I sindaci alzano la testa: “No al taglio dei parlamentari di Cassino”

Pochi sindaci partecipano all'iniziativa convocata da Cassino per salvare la possibilità di eleggere parlamentari locali a Camera e Senato. La profezia di Salera ai tempi del Referendum. La missione a Roma

Massimo Gentile
Massimo Gentile

Sao ko kelle terre...

Ora il Cassinate prova a reagire. A dire no alla bozza che disegna i nuovi collegi elettorali per tener conto del taglio di 345 parlamentari deciso dagli italiani con il Referendum del 20 settembre. Una bozza nella quale Frosinone e Sora insieme eleggeranno il loro rappresentante alla Camera ed al Senato. Mentre Cassino è stata accorpata con Gaeta, Fondi e Terracina: la proporzione tra elettori ciociari e pontini è tale che sarà impossibile eleggere al Parlamento un rappresentante del cassinate. Di fronte al silenzio della politica locale il sindaco di Cassino Enzo Salera ha impugnato la bandiera della protesta e convocato la Consulta dei sindaci. Per opporsi a quella bozza. (Leggi qui Dieci parlamentari se va bene e da dividere in due).

Sindaci svogliati e assenti

Enzo Salera con Massimiliano Smeriglio ed il fronte del No al referendum

Ma se il buongiorno si vede dal mattino, sono davvero poche le speranze che Cassino possa mantenere il suo Collegio. Perché i sindaci non sembrano molto intenzionati a fare la barricate. Lo dicono i numeri: il 50% dei Comuni ha disertato la Consulta.

Alla riunione hanno partecipato i rappresentanti di 15 Comuni e, dettaglio non da poco, la maggior parte di loro erano rappresentati da consiglieri o assessori. Tradotto: i sindaci presenti a quello che doveva essere la riunione dove gettare le basi per compiere la battaglia, si contavano sulle dita di una mano.

Tant’è che la riunione è terminata nel giro di poco, con uno scarno comunicato in cui si dice che “è stata esaminata la proposta elaborata dalla commissione tecnica su incarico della Presidenza del Consiglio relativa alla nuova geografia dei collegi elettorali, necessaria a seguito della drastica riduzione di parlamentari, sia deputati che senatori”.

Ma decisi a dire No

L’Aula di Palazzo Madama in Senato

I presenti hanno quindi espresso unanime contrarietà “in merito alla ipotesi di unire il Cassinate, in un’ottica interprovinciale, ai Comuni del Basso Lazio della provincia di Latina, sino a comprendere Terracina”.

Ovvio il motivo del No. “In tale ripartizione i 31 Comuni della nostra provincia rappresentano solo il 32% dell’elettorato, solo un terzo quindi, mentre i 16 della provincia di Latina il 68%. Una palese disparità che verrebbe a penalizzare, in termini di possibilità di elezione di propri esponenti, la nostra realtà territoriale”.

È stato deciso di chiedere alla Presidenza del Consiglio ed ai parlamentari delle varie forze politiche presenti a Camera e Senato, la modifica di questa enorme disomogeneità. Ciò anche in previsione della ventilata approvazione della nuova legge elettorale.

È stato redatto il verbale dalla segretaria generale del Comune di Cassino ed è stato dato mandato al presidente della Consulta Enzo Salera di stilare un documento, sulla base di tale verbale, da inviare a Roma.

Salera ottimo profeta

Enzo Salera all’epoca del No

Il sindaco di Cassino appare però poco convinto che ci possano essere margini. Del resto lui aveva messo in guardia su questo pericolo. Lo aveva fatto già a settembre quando si era speso nella campagna per il No al Referendum.

Con un misto di rassegnazione e rabbia, spiega: “Queste sono le conseguenze disastrose del populismo. Di riforme fatte da persone che non hanno la più minima conoscenza della Costituzione. Riforme che, tra l’altro, non comportano neanche un vero risparmio”.

In ogni caso il sindaco si recherà a Roma e proverà ad attivare i suoi canali per provare ad evitare il peggio: nella Capitale il primo cittadino di Cassino ha anche una serie di appuntamenti al Ministero per quel che riguarda le assunzioni.

Sindaci abituati a fare senza

I sindaci. Foto © Stefano Strani

Nelle prossime settimane faranno ufficialmente il loro ingresso in Comune oltre dieci unità nel personale tecnico-amministrativo dell’Ente. Invece per i vigili bisognerà attendere il 2021. Ma qui aleggia un’altra incognita: le assunzioni andavano fatte tutte entro il 2020, perchè legate al Bilancio dell’anno in corso. Probabilmente nel decreto milleproroghe ci sarà la possibilità di posticipare le assunzioni. le ipotesi parlano del 28 febbraio o del 31 marzo del 2021, visto che il concorso a Cassino è stato bloccato dalla pandemia.

Servirebbero parlamentari del territorio a portare queste istanze in Parlamento. Ma già oggi è come se non ci fossero. Anche per questo i sindaci hanno in gran parte disertato la riunione: sono già abituati a combattere da soli e a non avere dialogo con i parlamentari che sul territorio sono pressochè assenti. Tant’è che qualche sindaco, lasciando la sala Restagno, lo ha detto. Commentando: “Non sarà certo uno shock non avere i parlamentari vicini, ci hanno fatto già abituare alla loro assenza”.

Come dargli torto?