I No dei ‘quaquaraquà’ ed i silenzi degli omminicchi

Troppi No senza senso hanno fatto perdere grandi occasioni alla provincia. La gente spesso ha fatto bene a pronunciarli. Male invece hanno fatto i quaquaraquà che li hanno spinti. Ci siamo giocati il teleriscaldamento, abbiamo rischiato la Tav, il nostro futuro industriale è in bilico. I No sono un pericolo se non c'è un confronto. Che la politica non ha il coraggio di affrontare. Perché non è autorevole.

Giuravano che i ponti dei cellulari ci avrebbero fatto venire il tumore al cervello. Ne erano talmente convinti da scendere in piazza e protestare, circondando le macchine dei tecnici che andavano a fare la manutenzione su tralicci. Poi però se devono chiamare a casa per dire di buttare la pasta non entrano in una cabina tenendo il gettone in mano: usano lo smartphone che funziona agganciando quel ponte.

Con altrettanta convinzione dicevano che il Treno ad Alta Velocità avrebbe inquinato, distrutto, deturpato. Ma se devono spostarsi in fretta da una parte all’altra dell’Italia non ci vanno né in mongolfiera né in triciclo. Fanno il biglietto per il Frecciarossa o per Italo.

Sono gli stessi che qualche anno fa assediarono il palazzo della Provincia a Frosinone impiccando un manichino che rappresentava l’allora presidente Francesco Scalia, accusandolo di voler trasformare San Vittore del Lazio in un’immensa città dei rifiuti dove tutti sarebbero morti o per la puzza o per le polveri immesse dal termovalorizzatore. Va da sé che in paese non si circola tenendo la maschera antigas calata sul volto né si stramazza al suolo con i bronchi otturati.

Le grandi occasioni perdute

Il termovalorizzatore di San Vittore del Lazio

Un effetto però lo hanno ottenuto: circa 50mila persone, a causa di quei No, sono costrette ancora oggi a scaldare le loro case usando una caldaia a gas che immette fumi nell’atmosfera avvelenandola. Invece avrebbero potuto avere il riscaldamento praticamente gratis, come a Brescia o a Vienna e tutte le grandi città europee grazie al Teleriscaldamento cioè le pompe di calore che usano i vapori generati dall’impianto mentre produce elettricità. Rivelazione fatta dal già magnifico rettore Paolo Vigo. (Leggi qui Paolo Vigo: “Tutte le sfide che ho perso e con me l’intero territorio“).

È solo uno degli esempi delle grandi occasioni perse da questo territorio per colpa di una minoranza che dice No. E lo fa solo per ritagliarsi un ruolo. Che altrimenti non avrebbe. Perché se non ci fossero state scelte coraggiose qui saremmo ancora oggi con i lavatoi in pietra e le candele.

È stato detto No praticamente a tutto. Ad ogni forma di sviluppo, ogni forma di crescita, ogni forma di modernità. Ma allo stesso tempo ne vogliamo i benefici. No ai tralicci per i telefoni ma guai se non c’è linea e non possiamo farci i fatti degli altri su Facebook. No alla Tav ma nove ore in macchina per vedere l’esame di laurea dei figli a Milano non le fa nessuno. E poi No al teleriscaldamento così come era no alla Saf (che per vent’anni ci ha salvato dal caos rifiuti).

No al centro divertimenti di Bosco Faito (e lì un senso logico almeno c’era) ma anche no al metano green (e Tavares ci ha già detto che a questi prezzi, le macchine non gli conviene farle a Cassino). No all’aeroporto a Frosinone e no alle nuove fabbriche: perché inquinano, perché passano i camion, perché puzzano e fanno rumore: però se ci va a lavorare mio figlio, mio marito o tutt’e due va bene.

Fanno bene a dire No

Foto: Can Stock Photo / Elnur

Qui una cosa deve essere chiara: la gente fa bene a dire no. Per due motivi: il primo lo ha spiegato in maniera magistrale nelle ore scorse il nostro Marco Barzelli. La gente dice No a ciò che non conosce, dice no per diffidenza, dice no perché le cose non gli vengono spiegate bene. E se la gente non ci vede chiaro fa bene a dire no. Poi però se fosse un no a tempo, per informarsi e capire, avrebbe tutto altro senso. (Leggi qui L’allarme da Firenze, la lezione da Anagni e Roccasecca).

