I misteri della riunione al Fornaci: opere pagate e sparite

Una gigantesca caciara con cui tutto è finito in secondo piano. Le accuse dei sindaci, le opere non realizzate, i soldi riscossi fino in fondo per farle. Ma anche i calcoli fatti dalle associazioni, le bollette riscosse due volte, i costi moltiplicati in appena due anni. Di tutto questo è rimasto ben poco sulle cronache dei giornali. Il grande caos scoppiato giovedì scorso al Multisala Sisto duramente la riunione convocata dalla Camera di Commercio per parlare di Acea ha spazzato tutto dalle prime pagine. Tutto trascinato via grazie alla storia del tentativo di portare giù dal palco, con la forza di due guardie private, il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani. (Leggi qui la cronaca della giornata al Sisto). Un caos che ha funzionato come una micidiale arma di distrazione. E cancellazione.

Bollette si ma lavori no
Fino a quel momento non c’erano state le solite lamentele su perdite e riparazioni in ritardo. Una delle più interessanti rimasta senza risposta è quella sollevata dai rappresentanti del Comune di San Donato Valcomino.

La storia è questa. L’assemblea dei sindaci ha approvato da tempo il piano finanziario 2014-2017: è il documento in base al quale viene stabilito quanto paghiamo l’acqua e la depurazione, cosa deve realizzare Acea con i soldi incassati dalle bollette. In quel piano finanziario erano codificate tutta una serie di opere. Ma quegli acquedotti, quelle condotte e quei depuratori non si sono visti. Ad essere precisi: non tutti si sono visti, qualcosa è stato fatto. Manca tutta la parte più succosa. E costosa.

Strano: siamo quasi al 2017 e Acea ha già incassato le bollette 2014 – 2015 – 2016. Nelle somme riscosse c’erano pure le quote per pagare i lavori. I cantieri, in teoria dovevano essere in fase di ultimazione. Ma non sono partiti. Nel Comune di San Donato Val di Comino era prevista la realizzazione di un depuratore intercomunale. Doveva sostituire quelli non funzionanti, individuati dall’Arpa Lazio.

La somma prevista dal piano finanziario, per la realizzazione di quel depuratore, era stata stabilita in 4 milioni e 275mila euro. E di quel depuratore non c’è traccia. Ma doveva essere in fase di avanzata esecuzione.

Una spiegazione Acea la fornisce. Sta tra le risposte date alle contestazioni fatte dai sindaci nello scorso febbraio, quando è stato avviato l’iter che potrebbe culminare con la risoluzione del contratto. Acea sostiene che la colpa è… dei sindaci. Il gestore – dice – vorrebbe far partire i lavori ma i Comuni non hanno ancora provveduto né ad autorizzarli né a fare tutti gli espropri.

Fin qui è tutto chiaro. La questione si complica quando si scopre il piccolo paradosso portato giovedì in assemblea da Mario Antonellis per il Comune di San Donato. «Paraddossalmente e nonostante tutto, il depuratore viene ripresentato come opera da rifinanziare nel nuovo piano futuribile, quello relativo al 2016-2017». In pratica: per tre anni Acera ha riscosso i soldi per fare il depuratore, non lo ha costruito, ora chiede di nuovo i soldi per rifinanziare tutta l’opera. «Nel piano relativo al 2016-2019 – ha detto giovedì al Fornaci Antonellis – il depuratore e le opere connesse, non solo vengono ripresentati. Ma il quadro economico di spesa prevede un costo che nel frattempo è lievitato a oltre 8 milioni e 800mila euro».

Cosa ci vuole fare: la vita costa signora mia, certi prezzi al giorno d’oggi, qui aumenta tutto.

Ma c’è di piu. Il Comune di San Donato ha segnalato tutto all’organo tecnico deputato al controllo di tutte queste opere. Non ha ricevuto risposta. Nel corso della riunione del 17 al Fornaci lo stesso Mario Antonellis ha rinnovato la richiesta di chiarimenti. Questa volta, direttamente all’ingegner Paolo Saccani, finora presidente esecutivo di Acea Ato 5 e tra poco solo consigliere d’amministrazione. Ma nella confusione del momento, tra sindaci che stavano per essere presi di peso, minacce di gonfiare di botte, controminacce di «spaccare il culo» (sic), si sarà dimenticato.

Le bollette doppie
Altro quesito rimasto appeso per lo stesso motivo è quello sollevato dall’associazione di consumatori Codici. Ha fatto notare che nelle sue richieste depositate all’Autorità per l’Energia, Acea sostiene di avere diritto a circa 77 milioni di euro. Sono i soldi con cui pareggiare i costi in più che il gestore ha dovuto affrontare nel corso della gestione.

Tra questi costi non previsti ci sono bollette per alcune decine di milioni di euro. Quindi: il cittadino non paga, la sua bolletta finisce l’anno dopo sulle bollette che vengono pagate dagli altri cittadini. Lo prevede la legge. Fin qui tutto chiaro.

Non è più chiaro nel momento in cui Codici fa notare che Acesa ha tirato i giù dal letto il ministro delle Finanze e si è fatta fare in decreto tagliato e cucito su misura. (Leggi qui E qui il seguito). Il decreto prevede che le bollette dell’acqua non pagate possono essere girate direttamente ad Equitalia per avviare la riscossione coatta.

Quindi, sospetta Codici: Acea recupera le bollette non pagate spalmandole sulle bollette degli altri utenti (attraverso i conguagli). E poi avvia l’iter per il recupero facendosi pagare le bollette dai morosi attraverso Acea. Ma così non si fa pagare due volte?

Non solo. C’è anche un’altra questione. La somma infilata da Acea nella richiesta all’Authority a titoli di recupero dei morosi, per i sindaci è gonfiata. In che modo? Se io non pago sono un moroso. Ma se io faccio ricorso contro la bolletta, non sono moroso anche se non l’ho pagata. Se siamo in tanti a contestare la bolletta allora forse c’è un problema. Ma Acea – è stato fatto notare nell’assemblea – ha messo tutto nello stesso calderone classificandoli come morosi. E chiedendo all’Autohority tutti gli importi, compresi quelli delle bollette contestate.

Le bollette della corrente
È’ il caso sollevato dal vice sindaco di Arnara Adriano Roma. Ha sostenuto che in un anno la spesa per la corrente elettrica è aumentata di 4,5 milioni. Eppure non sono state attivate così tante utenze da giustificare un aumento simile. Cosa è successo? Semplicemente che Acea – e nulla glielo vieta, pertanto è una cosa legittima – ha cambiato gestore, passando ad uno che gli costa di più. Tanto poi il costo finale va a finire in bolletta. «E, non vorrei malignare, mi sembra che Acea attraverso Areti, sia un fornitore di energia elettrica. Se è così, Acea compra la corrente da Acea e la paga di più, scaricando tutto sulla bolletta che tanto pagano i cittadini».

Altro quesito che – in assemblea – non si è avuto il tempo di affrontare. Colpa del caos che si è scatenato. Manco l’avessero fatto apposta.

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