I giovani tra crisi e paure. E il fattore indifferenza (di C. Trento)

I dati sull'Emigrazione dicono che tanti giovani lascia o questo territorio. Laureati o addirittura ancora studenti, in cerca di un futuro che qui non c'è. l'Its Meccatronico ed il rifacimento della via industriale per Anagni sono solo lampi nel buio. Mancano in agenda i veri temi: la digitalizzazione reale ed il futuro dello stabilimento Fca Cassino Plant

Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Secondo una classifica elaborata dalla piattaforma Truenumbers (su dati Istat) in provincia di Frosinone il tasso di emigrazione all’estero è basso: 1,22 ogni 1.000 abitanti. Un dato che comprende tutte le fasce di età, ma che riguarda anche i giovani. E questo colpisce. Perché in Ciociaria non ci sono molte opportunità di lavoro e di futuro.

L’intera classifica, comunque, evidenzia che non è affatto vero che a cercare fortuna all’estero sono soprattutto i meridionali. Le province con i numeri più alti risultato essere infatti Imperia e Bolzano. Magari non è un caso che siano vicine a dei confini.

Al di là delle statistiche e dei limiti delle stesse, però, vale la pena fare delle considerazioni. Intanto molti ragazzi vanno via ogni anno da questa provincia, per motivi di studio o di lavoro. Li vediamo, ognuno di noi ne conosce molti. Poi magari è positivo che i giovani siano legati alle proprie radici, ma il rischio è quello di precludersi un futuro che da queste parti è complicato immaginare.

La parola chiave è prospettiva, che, diciamolo francamente, non si vede. Al punto che viene il dubbio che a funzionare in questo territorio sia soprattutto il fattore “mamma ciociara”, cioè quel legame affettivo quasi magico che una famiglia riesce a trasmettere ai propri figli. In termini di protezione e di amore.

Perché per il resto tutte le altre condizioni non ci sono. A cominciare dal lavoro. Nonostante impercettibili miglioramenti che riguardano il livello nazionale e regionale, il tasso di disoccupazione della provincia di Frosinone resta il più basso del Lazio. Questa è la realtà.

Ma quello che più colpisce sono i sentimenti di rassegnazione e di apatia che soffocano questa provincia, incapace sia di scatti che di indignazione. In una logica da “finché la barca, va lasciala andare”. Il fatto è che la barca non affonda, va alla deriva. È come se ci fosse una sorta di inno alla decrescita felice. Che è un assurdo.

Due lampi nel buio E il ciclo dell’eterno ritorno del nulla

Qualche giorno fa il vicepresidente nazionale di Confindustria Maurizio Stirpe ha presentato il primo corso Its Meccatronico del Lazio. Un’iniziativa concreta non solo per promuovere l’occupazione, ma anche per legare la stessa al mondo del sapere e delle aziende.

Poi c’è stata la consegna dei lavori che porteranno al rifacimento del manto stradale, e non solo, dell’asse viario di collegamento tra la strada provinciale Morolense con la strada comunale di Anagni località Paduni-Selciatella. Un’iniziativa targata Consorzio Asi, guidato da Francesco De Angelis. Un intervento atteso da anni per migliorare la viabilità del “cuore”dell’area industriale della parte nord della Ciociaria.

Una viabilità a pezzi, che rappresenta un controsenso se pensiamo che invece si tratta di un fattore fondamentale per consentire alle nostre imprese (quelle rimaste) di poter essere competitive. Due iniziative lodevoli, ma che purtroppo rappresentano delle gocce nell’oceano.

Per il resto, fateci caso, si propongono ciclicamente argomenti senza mai risolverli però. A cominciare dalla bonifica della Valle del Sacco, fondamentale sia sul piano ambientale ma anche per consentire alle imprese di poter investire. I costi per il risanamento sono proibitivi per qualunque realtà privata.

Per non parlare dei tempi. L’onorevole Ilaria Fontana (Cinque Stelle) ha avuto il merito di rendere nota la risposta del Ministero all’interrogazione sulle modalità di bonifica dell’ex discarica di via Le Lame a Frosinone, una bomba ecologica non disinnescata. L’area fa parte del Sin. Da quella risposta emerge chiaramente che i tempi saranno lunghissimi. Non prima del 31 dicembre 2023. Se tutto andrà bene.

Per il resto, ogni due mesi, ricomincia il giro degli argomenti sui quali si concentrano prese di posizione e comunicati stampa: dall’area di crisi al progetto Grande capoluogo. Senza minimamente accennare a realtà come il fatto che gli obiettivi dell’Agenda digitale sono distanti anni luce. Sulla banda ultra larga la provincia di Frosinone è molto indietro e continuerà ad esserlo anche per il futuro prossimo. Una leggera crescita è prevista soltanto nel 2021. Allo stesso modo nessuno si pone davvero il problema del futuro dello stabilimento Fca di Piedimonte San Germano, l’architrave di quel che resta dell’economia del territorio. I dati dell’Alfa Romeo sono in caduta libera e mentre altrove arrivano gli investimenti, dalle nostre parti nulla.

Ma di questi temi si parla solo nei comunicati stampa.

La classe politica non riesce a cogliere né speranze né ansie

In molti Paesi europei l’emigrazione preoccupa più dell’immigrazione. Dovremmo cominciare a porcelo anche noi questo problema. Perché qualcosa di profondo si sta muovendo nelle profondità del tessuto sociale del Paese, anche e soprattutto in Ciociaria.

Dove la crisi è stata e resta pesantissima. Dove però si è fermato pure l’ascensore sociale: chi nasce operaio resta operaio. Ma anche chi intraprende altri percorsi, ad un certo punto è costretto a fermarsi. Per l’impossibilità di andare oltre.

Veniamo da anni di opportunità con il contagocce e malpagate. È chiaro che tutto questo ha scavato un solco profondo, incolmabile per certi versi. Non è neppure un caso che Frosinone, in termini percentuali, sia il capoluogo di provincia laziale con più percettori del reddito di cittadinanza tra i disoccupati (7,82%).

Un altro segnale del disagio economico e sociale di una provincia diventata periferica. Una provincia, tanto per fare un esempio, rimasta ancora fuori dalla partita dei ministeri e dei sottosegretariati. Eppure le poltrone a disposizione non erano poche. Anzi.

Va avanti così da anni. Senza reazione alcuna da parte di una politica che preferisce mettere la testa nella sabbia. Senza vedere che intere generazioni non fanno in tempo a sognare “quando sarò grande”che si ritrovano a sospirare… “quando ero giovane”.

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