I dieci piccoli indiani del centrodestra

La candidatura a sindaco di Roma sta diventando una palude per una coalizione logorata dalla “guerra” tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Impressionante la lista dei nomi che sono stati “bruciati” e che sono scappati sbattendo la porta. E intanto Virginia Raggi e Carlo Calenda ringraziano e vedono il ballottaggio.

Si sfilano, si nascondono, si evitano, preferiscono parlarsi a distanza. Intanto però i giorni passano e Virginia Raggi (Cinque Stelle) e Carlo Calenda (Azione) continuano la loro perenne campagna elettorale nei quartieri e nelle periferie. E anche Roberto Gualtieri (Pd) si è messo in moto. Il centrodestra invece è fermo, paralizzato dallo scontro a distanza tra il Capitano della lega Matteo Salvini e la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. Quanto sta succedendo per la presidenza del Copasir è indicativo: dopo mesi di colpi bassi e scontri, la situazione si sblocca. Il designato alla presidenza è Adolfo Urso (Fratelli d’Italia). Tutto bene? No. Veto di Salvini: Urso è filo Iran, non va bene.

Via più veloci della luce

Fabio Rampelli, Giorgia Meloni, Chiara Colosimo, Guido Bertolaso

In queste condizioni la candidatura a sindaco di Roma si complica al punto che chiunque venga designato scappa via a gambe levate. È il caso dell’ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, che ha sbattuto la porta con una tale forza che un pezzo di centrodestra è venuto giù. Non ha mai superato il veto iniziale di Giorgia  Meloni. Hanno provato  a chiederlo all’ex ministro Giulia Bongiorno. Via alla velocità di… Goldrake.

Sono riaffiorati i nomi che vanno bene sempre. A cominciare dal senatore Maurizio Gasparri e dall’attuale coordinatore nazionale di Forza Italia Antonio Tajani, già candidato sindaco nel 2001 e sconfitto al ballottaggio da Walter Veltroni. Anche lui, Tajani, si è affrettato a defilarsi.

Il toto nomi è più che mai aperto, ma ha già “bruciato” diversi esponenti di un certo rilievo. Dall’ex magistrato Simonetta Matone, oggi consigliera di fiducia della Sapienza, al giornalista ed ex deputato del M5S Emilio Carelli. Tra le opzioni pure Enrico Michetti, direttore della Gazzetta Amministrativa. Pare che non sia tramontata l’opzione del manager Andrea Abodi proposto da Fratelli d’Italia. Pressato  per mesi anche il presidente della Croce Rossa, Francesco Rocca. L’uomo che piace molto, e da sempre, a Fratelli d’Italia.

Partita Doppia

Carlo Calenda (Foto: leonardo Puccini / Imagoeconomica)

Il fatto è che la partita è doppia, nel senso che chi indica il candidato sindaco di Roma, poi dovrà effettuare un passo indietro per quello alla Regione, nel 2023. La realtà è che il centrodestra è in uno stallo forte. Neppure il nome del consigliere regionale Chiara Colosimo (Fratelli d’Italia) è stato più tenuto in considerazione. In questo modo si sta trasmettendo la sensazione di una debolezza sul piano della proposta governativa e anche dell’indicazione della classe dirigente. Se il centrodestra perde a Roma, subirà una battuta d’arresto notevole.

Intanto però Virginia Raggi e Carlo Calenda ringraziano le titubanze e le notti da lunghi coltelli delle coalizioni maggiori. Entrambi vedono il ballottaggio.

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