I conti a posto, i bei progetti e i soldi che non ci sono (di L. D’Arpino)

Foto: © Stefano Strani

La Corte dei Conti certifica che Frosinone è l'ottavo migliore Comune in Italia per equilibrio dei conti nella fase di rientri dal debito avviata nel 2013. Ma se siamo sempre in bilico da dove verranno i soldi per realizzare i progetti di cui si parla tutti i giorni. Come l'acquisto del palazzo ex Bankitalia o l'ammodernamento dei Piloni?

Luciano D'Arpino
Luciano D'Arpino

Giornalista, Regista e Autore teatrale, dirige la redazione di Frosinone de 'Il Messaggero'

Luciano D’Arpino per Il Messaggero

Ottaviani ha detto: ottavi in Italia per i conti. Una volta tanto la città di Frosinone è in una top-ten per un fatto positivo. E, giustamente, il sindaco lo ha rimarcato: “Il fatto che la Corte dei Conti – ha esultato – abbia assegnato al Comune di Frosinone l’ottavo posto in Italia tra i migliori enti in riequilibrio finanziario, sotto il profilo della regolarità dei conti e dei pagamenti, risulta un traguardo assolutamente insperato ed impensabile, quando iniziammo, nel 2013, l’attività di messa in sicurezza dei conti, evitando il dissesto del Comune”.

Nella nota si ricorda anche che il dissesto è stato evitato grazie ai grandi sacrifici dei cittadini del capoluogo: sono state infatti razionalizzate (traduci: tagliate) le spese e gli investimenti per far fronte alla manovra di rientro dal debito ereditato nel 2013, che era di 50 milioni di euro.

Ma la situazione delle casse comunali ora è solida o resta ancora a rischio?

Al tono di Ottaviani ha fatto da contrasto quello, infinitamente più cauto, dell’assessore al Bilancio Riccardo Mastrangeli: “Siamo sulla strada giusta, ma ciò non significa che le difficoltà economiche siano terminate – ha spiegato – Se il Governo continua a tagliare i fondi, se antichi debiti pregressi e non previsti debbano poi essere inseriti nella voce fuori bilancio, la virtuosa strada intrapresa non può escludere future e, al momento non prevedibili, crisi finanziarie”.

Calma e gesso, dunque, e niente voli pindarici.

Ma come si spiega allora l’offerta avanzata per acquistare l’ex palazzo della Banca d’Italia per trasformarla nella sede prestigiosa del Comune? Dove trovare i soldi necessari: 1,5 milioni di euro?

Da mesi gli amministratori comunali continuano a ripetere che è cosa fatta ma non spiegano come fare per pagare le rate future. Si continua poi a parlare di riqualificazione dei Piloni di via De Gasperi in maniera generica e dilettantesca, ma si sorvola su quello che ha scritto, nero su bianco, un dirigente comunale: “Appare opportuno evidenziare che, un ipotetico intervento di riqualificazione, ancorché di tipo conservativo (senza inventarsi nulla di che, insomma, ndr) comporterebbe l’impegno di risorse economiche di significativa consistenza, per il cui reperimento, fin da subito occorrerebbe attivarsi”.

Anche qui la domanda, senza risposta, è la stessa: dove prendere i soldi? E stiamo parlando di due progetti che dovrebbero rappresentare due priorità per il rilancio del centro storico.

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