Il 2022 di Frosinone, per metà di Mastrangeli

Un riepilogo dell'anno politico e amministrativo del Capoluogo: storiche elezioni, tensioni in maggioranza, ambizioni politiche, grandi opere

Marco Barzelli

Veni, vidi, scripsi

Quest’anno si è visto di tutto a Frosinone. Anzi, si sono visti tutti. Il 2022 è stato l’anno delle elezioni Comunali e di quelle Politiche. E sono arrivati in città tutti i vertici dei grandi Partiti. A cominciare da Matteo Salvini e la futura Premier Giorgia Meloni. Da Carlo Calenda a Enrico Letta e nuovamente Salvini in vista del ballottaggio delle Comunali. Poi è tornato ancora per le Politiche e di lì a poco ha presenziato anche Matteo Renzi.

Attesa, presenza dei Big, sfida arrivata fino al ballottaggio contro ogni pronostico: le Comunali 2022 sono state tra le più combattute nel Capoluogo ciociaro. Alla fine Riccardo Mastrangeli, erede designato di Nicola Ottaviani, ha battuto l’ex sindaco Domenico Marzi richiamato in servizio dopo vent’anni: il Centrodestra unito ha battuto il Centrosinistra diviso, negli annali il passaggio della campanella dallo Zar al Lord.

Le candidature tormentate

Francesco De Angelis, Mauro Vicano, Nicola Ottaviani, Riccardo Mastrangeli

I frusinati hanno scelto la continuità con i dieci anni di Nicola Ottaviani. Hanno detto no al reset che avrebbe innescato il ritorno del centrosinistra dopo due consiliature. (Leggi qui Il segreto del centrodestra è quello di stare in anticipo. E poi qui Frosinone, se il centrosinistra continua a dividersi).

Ma prima di arrivare a quel risultato si è assistito a tutto. A destra tutti i principali pretendenti alla candidatura hanno fatto un passo di lato, cedendola a Riccardo Mastrangeli. Ad uno ad uno hanno favorito la sintesi Adriano Piacentini (Forza Italia), Fabio Tagliaferri (Fratelli d’Italia) e Antonio Scaccia (Lista per Frosinone). Il nome di Mastrangeli, infine, è stato legittimato dalle Primarie già scritte del Centrodestra.

Sull’altro fronte il Pd è stato costretto a cambiare in corsa il candidato intorno al quale aveva costruito da almeno un anno il suo progetto. A sfidare Riccardo Mastrangeli doveva essere Mauro Vicano, già presidente dell’azienda provinciale dei rifiuti Saf e già Direttore generale della Asl. Sul suo nome era stata cucita anche una coalizione che ricalcava per grandi linee il Campo Largo al governo della Regione Lazio.

Veti e vendette

Domenico Marzi

È stato il Movimento 5 Stelle a porre il veto. Condizionando anche la sua futura alleanza alle Regionali del 2023. Il Governo Draghi era ancora in sella, Pd e M5S stavano scrivendo insieme il programma elettorale. Il M5S ha detto che Vicano sarebbe stato dichiarato Impresentabile per via delle due inchieste ancora aperte a suo carico dai tempi in cui dirigeva Saf. (Leggi qui: L’indecenza dei 18 candidati ‘impresentabili’).

Il Pd è stato così costretto a cambiare i piani già in corsa. Ha dovuto richiamare l’avvocato Domenico Marzi. Mauro Vicano per dignità si è candidato lo stesso: una scelta indovinata perché il suo appoggio a Riccardo Mastrangeli durante il ballottaggio sarebbe stato sostanziale. Da qui il riconoscimento di un assessorato. Che è andato all’avvocato Alessandra Sardellitti di Azione.

