I sindacati ad Anagni demoliscono la fabbrica del Novecento

La decisione presa venerdì da Cgil - Cisl - Uil di schierarsi in difesa del sistema industriale di Anagni manda all'aria uno schema di fabbrica del Novecento. E rilancia il ruolo dei sindacati. Che non vogliono altri interlocutori in mezzo. Soprattutto se hanno "atteggiamenti pretestuosi ed inutili, entrando nel merito di progetti complessi di cui non hanno alcuna conoscenza e competenza”

Franco Ducato

Conte del Piglio (ma non) in Purezza

La nota con cui ad Anagni ieri pomeriggio i sindacati si sono schierati al fianco della Saxa Gres attaccando frontalmente gli ambientalisti della zona (responsabili, secondo loro, di un atteggiamento intransigente fuori dalla storia) è importante per almeno due motivi. (Leggi qui I sindacati si schierano con il green e con Saxa).

Fine della fabbrica del Novecento

Il primo. Perché rompe lo schema novecentesco con cui fino ad ora ci si era posti su questioni del genere. Ovvero; da una parte la fabbrica classica, legata solo all’idea di profitto, del tutto disinteressata alle necessità della salute dei dipendenti, a quelle dei cittadini residenti, ed a quelle dell’ambiente in genere; dall’altra la coscienza sociale di quanti volevano evitare queste conseguenze nefaste per il territorio (in una zona come la nostra, per inciso, che su questo ha dato molto); tanto da chiedere il blocco di ogni attività sospetta.

Il modello di fabbrica ‘fordista’

Uno schema che per anni ha portato in città a sacrosante battaglie contro chi depauperava l’ambiente circostante. Con conseguenze che, nel territorio di Anagni, sono ancora tragicamente evidenti.

Questo schema oggi non regge più. Perché, al netto di tutto quello che sappiamo oggi, esperienze come quelle di Saxa Gres ci dimostrano che quel moloch, quel modello industriale del passato, non esiste più. Non in quei termini, almeno. E che, in estrema sintesi, è possibile fare impresa rispettando l’ambiente circostante. Anzi; che si può, da quei materiali che fino a ieri venivano classificati come rifiuti ed erano visti come un rischio ed un pericolo, ottenere un’occasione per cambiare il modello economico.

È una vera e propria rivoluzione copernicana. Perché se un atteggiamento oltranzista verso ogni forma di iniziativa economica poteva essere giustificato dal rischio ambientale, non lo è nel momento in cu chi fa impresa dimostra (sempre carte alla mano) che l’ambiente non è una risorsa da spolpare ma un patrimonio da preservare. 

A ciascuno le sue competenze

Ma c’è un altro motivo per cui la nota diffusa ieri dai sindacati è importante; il richiamo di tutti alle proprie competenze. Nel caso specifico, quelle di politica del lavoro. I sindacati ieri lo hanno detto chiaramente; non si possono mettere “continuamente a rischio faticosi e difficilissimi percorsi di riconversioni industriali”.

Chiariamo; non è che associazioni ed ambientalisti non debbano dire la loro. Ma, su questa come su ogni altra questione, bisognerebbe parlare con dati alla mano. Sul caso Saxa, quelli che ci sono oggi dimostrano, dati alla mano appunto, la bontà del progetto A2A. Perché anche questo deve essere chiarito: nel progetto del biodigestore, Saxa Gres si è tirata praticamente indietro lasciandosi un ruolo marginale.

Foto: Alessandro Viapiano / Imagoeconomica

Il gruppo di Borgomeo ha regalato al territorio un progetto e tutto l’avviamento dell’iter durato quattro anni: cedendolo ad una società pubblica che è Saf, cioè proprietà di tutti i Comuni della provincia di Frosinone in parti uguali. Che è in società su questo progetto con A2A, cioè Comune di Brescia e Comune di Milano, una cosetta da 13mila dipendenti ed 8 miliardi di fatturato.

Mentre le critiche fanno riferimento soprattutto alla memoria storica; ovvero, al contesto precedente. Il famoso modello novecentesco. Che però, appunto, il modello Saxa Gres sta superando.

È, grosso modo, lo stesso atteggiamento che in molti hanno, sempre in questi giorni, sul biodigestore. Non si critica il progetto in sé (anche qui, dati alla mano); si critica il fatto che arriva in un contesto fragile. Un contesto che merita certamente rispetto ed attenzione. Ma per il quale non si possono bloccare iniziative  autorizzate da istituzioni che, si presume, lavorano per l’interesse di tutti, non solo di alcune realtà private.

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