Il 2021 del Campo Larghissimo di Luca Di Stefano

L’elezione a sindaco di Luca Di Stefano grazie al campo largo e la spaccatura del centrodestra. L'uscita di scena di Roberto De Donatis: nemmeno in Aula. L’elezione tumultuosa del presidente del Consiglio e l’accordo della staffetta di Francesco Facchini con Maria Paola D’Orazio. Ma anche la riconquista della Provincia con l’elezione di Alessandro Mosticone. Tutte le tappe che hanno scandito il 2021 a Sora

Maurizio Patrizi

Rem tene, verba sequentur

Il 2021 avrebbe dovuto segnare il ritorno dei Partiti e della politica a Sora. Mettendo fine all’esperienza della Piattaforma Civica con cui nel 2016 Roberto De Donatis era riuscito a far ammainare i simboli ed a farsi eleggere sindaco nel nome dell’antipolitica. All’inizio dell’anno ne erano convinti gli addetti ai lavori, soprattutto sul fronte del centrodestra.

Invece l’anno che se ne va ha segnato la vittoria dei raggruppamenti civici e del centrosinistra, presentatosi senza simbolo. Ha segnato la vittoria di Luca Di Stefano, uno dei più giovani sindaci d’Italia: da ottobre amministra una città di oltre 26mila abitanti, la quarta della provincia di Frosinone. Luca Di Stefano è stato il primo a realizzare quel campo largo tante volte ed in tante parti annunciato. (leggi qui Via al Di Stefano 2.1, la giunta degli equilibri).

La sua è stata una sfida a ridosso dell’impossibile. Lo si comprende si parte dal proverbio africano secondo cui “se le formiche si mettono d’accordo, possono spostare un elefante”. Ed a Sora l’elefante da spostare era il centrodestra, da più parti dato per vincente sulla (erronea) scia dei sondaggi nazionali. Del resto, sarebbe bastato vedere cosa era accaduto a Veroli nel 2019: il sindaco uscente Simone Cretaro con una coalizione civica di area centrosinistra fu confermato alle Comunali con un plebiscito. In quello stesso giorno a Veroli ci fu la contestuale schiacciante vittoria del centrodestra alle Europee.

Il campo largo di Luca

Luca Di Stefano

Con la sua vittoria, Luca Di Stefano in un colpo solo ha spazzato via una intera classe dirigente che ormai albergava nel Palazzo municipale da anni.

Ci è riuscito mettendo insieme singole persone, raggruppamenti civici e Partiti. Soprattutto quelli del centrosinistra.

La prima intuizione l’ha aveva avuta alla fine del 2019 quando ha lasciato la Lega. Fino a quel momento ne era stato per quattro anni il portabandiera, capogruppo di opposizione al governo civico di De Donatis; aveva rifiutato presidenze ed assessorati per restare fedele a quella bandiera ed soprattutto al suo progetto di costruire un’alternativa.

Aveva già compreso ciò che di lì a poco sarebbe accaduto: che il centrodestra si sarebbe trasformato in una specie di mercato arabo, nel quale tutti sono contro tutti. Soprattutto che lì lui non sarebbe mai stato il candidato sindaco.

Il gioco d’anticipo

Maria Paola Gemmiti e Maria Paola D’Orazio

Il Campo Largo di Luca Di Stefano nasce giocando d’anticipo. Ha formato cinque liste e si è mostrato agli elettori prima degli altri. Senza però mai interrompere le trattative a 360 gradi.

La vera svolta c’è stata poco prima della presentazione ufficiale delle liste ed è stata segnata dall’accordo messo a segno con il Pd ma soprattutto con Francesco De Angelis quando il centrosinistra ha avuto il coraggio di ritirare il suo candidato già annunciato: la dottoressa Maria Paola Gemmiti persona di riferimento del consigliere uscente Augusto Vinciguerra (leggi qui Lino e Maria Paola mollano: la spuntano Altobelli e Luca).

Qui va aperta una parentesi. Il Pd ha iniziato il suo percorso verso le candidature talmente diviso da far sembrare un Maschio Angioino il campo del centrodestra. Provvidenziale è stato il commissariamento decretato dal Segretario Regionale Bruno Astorre, che ha indicato come commissario il Segretario provinciale Luca Fantini; che a sua volta ha indicato come sub commissari il presidente provinciale Pd Stefania Martini ed il dirigente Adamo Pantano. Primo segnale: il Partito è sceso in campo al massimo livello.

