Grillo archivia il “vaffa” e sceglie il Governo. Tutto qui

Il fondatore dei Cinque Stelle prova a dare una narrazione nobile alla trasformazione del Movimento rispetto a dieci anni fa. In realtà è un modo per non prendere atto di un fallimento storico: i pentastellati non si sono radicati sul territorio, non governano una sola Regione, l’unica possibilità che hanno adesso è di restare il più a lungo a Palazzo Chigi. Come un partito qualunque, diviso in correnti.

Dal palco di Napoli Beppe Grillo, l’elevato, ha sancito la trasformazione ufficiale del Movimento Cinque Stelle. “Non siamo più quelli di dieci anni fa”, ha detto. Proseguendo: “Diamo una narrazione al Pd”. E, come al solito, incalzando Luigi Di Maio ad avere più coraggio. Il tutto mentre la platea di Napoli riservava un’accoglienza da star a Giuseppe Conte, il premier.

Ma cosa sono oggi i Cinque Stelle. Sono quelli che, insieme a Salvini, ritenevano l’Unione Europea un’avversario oppure sono quelli che, con Giuseppe Conte, flirtavano e flirtano con Angela Merkel e Emmanuel Macron?

Beppe Grillo e la sua ultima provocazione

In politica estera sono quelli che, contro gli Usa di Trump, benedicevano la via della seta con la Cina e riconoscevano il governo di Maduro in Venezuela, oppure sono quelli che oggi hanno riscoperto la vocazione atlantica?

Beppe Grillo può fare tutte le battute che vuole, può farsi annunciare truccato come Joker, può fare finta di bacchettare Di Maio, ma la realtà è che tra il 4 marzo 2018 e le Europee del maggio scorso i Cinque Stelle sul piano elettorale si sono dimezzati, perdendo qualcosa come 6 milioni di voti.

Sono quelli che non governano una sola Regione, sono quelli che esprimono a Roma la sindaca Virginia Raggi e non serve aggiungere altro.

La realtà è che i Cinque Stelle non hanno una classe dirigente, quando arrivano al Governo (di un Comune o dell’Italia) non riescono ad amministrare. Oppure collezionano dei flop clamorosi, come la gestione del reddito di cittadinanza.

Beppe Grillo e Rocco Casalino © Benvegnu’ Guaitoli / Imagoeconomica

Sono quelli che si rivolgono a Rousseau per qualunque cosa e che, quando appaiono in difficoltà, rispolverano provvedimenti da “fumo negli occhi” e niente più. Come il taglio dei vitalizi prima e dei parlamentari adesso. (leggi qui Quelli che si tagliano le palle e sono pure contenti).

Beppe Grillo vuole semplicemente durare al governo per i prossimi tre anni, perché sa che le elezioni anticipate ridimensionerebbero fortemente il Movimento, che oggi ha una dimensione soltanto nazionale. Non si è strutturato sui territori, ha sbeffeggiato la democrazia rappresentativa, ma oggi sopravvive proprio grazie alla democrazia rappresentativa. Quella parlamentare per l’esattezza, che ha consentito il ribaltone di agosto-settembre: via Salvini, dentro Zingaretti. Ma pure Bersani e, soprattutto, Renzi.

Un Movimento che non difende nessuno, che scarica ex ministri come Barbara Lezzi, Giulia Grillo, Elisabetta Trenta, Danilo Toninelli. Che mette all’angolo Alessandro Di Battista, che non si cura di Gianluigi Paragone. Un Movimento per il quale Lega e Pd pari sono. Basta che si sta al governo.

Foto © Imagoeconomica

Il punto non è nascere incendiario e morire pompiere, come canta Ligabue. Questa è l’evoluzione della vita. Il punto è a chi è indirizzato il “vaffa”. Dieci anni fa al Potere. Oggi a chi chiede di mantenere lo spirito delle origini. È vero, i Cinque Stelle non sono più quelli di dieci anni fa. Hanno raggiunto il governo del Paese. Sono come tutti gli altri Partiti. Perfino per quanto riguarda le correnti interne.

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