Guai ai vinti: il referendum condizionerà il voto in Provincia

CORRADO TRENTO per CIOCIARIA EDITORIALE OGGI

L’intreccio è nei fatti: domenica si vota per il referendum costituzionale, che prevede tra le altre cose (qualora dovesse vincere il “sì”) la cancellazione delle Province come enti di rilievo costituzionale. Rimarrebbero come enti di area vasta. Nel caso invece dovesse prevalere il “no”, con ogni probabilità si dovrebbe rimettere mano alla legge Delrio.

Però è evidente anche un’altra cosa: dal momento che per il rinnovo del consiglio provinciale si vota l’otto gennaio, è chiaro che l’onda lunga del risultato referendario ci sarebbe. In ogni caso.

Non si nasconde Simone Costanzo, segretario provinciale del Partito Democratico, che dice: «In questi giorni siamo tutti concentrati sul referendum. Dal 5 dicembre in poi ci concentreremo soltanto sulle provinciali, dove però siamo a buon punto. È chiaro comunque che il risultato del referendum sarà fondamentale ad ogni livello». La pensa allo stesso modo Mario Abbruzzese, consigliere regionale e leader di Forza Italia in provincia di Frosinone. Argomenta: «Dopo il referendum, comunque vada, ci sarà un’altra Italia politica. Non serve a nulla nascondersi dietro un dito. Se a vincere dovesse essere il “no”, allora le Province resterebbero come enti di rilievo costituzionale. E sono disposto a scommettere che ci sarebbe la fila per candidarsi. Non che adesso non ci sia, ma aumenterebbe in progressione geometrica. Così come non sfugge a nessuno che la vittoria del No metterebbe in crisi non soltanto la leadership di Matteo Renzi, ma l’intero Partito Democratico e la maggioranza di governo. Dando slancio al centrodestra e ai Cinque Stelle. In caso contrario, se dovesse affermarsi il Si, il Pd e la maggioranza di centrosinistra si ricompatterebbero e l’onda lunga negativa investirebbe M5S e centrodestra. Naturalmente, però, stiamo lavorando per le provinciali e siamo a buon punto»

Lo schema politico che ha in testa Mario Abbruzzese è quello di un’alleanza che comprenda Forza Italia, Fratelli d’Italia e Noi con Salvini. Senza perdere di vista quello che il consigliere regionale definisce il ‘blocco civico‘. Facendo riferimento naturalmente all’esperienza delle scorse amministrative a Sora ma pure ad Alatri. Per quel che riguarda il Pd, il presidente della Provincia Antonio Pompeo ha preso l’iniziativa per convocare una riunione di area, quella che fa riferimento al senatore Francesco Scalia e al deputato Nazzareno Pilozzi. A dimostrazione che i Democrat si stanno ponendo pure il problema del ragionamento per componenti.

Nei giorni scorsi erano stati Francesco De Angelis e Mauro Buschini ad assumere analoga iniziativa. Il Pd ha cinque uscenti: Massimiliano Quadrini, Maurizio Bondatti (area De Angelis-Buschini), Germano Caperna, Domenico Alfieri (componente Scalia-Pilozzi- Pompeo), Antonio Cinelli (vicino politicamente al segretario Simone Costanzo).

Ma i Dem sono anche impegnati a capire come si evolverà politicamente la lista civica voluta dal Partito Socialista di Gianfranco Schietroma. Nella quale ha annunciato la sua candidatura il consigliere provinciale del Pd Alessandro D’Ambrosio, che fa riferimento al consigliere regionale Marino Fardelli. Simone Costanzo ha già avuto un primo incontro con Fardelli e altri ne seguiranno.

Per quanto riguarda Forza Italia, i consiglieri provinciali uscenti sono Danilo Magliocchetti e Gianluca Quadrini. Poi, nell’ambito della lista del centrodestra, continuano a circolare i nomi di Rossella Chiusaroli (Cassino), Ginevra Bianchini (Ceccano), Enrico Pavia e Roberto Addesse (Alatri), Daniele Natalia (Anagni).

Dopo il referendum il rush finale. Con opposti stati d’animo. Ma bisognerà vedere i ruoli.

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