Insieme, hanno condotto un paziente lavoro di ricucitura tra tutte le sensibilità del Pd, riaggregato le varie anime: condotto una serie di riunioni collegiali ed unitarie. Poi c’è stata una serie di incontri bi e tri laterali a cui avevano preso parte anche Movimento 5 Stelle e altri raggruppamenti civici, proprio con l’intento di costruire quel Campo Largo.

La svolta decisiva

Luca Di Stefano e Maria Paola Gemmiti

Il Campo largo però fino a quel momento non s’è visto. Al contrario: si è assistito ad una serie di scelte che sono state la più totale negazione dei principi del Campo Largo. Il M5S si è sfilato ed ha schierato un suo candidato sindaco; l’ex Segretario Pd ha preso cappello e si è candidato in uno schieramento avversario; il sindaco uscente Roberto De Donatis è andato per conto suo.

Alla fine, il Campo largo ha visto la luce soltanto grazie a Luca Di Stefano. E ad una serie di responsabili rinunce fatte all’interno del Pd. Due su tutte: la capogruppo uscente Dem Maria Paola D’Orazio ha fatto un passo indietro in favore della candidatutura di Maria Paola Gemmiti. Poi la dottoressa Gemmiti ha rinunciato alla candidatura a sindaco in favore della convergenza su Luca Di Stefano.

Ora Gemmiti è la vicesindaco di Luca Di Stefano. Si parla della nascita di un gruppo consiliare del Partito Democratico il cui capogruppo potrebbe essere Salvatore Lombardi. E non Maria Paola D’Orazio. Il 2022 dirà quale ristoro avrà l’esponente Dem. Quelli che sono fuggiti dal Campo Largo? Nessuno è stato eletto: né il M5S né De Donatis.

Centrodestra senza campo

Lino Caschera e Luigi Ruggeri

La candidatura unitaria del centrodestra è stato un capolavoro tattico del consigliere Massimiliano Bruni (Fratelli d’Italia). È stato lui a mediare, avvicinare, ricucire. Perché FdI (seppure sotto forma civica) è stata un pilastro del governo De Donatis.

Allo stesso tempo Forza Italia sedeva fra i banchi dell’opposizione. E altrettanto valeva per la Lega con Luca Di Stefano. Il ragionamento politico di Bruni è stato: gli uomini eletti da Forza Italia sono al governo di Sora esattamente come FdI: all’opposizione ci sta solo la consigliera Serena Petricca, dopo una spaccatura nel Partito. Altro ragionamento: la Lega nel 2021 non è più Di Stefano ma i neo leghisti di Lino Caschera che sono stati un altro fondamentale pilasto del governo De Donatis.

La caparbietà di Massimiliano Bruni è riuscita a rimettere insieme tutte le tessere del puzzle: Udc, Cambiamo-Coraggio Italia, Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia.

È stata la competizione interna a mandare in frantumi quella che si presentava come una macchina da guerra elettorale. Probabilmente il Partito che in provincia di Frosinone fa capo al senatore Massimo Ruspandini ha preteso troppo. Lo ha fatto nel preciso istante in cui ha deciso di candidare a sindaco per il centrodestra l’oculista Giuseppe Ruggeri. Il medico era stato tesserato qualche mese prima da Fratelli d’Italia.

Il punto di rottura

Federico Altobelli

È stato quello il punto di rottura. Perché? Per la Lega di Caschera, la candidatura di Ruggeri in quota FdI significava una alterazione degli equilibri che nei 5 anni del governo De Donatis si erano sostanzialmente bilanciati. Eleggere sindaco un esponente FdI avrebbe significato condannare la Lega a diventare marginale. E questo avrebbe avuto ripercussioni micidiali sulle successive elezioni Regionali. Perché Pasquale Ciacciarelli, il riferimento di Caschera in Regione, a Sora ha un bacino strategico di voti. Considerato intangibile. Ecco perché la candidatura in quota FdI era una mossa inaccettabile.

