I silenzi imbarazzanti sul futuro di Fca Cassino Plant

I nuovi dati di mercato di Alfa Romeo e del Gruppo Fca pongono seri interrogativi sul futuro dello stabilimento Cassino Plant. Manca la mission all'interno del nuovo schema. Gli allarmi ignorati dalla politica

A Monaco di Baviera sono soddisfatti. Hanno appena messo su strada e sulle copertine dei giornali la strepitosa Bmw Serie 8. È un gioiellino da far venire la bava sul lato della bocca degli intenditori: coupé di lusso con finiture di pregio e tratti raffinati sotto i quali romba un propulsore per prestazioni superbe. In Italia una risposta non c’è. Il polo del lusso Alfa Romeo – Maserati ideato da Sergio Marchionne per affrontare le sfide sul fronte della The 8 di Bmw ormai è solo un ricordo.

Cassino ai margini

È una notizia drammatica. Non tanto per i volumi d’affari che vengono sviluppati oggi attraverso i modelli prodotti a Cassino Plant. Lo è soprattutto per le prospettive: che non si conoscono. I progetti sono fermi a Giulia (che ormai il suo tempo lo ha fatto) e Stelvio (che potrà reggere così ancora per poco). Sono progetti che risalgono ancora all’epoca di Sergio Marchionne. Ed a lì siamo rimasti.

Il mercato Usa e quello cinese dovevano essere la nostra salvezza. In Cina sono emersi problemi: il governo Conte ha incontrato il primo ministro di Pechino ed ha risolto il problema d’un paio di container con le arance ma non quello di Alfa Romeo Cassino e le sue produzioni bloccate in Oriente.

In Usa ormai il calo è evidente. Lo testimoniano i volumi di vendita declinati un paio di giorni fa dagli Stati Uniti. Dopo il calo del Primo Trimestre (-26% di Giulia e Stelvio vendute rispetto al 2018) ad aprile le immatricolazioni sono state solo 1.584, con un calo del 14% rispetto allo scorso anno.

Al termine dei primi quattro mesi del 2019, con questo nuovo aggiornamento, le immatricolazioni per Alfa Romeo negli USA raggiungono un totale di 5.870 unità vendute, un dato che si traduce in un calo percentuale del 23%: l’anno scorso le immatricolazioni furono quasi 7400.

Stelvio tiene il fronte con 811 registrazioni, ovvero il 16% in più rispetto al 2018. Male Giulia che scende del 34%.

La piramide fragile

I dati non vanno letti fermandosi alle cifre. Se si vuole capire la drammaticità della situazione di Cassino è necessario comprendere che oggi Fca è come una piramide che poggia le sue basi sul mercato negli Stati Uniti d’America.

Fu una delle ultime, straordinarie, efficaci intuizioni di Sergio Marchionne. Fu il primo a vedere che il mercato delle utilitarie non sarebbe stato redditizio. Ed ordinò la fine della Punto. Puntò sui suv, su Jeep e Ram. La piramide oggi si sta tenendo in piedi soprattutto grazie a quella visione strategica.

I numeri poi dicono che in Cina tutto è fermo tranne le arance del Governo. Il Brasile e l’Argentina non sono più una nostra esclusiva come invece lo sono state a lungo per Fiat. L’altro punto di appoggio era l’Italia con l’Europa: qui però Alfa Romeo e Maserati hanno quasi dimezzato le vendite.

Senza il polo

In pratica, il “polo del lusso” è un progetto accantonato. Come si era intuito con le nomine fatte ad ottobre per affrontare il dopo Marchionne. Si era passati da un unico manager per entrambi i brand ad uno sdoppiamento tra Alfa e Maserati. (e noi… ve lo avevamo detto I piani per Cassino Plant con l’arrivo di Gorlier al timone Fca in Europa)

Oggi, con il lancio di The8 e l’assenza di un progetto in cantiere targato Fca è ufficiale la rinuncia a competere con Mercedes, Bmw, Audi.

Ci può stare. ma allora il progetto qual è? Se Cassino Plant doveva essere la factory super tecnologica dalla quale sfornare questi gioiellini ora quella sarà la sua mission? Il nuovo mini suv Alfa, il Tonale, verrà prodotto nello stabilimento caro al ministro del Lavoro Luigi Di Maio: Cassino che ruolo strategico avrà nello scacchiere della produzione?

La visione non globale

L’impressione è che stia venendo a mancare per Cassino Plant il ruolo all’interno di una visione globale di sistema. Quella che aveva Sergio Marchionne. E che non sembra avere il suo successore Mike Manley, giudicato dagli esperti un ottimo amministratore di prodotto ma non un manager globale alla Marchionne. In pratica: ha fatto cose straordinarie con Jeep e Ram ma la visione d’insieme?

Non si vedono gli schemi di gioco che coinvolgono tutto il campo. Non è chiara la strategia d’insieme che va dallo stabilimento di Tichy in Polonia a quello in Brasile. E infatti gli indicatori di mercato sono tiepidi.

In assenza di questa chiara e ben definita visione d’insieme diventa fumoso anche il futuro di Cassino Plant. Il cui presente è fatto solo di cassa integrazione. E – cosa ancora più allarmante – di imbarazzanti silenzi.

E noi… ve lo avevamo detto

Tutte le analisi e le previsioni finora pubblicate su queste pagine si sono drammaticamente rivelate vere. Come quella fatta a novembre quando avvertimmo che Fca Cassino si stava per infilare in un tunnel buio del quale non si vedeva con chiarezza l’uscita (leggi qui Il guru della Bocconi che ha predetto la crisi di Fca Cassino). E quella fatta a gennaio in cui mettevamo in evidenza tutti i limiti del futuro dello stabilimento di Cassino se Fca avesse proseguito con l’attuale progetto (leggi qui Perché Fca rischia di lasciare il deserto a Cassino).

Allo stesso modo si è rivelata azzeccata anche la previsione fatta a febbraio: ora Fca è un gruppo che ha negli USA la base dei suoi interessi e dei suoi investimenti: Cassino Plant è sempre più lontano e marginale (leggi qui Fca, i numeri confermano: ipotesi di un futuro Usa e meno Europeo). Non solo: avevano ragione i sindacati a prevedere il rallentamento che oggi stiamo affrontando (leggi qui Maledetta Ecotassa: «In Fca ora c’è il rischio di licenziamenti»)

A stupire è il silenzio dei parlamentari eletti sul territorio. Non una parola né un’iniziativa. Anzi: l’approccio al problema è lo stesso che si sta usando da un anno a questa parte per tutti gli altri problemi del Paese. E cioè: non c’è traccia della proposta di una soluzione ma si individua sempre qualcun altro come colpevole. Esattamente come ha fatto anche pochi giorni fa a Frosinone il sottosegretario al Lavoro (cioè la persona competente) Claudio Durigon, eletto parlamentare nel collegio proporzionale Frosinone – Latina. (leggi qui Scontro Fca – Durigon: «La Cig a Cassino Plant non è colpa dell’Ecotassa»).

In sostanza ha detto che se lo stabilimento di Cassino Plant è fermo la colpa non è di questo governo. Tutto qui. Un’analisi del problema? No. Una possibile soluzione strategica? Nemmeno. Solo un ‘Non siamo stati noi‘, che lascia il problema di Fca Cassino esattamente lì dov’è. E non porta una sola prospettiva ai lavoratori che sono al suo interno.

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