Il 1100 di Ferragosto

Macchine eterne. Con le quali fare viaggi che sembravano infiniti. E che oggi ci fanno sorridere. Come quei viaggi verso il mare fatti con la gloriosa Fiat 1100

Lidano Grassucci

Direttore Responsabile di Fatto a Latina

Ferragosto era l’unico giorno in cui la fede non c’entrava, in cui si faceva festa senza doverlo giustificare e quindi ogni cosa si poteva provare. Anche l’auto nuova, che poi nuova mica tanto era. Così usata che oggi non pagherebbe il bollo essendo storica. Una Fiat 1100 D carta da zucchero, nuova di 200mila chilometri sulle spalle (e mio padre ne aggiunse altri 300.000). Bella come sanno essere belle le cose desiderate, bizzosa come sanno essere le cose belle, generosa come sanno essere gli amori ricambiati.

Quando la lavavi sembrava uscita appena dall’officina di Torino dove ne facevano tante, ma mai nessuna eguale.

La casa per girare il mondo

A Ferragosto lei, la 1100, diventava non auto ma casa capace di muoversi: una casa per girare il mondo, per girare nel mondo. Si saliva, si metteva in moto, qualche incertezza ma era come il soprano che fa i gargarismi per poi cantare sublime.

Mamma e papà nel senso di marcia davanti, noi, io e mia sorella, dietro sul divano ma in ginocchio a guardare il passato, quello dove eravamo già passati. Papà diventava come il nostromo dell’omonimo tonno, mamma metteva anche il fazzoletto in testa per salvare la capigliatura e… si andava.

Dove?

Sulla Toppolino amaranto… / su, siedimi accanto, che adesso si va.
Se le lascio sciolta on po’la briglia /mi sembra un’Aprilia e rivali non ha.

Paolo Conte, la Topolino amaranto

In viaggio verso il mare

Si andava lontano, lontano a Sabaudia, a Gaeta che era come attraversare tutto il mare. O solo a vederlo questo mare d’agosto con la sua malinconia di ferragosto che era come un addio per un “ci vedremo forse“, poi non ci vedevamo mai.

Già perchè l’estate era festa per gli operai, per noi contadini era sudore e mille guai, era tempo da non perdere. Tempo di formiche in un mondo che si stava facendo di cicale. Ma a ferragosto si correva tutti, tutti uguali, uniti non nel dolore ma da una festa.

Complice la 1100 così docile, facile, così grande da essere piccola e ti potevi fermare dove ti pareva anche se nella guida non c’era scritto che lì valeva la pena. Ma certo toglieva le pene e apriva l’idea che domani, o un giorno, o forse mai ma non bisognava dirlo saremmo andati più lontano, ma mai lontano da qua.

Due volte, due volte sole ma me le ricordo tutte.

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