I big dell’auto ad Angela Merkel: ‘Senza componenti italiani non ripartiamo’

Foto © World Economic Forum / Ciaran Mc

Mercedes, Bmw e Volkswagen chiedono ad Angela Merkel un pacchetto di interventi Ue per far uscire dalla crisi l’Automotive. E per farle capire quanto siano legate alla componentistica italiana (molta della provincia di Frosinone, su tutte il gruppo Stirpe) e spagnola hanno fatto capire che non potranno ripartire fino a quando non torneremo prima a produrre noi.

Più convincenti degli economisti, più efficaci dei politologi. È l’industria dell’Automotive tedesca ora a cercare di far ragionare Angela Merkel. E farle capire che è inutile concentrarsi su aiuti specifici per loro; poco efficace anche pensare di estenderli alle singole industrie nazionali in Europa. Mercedes-Daimler, Bmw e Volkswagen sostengono che sarà impossibile rimettere in moto le loro linee di produzione fino a quando le fabbriche di componentistica italiane e spagnole non riapriranno.

L’amministratore delegato di Daimler Ola Källenius. Foto © Spielvogel / Wikimedia Commons

Collegati in video conferenza con la Cancelliera, Ola Kaellenius (amministratore delegato di Daimler), Stefan Hofer (Bmw), Herbert Diess (Ceo di Volkswagen, considerato tra i migliori manager non solo nel mondo automotive) hanno spiegato il loro punto di vista. Senza distinguo, i tre amministratori sono in piena e totale sintonia.

Nel mondo globalizzato di oggi è quasi impossibile scindere le esigenze della Germania da quelle di altri Stati membri Ue. E lo stesso vale per Fca in Italia o Renault in Francia. Le catene di montaggio automobilistiche dipendono dal costante approvvigionamento della componentistica che proviene da varie parti d’Europa.

In concreto, i tre manager hanno spiegato alla Cancelliera Angela Merkel che le auto Daimler, Bmw e Volksvagen hanno assolutamente bisogno delle parti in plastica di qualità e affidabilità garantite fino ad oggi dalla Prima Sole di Maurizio Stirpe con il suo stabilimento di Torrice e gli altri disseminati nel continente; dei cuscinetti a sfera prodotti dallo stabilimento Skf di Cassino; della selleria di qualità cucita da Lear di Cassino; degli interni realizzati da Adler a Cassino; dei quadri elettrici Teleteknica di Castrocielo; dei radiatori Valeo di Ferentino; dalle componenti elettroniche Pcma Magneti Marelli di Paliano; dalle parti sviluppate a Cassino da realtà come Ciem e dalle 11 imprese riunite nel CTM Consorzio Tecnologie Meccaniche.

Il presidente del gruppo industriale Prima Maurizio Stirpe. Foto Federico Proietti

I colossi dell’auto tedesca hanno chiesto ad Angela Merkel di ipotizzare un pacchetto di interventi comunitari. Ricordando anche che l’Automotive rappresenta la colonna portante del manifatturiero in molti Stati: dalla Germania all’Italia, dalla Francia alla Spagna dalla Polonia alla Repubblica Ceca. Facendo ripartire loro riparte l’indotto e a cascata buona parte dell’economia. Per questo sollecitano anche un coordinamento Ue a queste misure anti crisi.

Nella visione dei tre manager, le misure che hanno proposto avrebbero un indubbio vantaggio: inietterebbero subito liquidità nei conti delle aziende di componentistica italiane, consentendogli di evitare il collasso. Il valore della componentistica Automotive italiana messo sulla bilancia commerciale degli scambi Italia – Germania (quanto comprano loro dei nostri componenti e quanto del loro importiamo noi) vale un avanzo di 5 miliardi di euro all’anno che va alle nostre imprese.

Il Ceo del gruppo Volkswagen Herbert_Diess. Foto: Alexander Migl

La qualità e l’affidabilità della componentistica italiana è un elemento fondamentale per l’Automotive tedesca. Quasi tutti gli stabilimenti della provincia di Frosinone sono certificati, lavorano all’interno di schemi che puntano alla Total Quality. La sola Volkswagen ha fatto rilevare che ogni settimana di stop produttivo delle sue linee tedesche, determinato dal lockdown italiano, le costa 2 miliardi di perdite in bilancio.

Proprio questo potrebbe indurre Angela Merkel a ragionare in maniera meno rigida verso l’Italia e la sua richiesta di un piano europeo per contrastare gli effetti determinati dalla pandemia di Coronavirus. Potrebbe aiutarla a capire che siamo tutti sulla stessa barca. E nessuno si salva da solo.

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