed i bilanci falsi di quarant’anni (leggi qui). Due i concetti chiave: tra quando lo Stato mi promette i soldi (competenza) a quando me li manda davvero (cassa) passano troppi anni; in tanti hanno progettato ed appaltato tra la prima e la seconda fase quando in realtà puoi fare le opere solo se hai i soldi in cassa. La giostra ad un certo punto si è fermata perché ti annunciavano cento di competenza ma poi ti arrivava in cassa solo quaranta. Il secondo concetto: uno dei più grossi bancomat illegali collegato agli Enti è stato il Contenzioso. Esempi: io ti faccio una contestazione e non ti pago, rinviando il pagamento a dopo la sentenza.; oppure: tu mi fai una contestazione, il Comune non ha abbastanza avvocati per fronteggiare tutte le cause, qualcosa salta o la si dimentica volontariamente ed alla fine arriva da pagare un botto.

Non fa eccezione la situazione di Cassino. Scartabellando tra gli archivi si scopre che i debiti spesso nascono dall’insieme dei motivi appena descritti. Vediamo i casi più eclatanti.

LA VERTENZA TURRIZIANI

Debito a carico dei cittadini di Cassino: 1,7 milioni.

Nel 1989 la società Turriziani Petroli chiede di realizzare un distributore di carburanti sulla superstrada Cassino – Sora. Nel 1993 il Comune finisce di esaminare tutte le carte e risponde no. La società presenta ricorso e vince la causa.  Nel 1995 scadono i termini per costituirsi in Appello ma non viene mai presentato, E il Comune deve pagare. Ma non basta. Nel 2000 il Comune autorizza un’altra società a realizzare il distributore che invece aveva negato alla Turriziani. Che a questo punto fa causa per reclamare il pagamento dei danni. Nel 2012 il Tribunale Civile nomina un consulente per calcolare il danno, il Comune si affida all’avvocato Panzera che si costituisce in giudizio e chiede al Comune di nominare un consulente di parte. Ma il consulente non viene nominato e Panzera viene sostituito; l’incarico viene proposto all’avvocato Formica, il quale prende atto che il suo collega ha già fatto tutto ciò che era necessario, pertanto non assume la difesa e ribadisce al Comune che deve nominare un consulente. La nomina viene fatta nel 2016. La consulenza di parte non si trova ed il giudice allora prende per buono il calcolo fatto da proprio consulente d’ufficio. Totale: 1,7 milioni.

IL FORUM DELLA RICERCA

Debito a carico dei cittadini di Cassino: 900mila euro

Il Comune di Cassino appalta ed affida alla società CoGeCo i lavori per la realizzazione del Forum della Ricerca che si trova nell’area industriale della città. I lavori vengono ultimati e consegnati al Comune nel 2012. Il tecnico del Comune, dottor Giancarlo Antonelli, redige una relazione con ‘prescrizioni negative‘: in pratica, fa notare che alcuni lavori non sono proprio come erano stati richiesti. Il Comune non denuncia CoGeCo per le inadempienze che ritiene siano presenti. La società denuncia il Comune per il mancato pagamento di lavori aggiuntivi che le erano stati commissionati con tanto di ‘perizia di variante’ regolarmente approvata dalla Regione Lazio.

Il tribunale nomina un Consulente. Evidentemente di chiara fama dal momento che nessuno rileva come abbia relazioni con una delle due parti: la sua sede è in fitto presso un immobile riconducibile a CoGeCo, ha svolto attività professionale per uno dei soci CoGeCo. Il Comune non ritiene si tratti di elementi che possano condizionare la serenità del Consulente del Tribunale e non solleva alcuna questione.

Il Comune nomina un suo consulente che impugna la perizia del tribunale. In Consiglio Comunale l’attuale amministrazione ha sostenuto che il Consulente del Comune però non abbia depositato alcuna controperizia. In pratica avrebbe detto: i vostri conti sono sbagliati ma senza dire come e perché. Sta di fatto che il Tribunale prende per buona la propria perizia. Viene emesso un decreto ingiuntivo. Totale 900mila euro.

LA CAUSE DIMENTICATE

Un capitolo a parte sono le cause per sinistri stradali. Sono a centinaia. In pratica, un cittadino ritiene si avere rotto una gomma o un ammortizzatore per colpa di una buca nella strada? Fa causa al Comune. Ritiene di essere scivolato perché il marciapiedi è disconnesso? Fa causa al Comune. Che non ha abbastanza avvocati per occuparsi di tutti questi fascicolo: ognuno dei quali richiede la nomina di un avvocato e di un perito.  In molte, nemmeno si fa in tempo a seguire tutto. Ma se il Comune non si presenta, il giudice  deve decidere solo sulla base di quello che dice la controparte.

CASSINO E NON SOLO

I casi come quelli Turriziani, Cogeco e gli incidenti stradali sono tanti. Fanno tappa in quasi tutte le amministrazioni: toccano la Petrarcone II, la Scittarelli I e II, la Petrarcone I. Cambiano solo i nomi dei protagonisti: amministrativi, politici e privati.

Il problema non è tanto l’amministrazione. È un sistema che sembra pensato apposta per poter essere scardinato. E generare contenziosi. Nei quali nessuna amministrazione ha la forza per poter gestire tutto.

Tanto per fare qualche esempio. Due anni fa il Comune di Reggio Emilia ha emesso un bando con il quale cercare avvocati ai quali affidare circa 200 cause di incidenti stradali: buche e semafori rotti, ogni anno generano in città circa 600 incidenti e per almeno 200 l’ente viene chiamato a difendersi.

Lo scorso mese di febbraio ha dovuto fare una cosa simile anche il Comune di Padova. Che di fronte alle troppe cause, ha preferito esternalizzare la sua avvocatura: oltre mille i contenziosi che coinvolgono il Municipio. Solo negli anni tra il 2015 ed il 2017 sono stati aperti 649 nuovi contenziosi a carico del Comune. Che sommati a quelli storici degli anni precedenti salgono a più di un migliaio: una media di due cause al giorno.

A Venezia sono stati costretti ad aprire l’ufficio anti-contenzioso. Dalle multe dell’Ue per le discariche all’ennesima contesa sugli sgravi, sono oltre duemila le cause pendenti che coinvolgono il municipio. I costi aumentano al punto che in bilancio sono stati accantonati 3,4 milioni.

Il Comune di Forlì, nel solo 2015 si è visto recapitare ben 153 parcelle di avvocati per cause non previste né prevedibili. Totale della spesa: 1 milione e 429mila euro. Un solo studio legale ha “conguagliato” in oltre un milione di euro la richiesta per diverse difese risalenti addirittura al 2011.

Il sospetto che qualcuno ci marci è venuto al sindaco di Polla (in provincia di Salerno): di fronte ai troppi contenziosi per incidenti stradali attribuiti a negligenze del Comune ha deciso di trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica.

Un tema che ha spinto Antonio Giangrande a scrivere il testo “La dittatura dei burocrati. Burocrazia e Disserviziopoli: Disservizi a pagamento“.

IL NO ALLA COMMISSIONE

Il no alla Commissione deriva da questo. C’è il rischio di una caccia alle streghe che possa portare solo ad una gigantesca riunione di condominio nella quale ognuno accusa l’altro di avere fatto o non fatto qualcosa.

C’è anche il rischio di realizzare qualcosa che porti il nome di Sarah Grieco. Nessuno ha intenzione di attribuire un riconoscimento politico alle sue ambizioni di reclamare una candidature a sindaco contro Carlo Maria D’Alessandro quando ci sarà la prossima scadenza.

No, la Commissione non conviene. A nessuno.

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