I renziani si dividono: Guerini studia il patto con Martina. Giachetti rompe

I renziani si dividono. Due terzi della componente valutano la convergenza verso Martina. Guerini ambasciatore. Strappo di Giachetti e Ascani. Renzi da Vespa. Domani Zingaretti e Martina

Gli hanno chiesto di prendere il binocolo ed il sestante: Lorenzo Guerini dovrà verificare se ci sono le condizioni per fare rotta su Maurizio Martina e far convergere sull’ex segretario la flotta renziana rimasta orfana di un capitano da quando Marco Minniti si è ritirato dalla lunga traversata per la conquista della segreteria nazionale Pd. (leggi qui Minniti rinuncia alla candidatura: non si fida dei renziani). La componente ne ha discusso oggi alle 13 nel corso della riunione decisa in fretta ieri e furia sera: quando è stato chiaro che Renzi non sarebbe sceso in campo per la terza volta. Non lo farà perché ora i numeri per vincere non ci sono e Matteo non è uno che corre se sa di non poter arrivare primo. (leggi qui Tutti contro Zingaretti? I renziani decidono oggi alle 13)

Fare rotta su Martina

La proposta di fare rotta su Maurizio Martina è stata avanzata in apertura di lavori da Lorenzo Guerini e dal capogruppo dei senatori renziani Andrea Marcucci. «Al punto in cui siamo arrivati – è stato il concetto – è molto difficile pensare ad una candidatura d’area. Meglio allora convergere su Martina: è quello che tra i candidati ci garantisce la maggiore dose di riformismo interno».

La realtà è anche un’altra: se non ce la può fare Matteo Renzi a fermare Nicola Zingaretti allora nessuno dell’area può riuscirci. E chiunque avesse il coraggio di candidarsi finirebbe per ritrovarsi a fare il parafulmini, rimanendo bruciato da una conta che lo delegittimerebbe anche all’interno della componente.

Il reale obiettivo dei renziani a questo punto è arrestare Nicola Zingaretti in ogni modo. E se fosse impossibile bloccarlo, almeno impedire che stravinca il congresso e diventi Segretario Nazionale del Pd con una larga maggioranza in grado di legittimarlo in pieno. Impedire insomma che possa arrivare a quel 70% che mise il Partito nelle mani di Renzi. 

Per questo l’ipotesi ‘rotta su Martina’ è la più idonea. Un’ipotesi sostenuta nei primi interventi anche da Ettore Rosato, Simona Malpezzi e Alessia Morani.

Evitare il Minniti bis

A cosa servono sestante e binocolo? Lorenzo Guerini dovrà contrattare con gli ambasciatori di Maurizio Martina le condizioni per l’alleanza. Per evitare di ritrovarsi stretti come nella morsa in cui voleva chiuderli Marco Minniti: che pretese un documento nel quale i renziani si impegnassero a non lasciare il Partito dopo il congresso.

Soprattutto Guerini dovrà concordare una rotta in grado di garantire un approdo sicuro alla sua flotta. Potrebbe essere una lista renziana nella quale riunire tutti i candidati d’area: un modo per pesare la componente e farla arrivare in modo compatto all’assemblea nazionale. L’area inoltre potrebbe rivendicare la presidenza dell’assemblea nazionale dal momento che la vice segreteria è stata già opzionata da Matteo Richetti quando ha formalizzato il suo ritiro nelle settimane scorse.

Giachetti e Ascani si candidano

Non tutti sono convinti che la rotta giusta sia questa. Circa un terzo dei partecipanti all’assemblea invece sostiene la necessità di presentare una candidatura d’area. Su questa rotta dell’intrasnigenza sono schierati Roberto Giachetti, Luciano Nobili, Anna Ascani, Andrea Romano, Stefano Ceccanti.

Roberto Giachetti e Anna Ascani hanno rotto gli indugi ed annunciato che si candidano alle primarie del Pd. Lo hanno annunciato nel corso di una diretta su Facebook. Ma i tempi sono molto ristretti. Per presentare le firme c’è tempo fino alle ore 18 di domani.

«Ci sono state persone – ha spiegato Giachetti – che hanno deciso che il progetto politico che ci sta a cuore sia utile provare a declinarlo con un accordo con Martina. Una cosa legittima e che rispetto. Ma contemporaneamente abbiamo pensato che fosse anche giusto che chi di noi non se la sente di farlo in quel modo possa farlo direttamente. Mettendo a disposizione una candidatura che nasce insieme e che andrà avanti in perfetta sintonia e parità. Proviamo a mettere in campo un’altra opzione».

A Porta a Porta e La7

In serata Matteo Renzi ha registrato il suo intervento a Porta a Porta da Bruno Vespa. Per ora esclude di voler fare un Partito tutto suo, si tiene ben a distanza dal dibattito: «Io ho già dato»”, spiega a ‘Porta a porta’. Dove domani saranno protagonisti i due big Nicola Zingaretti Maurizio Martina.

I renziani spiegano  come il piano del senatore fosse proprio quello di arrivare al punto in cui si è oggi: scomporre il quadro, evitare di essere additato come un ‘capo corrente’, arrivare ad una scelta autonoma dell’area, con la prospettiva di staccarsi dal Pd qualora Zingaretti vincesse le primarie.


In serata invece il capogruppo del Pd alla Camera Graziano Delrio è stato da Lilli Gruber ad ‘Otto e mezzo‘ su La7. Dove ha ribadito il suo appoggio a Maurizio Martina. Perché «ha tenuto insieme il Partito in un momento difficile e ha le caratteristiche giuste per valorizzare le diversità all’interno del Pd». Sul ticket Giachetti – Ascani dice di non sapere niente. Con Renzi dice dio non sentirsi da tempo.

E con Zingaretti? «Una differenza con Zingaretti è l’analisi diversa delle cause della sconfitta: lui pensa che sia dovuta all’azione di governo, io credo che questo sia vero solo in parte» ha detto Delrio.

Il Congresso? Per Graziano Delrio «ci sarà un confronto ma non ci sarà più divisione, che è una cosa che ha molto penalizzato il centrosinistra. Se Renzi chiede di non essere coinvolto nelle dinamiche congressuali, crediamogli! Prendiamone atto e facciamo la discussione su chi sono i reali candidati del partito e non occupiamoci dei partiti che non esistono».

Zingaretti nella tana di Grillo

Nicola Zingaretti intanto continua il suo tour. Giovedì sarà nella tana di Beppe Grillo a Genova. Dopo una visita alle zone colpite dalla tragedia del ponte Morandi incontrerà militanti e sostenitori nella ‘Piazza Grande‘ presso l’Auditorium Eugenio Montale del Teatro Carlo Felice. 

In mattinata ha incassato l’appoggio dell’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano. (leggi qui Damiano si ritira: appoggerà Zingaretti

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