I moderati scomparsi, l’ipotesi Draghi e la tentazione di Zingaretti

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Carlo Calenda, Matteo Renzi, Giovanni Toti: quelli che vorrebbero ma non possono. Matteo Salvini prepara una campagna elettorale da “vittima” dopo aver fatto il bello e cattivo tempo al Governo. Il leader del Pd deve entrare nel ruolo, evitando che in televisione vada sempre e solo Paolo Gentiloni.

Carlo Calenda vuole fare un Partito dei moderati, di stampo liberale e liberista.  Ma intanto resta nel Partito Democratico di Nicola Zingaretti. Matteo Renzi è ancora convinto che aveva ragione lui: sul referendum costituzionale,  sul Jobs Act, sull’impostazione della disastrosa campagna elettorale del 4 marzo 2018. Perfino della necessità di abolire l’articolo 18, il provvedimento più devastante per l’intera sinistra italiana. Pure lui vorrebbe fare un Partito suo, di moderati naturalmente. In realtà rimane nel Partito Democratico.

Giovanni Toti pensava fosse amore (il grande partito dei moderati all’interno del centrodestra). Invece ha scoperto (rallegrandosene) che era un calesse, sul quale accomodarsi (insieme a Mara Carfagna) per provare semplicemente a portare Forza Italia all’ennesimo congresso nazionale annunciato. Ma che fine hanno fatto i moderati in questo Paese? Semplicemente sono sopravanzati dallo strapotere della Lega di Matteo Salvini, ormai attestata stabilmente oltre il 34%.

Il Movimento Cinque Stelle, poi, tutto è meno che moderato. Adesso però è alle prese con una guerra intestina che avrà i suoi effetti. Alessandro Di Battista attacca Matteo Salvini ma guarda al posto di Luigi Di Maio, il capo dimezzato dopo le ultime elezioni. Il capo picconato dal presidente della Camera Roberto Fico, il capo che continua a difendere provvedimenti che stanno costando all’Italia una procedura d’infrazione che relegherà il Paese ai livelli della Grecia.

Si è reso conto Di Maio che la Spagna ci ha sorpassato nel “trio che conta”? Dove gli altri due paese sonola Germania e la Francia. Alessandro Di Battista sa che la leadership di Di Maio non è più riconosciuta dalla base, dai militanti, ma soprattutto da Davide Casaleggio e da Beppe Grillo. I Cinque Stelle alle prossime elezioni dovranno soltanto “resistere”. Con Di Maio è impossibile, con Di Battista si può provare.

Neppure Giorgia Meloni guida un partito di moderati. Anzi. Fratelli d’Italia è l’ala Destra di una coalizione monopolizzata dalla Lega. Non ci saranno spazi per i moderati. Men che meno per Berlusconi. Neppure per una Forza Italia con il volto di Toti o Carfagna.

E il centrosinistra di Nicola Zingaretti avrebbe bisogno di più coraggio per riprendere il filo con il centrosinistra, con i sindacati, con quelle fasce di popolazione che sopportano ogni giorno i disagi della povertà e dell’emergenza.

Però sarà Matteo Salvini a decidere tempi e modi della campagna elettorale. Sul tavolo c’è un’ipotesi in particolare: staccare la spina al Governo e lasciare che sia un Gabinetto tecnico, magari guidato da Mario Draghi, a fare la Finanziaria più dura che l’Italia abbia mai dovuto effettuare: tasse, tagli, aumento dell’Iva e tutto il resto. Per rimettere a posto conti pubblici scassati nei 40 anni precedenti, ma ancora più peggiorati dalle misure penta leghiste del reddito di cittadinanza e di quota 100.

Matteo Salvini potrebbe gridare all’Europa matrigna e alle misure lacrime e sangue per affamare il Paese. Non sarebbe così, ma guadagnerebbe altri voti per le prossime elezioni. Nicola Zingaretti non ha alternative: deve rispondere subito e deve rispondere lui. Non lasciare che in televisione vada sempre Paolo Gentiloni. Gli italiani non hanno votato quel Governo il 4 marzo 2018.

Zingaretti entri definitivamente nel ruolo: è lui il segretario del Pd. E’ lui che deve dare la linea del Partito. Anche a costo di perdere qualche pezzo. Anche perché a chi chiederebbero di sostenere un eventuale governo Draghi? Ad una parte dei Cinque Stelle, a Forza Italia e al Partito Democratico. E se Zingaretti dicesse no, accelerando per elezioni anticipate togliendo a Salvini l’arma dell’Europa cattiva?

Beh, questo sì che non sarebbe moderato.

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