Lino Caschera si mette di traverso. Devono intervenire i vertici regionali. Lui sembra cedere. Ma torna sempre ad attestarsi sulla sua posizione. Viene sospeso dal coordinatore provinciale Nicola Ottaviani. Per lui i voti di Sora sono tangibili? Si perché non sono i suoi ma del suo avversario interno Ciacciarelli. Caschera logora la situazione al punto tale da riuscire a far saltare la candidatura di Ruggeri. Viene rimpiazzato dall’avvocato Udc Federico Altobelli. (Leggi qui Altobelli, il candidato che gioca a rugby e cita il Papa).

Gli esiti elettorali hanno poi detto che Caschera è il leader indiscusso: è stato il primo consigliere eletto per numero di preferenze. Con un centrodestra perdente. (Leggi qui: I mattatori e gli sconfitti, tutti i numeri del voto a Sora. Qui il ballottaggio: Ballottaggi: chi ha vinto e chi ha perso. E perchè).

La guerra di successione in Fratelli d’Italia

Antonio Lecce (Foto: IchnusaPapers)

Il centrodestra è rimasto fuori dal ballottaggio. A sfidarsi nel secondo turno di voto sono state le due coalizione civiche guidate da Luca Di Stefano ed Eugenia Tersigni. Il risultato delle urne ha visto fuori dal nuovo Consiglio comunale praticamente tutti i Partiti del centrodestra eccezione della Lega.

Un risultato che ha innescato la lotta di successione alla guida del Partito del senatore Ruspandini. L’ha innescata il numero di preferenze avute da Massimiliano Bruni: è arrivato secondo rispetto all’ex presidente del Consiglio Antonio Lecce. Il che ha innescato anche una battaglia per il controllo del Partito.

Ad influire sono state certamente anche le scelte fatte per il ballottaggio con Ruspandini e la ex consigliera Simona Castagna, più propensi a sostenere Eugenia Tersigni (causa accordo ufficiale di Luca Di Stefano con il Pd). Mentre Lecce e Bruni c’è chi giura averli visti trattare con Di Stefano.

La presidenza del Consiglio…

Francesco Facchini

Lecce e Bruni, tuttavia, non sarebbero stati gli unici a trattare con Luca Di Stefano.

Un accordo politico mai confermato ufficialmente e fatto prima del ballottaggio avrebbe riguardato il sostegno del leghista Lino Caschera a Luca Di Stefano. In cambio della presidenza del Consiglio Comunale.

Ufficialmente, il sindaco ha offerto alle opposizioni la presidenza d’Aula. Il più votato della minoranza è Lino Caschera che ha subito rivendicato quella carica. Ma non è riuscito a trovare le quattro firme necessarie per avanzare la sua candidatura. L’opposizione non ha fatto quadrato.

In questo modo, l’opposizione ha anche tagliato i ponti con la maggioranza. Perché? Se avesse voluto costruire una linea di dialogo non ufficiale gli sarebbe bastato convergere su Caschera e fare così il gioco della maggioranza, qualora fosse esistita l’intesa Di Stefano / Caschera.

In questo gioco di specchi, il sindaco si è visto legittimato a ritirare la proposta. Vista l’incapacità della minoranza di trovare una sintesi unanime su un nome. A quel punto Luca Di Stefano non ha avuto remore nell’eleggere presidente d’Aula il suo consigliere di maggioranza Francesco Facchini. (Leggi qui Il “compagno” Mosticone e la resa dei conti nell’Aula che elegge Facchini).

… ed il Campo della Provincia

Alessandro Mosticone

Questione apparentemente risolta. Ma solo in parte. Perché la vicenda della presidenza del Consiglio si è intrecciata con quella delle elezioni provinciali.

Grazie all’accordo con Francesco De Angelis ha portato all’elezione di Alessandro Mosticone nella lista del Pd. Mosticone due anni fa aveva tentato la candidatura nella Lega e cinque anni fa è stato eletto in municipio con Forza Italia.

In cambio ci sarà la staffetta sulla stessa presidenza che fra due anni e mezzo dovrebbe andare a Maria Paola D’Orazio. Eccolo il ristoro per la ex capogruppo.  

Il 2021 si chiude con la nomina dello staff da parte del sindaco. In cui figurano l’ex coordinatore di Cambiamo e responsabile della Comunicazione del centrodestra durante la campagna elettorale.  

È il risultato del Campo Largo. Anzi Larghissimo.

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