I sindacati si schierano con il green e con Saxa

I sindacati rompono gli indugi. Cgil - Cisl - Uil scendono in campo in maniera unitaria. A difesa dei piani di sviluppo per il comparto industriale di Anagni. “Si mettono continuamente a rischio faticosi percorsi di riconversioni industriali su cui tutti abbiamo tanto faticato per evitare licenziamenti”

I sindacati scendono in campo. Si schierano intorno alla fabbrica: per difenderla dagli attacchi, ripararla dal fango, proteggere i posti di lavoro. Lo fanno in maniera compatta: Cgil – Cisl e Uil rompono il silenzio assordante di questi giorni e prendono posizione a favore del gruppo Saxa Gres.

Puntano il dito contro le associazioni ambientaliste, contro le notizie false circolate in questi giorni, contro la politica assente ed incapace di assumersi le sue responsabilità. Spezzano un assedio iniziato il mese scorso, quando le opposizioni hanno chiesto la convocazione del Consiglio comunale. Volevano mettere sotto scacco politico il sindaco di centrodestra Daniele Natalia, usando come pretesto il progetto per la realizzazione di un impianto con cui ottenere il metano bio dagli avanzi di cucina. Si sono ritrovati a mettere in discussione un’intera filiera di sviluppo.

La presa di posizione dei sindacati

Una linea di produzione Saxa

Lo fanno con una presa di posizione che non concede spazio a dubbi. “Siamo stanchi di associazioni domestiche che spaventano le aziende con atteggiamenti pretestuosi ed inutili, entrando nel merito di progetti complessi di cui non hanno alcuna conoscenza e competenza per intervenire».

Lo storico stabilimento della Ceramiche Marazzi ad Anagni aveva chiuso i battenti. Le strutture erano andate in mano al giudice fallimentare. Tutto il personale era finito a casa. Da lì lo aveva richiamato il gruppo Saxa Gres quando aveva lanciato il suo progetto per la realizzazione di gres in pietra – ceramica: una pietra non pietra, identica a quella delle montagne ma realizzata in fabbrica.

Ha funzionato. E da lì è nata anche la Grestone a Roccasecca sulle ceneri di un’altra storica fabbrica, la Ideal Standard. Per fare i sampietrini green con lo stesso procedimento, senza toccare più le montagne.

Posti di lavoro cancellati: zero. Per questo oggi i sindacati caricano e sparano sulla linea di galleggiamento: «Si mettono continuamente a rischio faticosi e difficilissimi percorsi di riconversioni industriali su cui tutti, sindacati, imprese e istituzioni abbiamo tanto faticato per evitare licenziamenti di massa di cui sempre più si sente parlare».

«Come Cgil – Cisl – Uil chiediamo responsabilità e correttezza nell’agire, evitando allarmismi, e speculazioni sulla pelle dei lavoratori, per non trovarci di fronte a nuove e più drammatiche crisi industriali».

Sindacati in Consiglio

Mauro Piscitelli (Uil)

I sindacati hanno fiutato subito il pericolo: non per la fabbrica ma per la ripresa industriale che nel distretto di Anagni è cominciata in anticipo sul resto della provincia. Messa in discussione solo per un gioco politico.

Il primo a puntare il dito era stato Mauro Piscitelli, il rappresentate dei sindacati che il mese scorso ha partecipato al consiglio comunale aperto.

Noi non ci stiamo a vedere soffrire le famiglie per mancanza di lavoro e poi quando ci si propongono occasioni le respingiamo. Noi siamo stanchi di assistere all’allontanamento delle responsabilità che il tempo storico e tecnologico ci mettono davanti”. È stato lui il primo a parlare di “associazioni domestiche” denunciando che a mettere i bastoni tra le ruote di molti piani di risanamento sono associazioni composte da due o tre persone. “Io rappresento un sindacato, con degli iscritti che hanno un nome ed un cognome ed i cui numeri vengono certificati”.

Poi il colpo finale. “Siamo stanchi di vedere che si mettono su contestazioni e non sappiamo quali benefici porteranno. Poi le ‘anime belle’ piangono quando vedono l’isola con la nostra plastica nell’oceano. Come non tutti i papi sono buoni e Dante mise Bonifacio di Anagni in una buca, nemmeno tutte le contestazioni sono buone”.

Il gioco politico

Sandro Chirlitti (Cgil)

Con chiarezza già quel giorno il sindacato ha detto che la convocazione del consiglio era solo per un gioco politico. Perché il dibattito che si è sviluppato in quella seduta ha smontato tutte le legittime perplessità sollevate sul profilo ambientale del progetto.

Poi resta la libera scelta politica se voler appoggiare o meno un progetto. Ed il sindaco ha detto di condividerlo perché è green e porta sviluppo anche se ad approvarlo è stata una Regione Lazio guidata dal centrosinistra; l’opposizione ha detto di non condividerlo perché è troppo grande e perché comunque gli avanzi di cucina sono dei rifiuti ai quali dal 2017 la città ha detto no.La situazione è sfuggita di mano quando il dibattito.

Il Consiglio di Stato

A scatenare la reazione di oggi dei sindacati è stata una nota con la quale le associazioni ambientaliste annunciano che torneranno al Tar per impugnare le autorizzazioni rilasciate alla Saxa Gres e grazie alle quali può produrre il suo gres ed i suoi sampietrini: il Consiglio di Stato ha detto che il giudizio di primo grado deve essere ripetuto perché i giudici avevano subito dichiarato ‘improcedibile‘ quel caso; potevano anche farlo ma prima doveva esserci un contraddittorio, dice ora il Consiglio di Stato.

Francesco Borgomeo con il primo sampietrino

Preso atto del comunicato, il presidente di Saxa Gres Francesco Borgomeo ha preso carta e penna scrivendo: “Rispondo solo per comunicare ai miei lavoratori di stare sereni e di non farsi allarmare da chi cerca pubblicità lucrando sulle paure e facendo leva come al solito sulla non conoscenza dei fenomeni. Se pensano con argomenti falsi ed azioni opache di frenare la crescita e lo sviluppo verso transizione ecologica, hanno sbagliato strategia”.

Contrariamente a quanto si vorrebbe far credere, il Consiglio di Stato non ha rimesso in discussione le autorizzazioni, ormai consolidate e incontestabili. La sentenza ha riguardato passaggi meramente processuali e pertanto non ha comportato alcun effetto. Saxa Gres è dunque pienamente legittimata a proseguire la sua attività imprenditoriale. “Continueremo a lavorare come sappiamo fare, dovendo tollerare chi gioca sulla pelle di tante famiglie che in provincia di Frosinone e non solo, sono impegnate nel percorso di riconversione e salvataggio dei propri posti di lavoro e del proprio futuro”.

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