Il secondo motivo: la gente dice No perché questo territorio troppe volte è stato preso in giro. Da criminali senza scrupoli che hanno fatto i loro sporchi interessi lasciando qui i loro veleni. Ma non è questo un motivo per dire No. Altrimenti si commette lo stesso suicidio che ha compiuto Roma dicendo No alle Olimpiadi. Se i Giochi Olimpici sono buoni perché portano sviluppo e miliardi in opere da realizzare allora si deve dire Si ma a condizione che le cose vengano fatte bene, altrimenti diventa automaticamente No.

La politica senza autorevolezza

Il vero problema è che qui manca il coraggio della politica. Sono pochi ad avere il coraggio di metterci la faccia. Qual è la posizione del Partito Democratico sui grandi temi di sviluppo della provincia di Frosinone per i prossimi anni? Il centrosinistra è a favore della Circular Economy o no (e per essere chiari, l’economia fatta trasformando ciò che è già stato usato, rendndolo nuova materia)? Se la risposta è No allora il Pd deve dirci cosa ha da spartire con il Partito che sostiene Mario Draghi al Governo e mette buona parte delle risorse del Recovery proprio su questo tema.

Allo stesso modo qual è la posizione della Lega rappresentata in provincia di Frosinone dal sindaco leghista Nicola Ottaviani, sugli stessi temi? Perché il leader leghista Matteo Salvini ha detto con chiarezza che 34 impianti sono indispensabili da Roma in giù tra termovalorizzatori e impianti per il bio metano. Allora perché il Comune di Frosinone dice No all’impianto che la Maestrale vuole realizzare sul suo territorio?

Ilaria Fontana (Foto: Alessia Mastropietro / Imagoeconomica)

Dove stanno le soluzioni alternative che da anni ci avevano promesso i nostri politici del Movimento 5 Stelle? E perché non le hanno realizzate a Roma, dove governano loro e dove c’è così tanto bisogno di una risposta all’emergenza rifiuti? Perché se avessero mantenuto le promesse ora Frosinone avrebbe ancora una discarica con capienza per altri tre anni almeno. A furia di dire No, ci abbiamo rimesso noi che tra poco dovremo farci una nuova discarica.

I No senza fondamento

I No hanno fatto perdere un mucchio di tempo a questo territorio.

Perché nessuna associazione Ambientalista ha chiesto i verbali dell’ultima seduta del Consiglio Comunale di Anagni e non li ha consegnati ad una Procura della Repubblica? Il sindaco ha detto che in ben 8 casi l’Arpa (l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, non un fesso qualsiasi) ha effettuato i test sui terreni dove altrettanti imprenditori hanno avuto il coraggio di investire. Ma non hanno trovato nessuno dei veleni per i quali è stato detto No qualche anno fa bloccando lo sviluppo di tutto un comprensorio. (Leggi qui Le balle sui veleni nella Valle del Sacco).

Troppe volte sono No da quacquaraqà, per darsi un tono ed un ruolo. E fanno rumore perché nessuno replica, nessuno ribatte. Soprattutto una politica che non ha più il coraggio delle scelte, non ha più l’autorevolezza per parlare con la gente e farsi credere.

Il Consiglio Comunale di Anagni

Quell’autorevolezza che invece un sindacalista del calibro di Mauro Piscitelli ha avuto il coraggio di mostrare davanti a tutti, in pieno consiglio comunale qualche giorno fa, puntando il dito contro alcune delle associazioni dalle quali venivano i No e denunciando che si tratta di associazioni finte. (leggi qui Top e Flop, i protagonisti del giorno: 24 giugno 2021)

Se nessuno si assume il coraggio delle proprie responsabilità questo territorio rischia di perdere altri treni. E ne ha persi troppi. Per colpa di troppi No.

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