La guerra interna contro il Commissario, al Valle del Liri e in Regione

La firma sulle dimissioni l’ha messa venerdì pomeriggio. Al Protocollo della Regione Lazio ci arrivano oggi. Ma una telefonata di cortesia le ha già annunciate al governatore Nicola Zingaretti ed all’assessore alle Infrastrutture Fabio Refrigeri. Il giudice a riposo Raffaele Maria De Lipsis non ha lasciato la guida dei Consorzi di Bonifica della provincia di Frosinone per evitare imbarazzi. Lo ha fatto perché ha capito di essere diventato un bersaglio.

Nominato il 20 dicembre 2016 per realizzare la fusione dei Consorzi Valle del Liri (Cassino), A Sud di Anagni (Anagni), Conca di Sora (Sora), Raffaele Maria De Lipsis si è ritrovato nell’inchiesta che ha colpito i due principali candidati al comune di Trapani (leggi qui ‘Perché De Lipsis è indagato’). Un’intercettazione ha registrato la sua voce mentre dice ad un ex collega di leggere bene le carte nel processo d’appello che coinvolge una società di aliscafi.

Dagli atti emerge che «l’interessamento non ebbe esiti». In pratica, nessuno ha fatto nulla a seguito di quell’intervento. Ma De Lipsis se ne va lo stesso.

Perché ha capito che rischiava di finire nel tritacarne. Sia politico che mediatico. In particolare il primo. Perché in Regione Lazio c’è chi non vedeva l’ora d’averlo fuori dai piedi. Per una serie di motivi.

Il primo. Ora diranno a Nicola Zingaretti ed al suo potentissimo capo di gabinetto Andrea Baldanza che era sbagliata la loro strategia di nominare magistrati nei posti chiave. E che determinati incarichi devono essere appannaggio della politica.

Il secondo. E’ strettamente connesso al primo. Raffaele Maria De Lipsis aveva dimostrato da subito d’essere poco ‘governabile‘. Di fronte alle carte del Valle del Liri che meritavano quantomeno un approfondimento non ha perso tempo: ha mandato tutto alla magistratura contabile. Chiedendo di verificare se fossero regolari i maxi bonus pagati ad alcuni dipendenti per mandarli via e allo stesso tempo l’assunzione di altri personale con cui rimpiazzarli. (leggi qui ‘Il dossier che scotta al Valle del Liri’).

Un fronte, quello della ingovernabilità, sul quale Raffaele Maria De Lipsis era stato equidistante. Si era dimostrato sordo ad ogni possibile suggerimento che arrivasse da Mauro Buschini quanto da Marino Fardelli e da Mario Abbruzzese.  Almeno due dei tre non lo amavano.

Un ulteriore dubbio era sorto nel commissario. E cioè che il terreno, in provincia di Frosinone ma soprattutto a Cassino, fosse minato. Il caso delle pompe con cui alimentare il laghetto di Castrocielo gli avevano fatto sorgere il sospetto che non proprio tutti, all’interno delle strutture, gli fossero fedeli. (leggi qui ‘Le pompe di Ciacciarelli’)

Più prudente togliere il disturbo. E così Raffaele Maria De Lipsis ha fatto.

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