I Consigli regionali: trincee per battere il Covid

Mauro Buschini riunisce i presidenti dei Consigli delle Regioni italiane. Che si sono fatte filtro fra il Covid e la gente. Un orgoglio messo in campo durante il confronto con il ministro Boccia.

Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

Filtri fra la storia e la gente. Soprattutto quando la storia è storia inaspettata di dolore, di sofferenza ma anche di riscatto. Un riscatto che per il presidente del Consiglio regionale del Lazio Mauro Buschini porterà le persone fuori dal tunnel del Covid alla fine dell’ultima salita. Quella cioè rappresentata dai rallentamenti imprevisti nella campagna di vaccinazioni.

Quei filtri tra storia e gente sono i Consigli Regionali delle Regioni italiane: sotto lo stimolo della pandemia si sono fatti spugne di informazioni e motori di iniziative. Hanno affinato la loro capacità di fronteggiare questioni complesse, derogare dalla quale sarebbe stato un atto di resa.

Una resa che la Regioni italiane, Buschini e quelli come lui hanno evitato con lo sdegno e la tigna di chi conosce il valore della posta in palio. Vale a dire la salute delle persone e la floridezza dei sistemi complessi in cui esse vivono.

Il meglio è figlio del confronto

Il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia

Queste cose il presidente d’Aula della Pisana le ha dette dove quelle cose fanno gonfiare più il petto. Cioè durante il saluto di apertura della seduta plenaria della Conferenza dei presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome. Summit che si è svolto questa mattina via web nella sede del Consiglio Regionale del Lazio, alla presenza del ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia.

Proprio Boccia ha voluto ringraziare Mauro Buschini nel corso del summit in teleconferenza. Lo ha fatto perché giusto sul terreno del confronto fra Governo e Regioni ha attecchito il meglio delle iniziative per fronteggiare Covid.

Un summit da cui è partito un invito preciso. «I Consigli regionali devono continuare ad essere motori importanti di iniziative e decisioni per battere questo virus. la presenza del ministro Boccia testimonia quel confronto serrato tra il Governo e i rappresentanti dei territori regionali diventato cruciale per la pandemia che stiamo attraversando».

Poi quel concetto a suo modo rivoluzionario: la centralità dei deliberati regionali e degli organi che ad essi soprassiedono. Le parole chiave sono confronto e coordinamento. Cioè due cose che in decentramento di poteri difficilmente funzionano al di là della compiaciuta enunciazione, ma che stavolta hanno fatto eccezione.

La Conferenza, snodo di soluzioni

Il Consiglio regionale del Lazio

«In questo particolare periodo storico il ruolo dei Consigli regionali ha assunto un’importanza centrale. In questo contesto la Conferenza dei presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni rappresenta il luogo naturale del coordinamento e del confronto. Luogo grazie al quale molte decisioni che ogni singolo consigliere regionale ha messo in atto hanno avuto ancora più forza e autorevolezza. Proprio perché frutto della condivisione. Molti provvedimenti legislativi e di indirizzo che la nostra Assemblea ha adottato sono frutto di spunti di riflessione e documenti che provenivano dalla Conferenza».

E Buschini ha voluto ricordare le tappe di quel cammino che ha suo malgrado forgiato la macchina amministrativa dei governi di secondo livello. Di quegli spot cioè che sono filtro fra la storia e la gente. «Il 30 gennaio 2020, con il ricovero della coppia di turisti cinesi all’ospedale Spallanzani di Roma, il Covid 19 diventa una questione anche italiana. Un virus subdolo e invisibile, dalle conseguenze devastanti. Prima di tutto sul fronte sanitario e poi su quello economico e sociale».

Se la speranza si fa certezza

«Tutti gli equilibri su cui si regge il nostro sistema Paese sono stati messi a dura prova. A un anno di distanza da quel primo caso in Italia, oggi possiamo contare su un bagaglio di conoscenze in più. È vero: la pandemia da Coronavirus ci ha tolto molto, forse troppo. Persone care che non ce l’hanno fatta. Poi la ‘normalità’ con cui conducevamo le nostre vite. Inoltre il diritto alla socialità di cui sono stati privati i nostri bambini e ragazzi. E poi le drammatiche ripercussioni sul lavoro, sul tessuto produttivo, la pressione costante sugli ospedali».

Con un pizzico di europeismo che di questi tempi pieni di gargarismi autocratici non guasta. «La pandemia ci ha tolto molto. Tuttavia abbiamo imparato che dobbiamo marciare uniti, se vogliamo sconfiggerla. E adesso che, grazie ai vaccini, siamo arrivati alla fine della salita più ripida».

Ancora poco e poi fuori dal tunnel

Immagine della vaccinazione Foto Pool Nicola Marfisi / Imagoeconomica

«Dobbiamo continuare spediti sulla strada della cooperazione e della solidarietà, internazionale ma anche interregionale. – ha sottolineato Buschini – Dobbiamo fare presto e bene. Credo che una volta risolti i problemi di approvvigionamento che in queste settimane, purtroppo, stanno rallentando la nostra campagna vaccinale – una delle migliori in Europa – potremo dirci, ancora una volta e tutti insieme, fuori dal tunnel».

Poi la chiosa che è appello finale e training autogeno. Nel frattempo, le istituzioni dovranno continuare a fare la loro parte: «C’è ancora tanto da fare. – ha consulto Buschini- Per questo dobbiamo continuare a lavorare con i piedi per terra, rimboccarci le maniche e intervenire dove c’è bisogno».

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