Ha fatto scalpore quella scelta. La posizione di Azione su scala nazionale infatti sarebbe stata definita solo nei mesi successivi. Alessandra Sardellitti ha capito l’imbarazzo e ha proposto la sua autosospensione da dirigente provinciale del Partito di Calenda. Ma è stata congelata. Da Mastrangeli, ormai da oltre cinque mesi, c’è “un’apertura di credito” nei confronti dell’ormai Terzo Polo: per la Sardellitti soltanto un’anticipazione dei tempi. (Leggi qui Non dite a Carletto di Frosinone e poi qui Mastrangeli ‘chiama’ Calenda: «Sono a braccia aperte»).

Tra vincitori ci si intende

Francesco De Angelis, Luca Di Stefano e Riccardo Mastrangeli

In politica come in guerra l’avversario di oggi può essere l’alleato di domani. Il 2022 è stato teatro della più plastica applicazione di questo principio fondamentale. È accaduto nell’altro palazzo politico della città: quello in cui ha sede l’Amministrazione Provinciale di Frosinone.

All’indomani delle elezioni Provinciali del 12 dicembre si sono seduti intorno ad un tavolo proprio il neo sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli (civico indicato dalla Lega), il coordinatore provinciale leghista Nicola Ottaviani, il neo presidente progressista della Provincia Luca Di Stefano (sindaco di Sora), il leader della componente maggioritaria Pd Francesco De Angelis. Hanno gettato le basi per un’intesa programmatica che parte dal governo dell’Ente Provincia per abbracciare anche gli enti intermedi come Saf e non solo. (Leggi qui Vertice a tre: verso il patto Pd – Lega e non solo in Provincia).

Un’operazione che va a rafforzare la leadership di Mastrangeli / Ottaviani sul Comune di Frosinone. La candidatura del sindaco anche a presidente della Provincia nasceva proprio da quella esigenza: respingere le incursioni di FdI che con il 30% preso alle Politiche iniziava a reclamare maggiore peso anche sul Comune rimproverando alla Lega di avere solo l’8%. La vittoria di Luca Di Stefano ed il suo asse con Riccardo Mastrangeli sono la sconfitta per Fratelli d’Italia. (Leggi anche qui: La rivoluzione dei poli secondo Luca (e Francesco, Nicola, Riccardo)).

L’impronta nelle Commissioni

Le Commissioni Sanità e Area Vasta

Riccardo Mastrangeli ha voluto dare una sua impronta alla nuova amministrazione Comunale. Un modo per dire che sta nel solco di Nicola Ottaviani ma Ottaviani resta Ottaviani e Mastrangeli è Mastrangeli.

Per questo, oltre a quelle ordinarie ha voluto introdurre tre Commissioni speciali: Statuto e regolamenti, Salute pubblica e benessere sociale, e Area vasta. «Sono dedicate – ha spiegato il sindaco – a temi considerati di estrema importanza».

Regole e benessere, ma anche un focus sulla Città intercomunale. È stato ormai ripreso in considerazione il progetto promosso da Unindustria Frosinone per la creazione di un’Unione di Comuni che messi insieme realizzano un soggetto da oltre 150 mila abitanti: a suo tempo, scatenando innati campanilismi, ribattezzato Grande Capoluogo.

Secondo il progetto degli industriali, scartato in corsa e ora rispolverato dalla Politica, metterebbe insieme quantomeno Frosinone e sette comuni circostanti: Alatri, Ceccano, Ferentino, Veroli, Torrice, Supino e Patrica. Sarebbe formata, tra gli altri, da cinque delle dieci cittadine più popolose della provincia.  Ognuno manterrebbe la sua identità. Ma razionalizzerebbero i servizi. Attraverso le nuove tecnologie ognuno si occuperebbe di uno specifico settore per tutta l’unione e non più solo per sé stesso.

La presidenza della Commissione speciale è stata affidata a un esponente di opposizione. Non uno qualunque, perché il consigliere del Psi Vincenzo Iacovissi fu tra i principali sostenitori del progetto di Unindustria. Proprio sull’Area vasta ha anche incentrato il suo programma elettorale da candidato sindaco.

I venti milioni per la rigenerazione

L’ingresso dell’ascensore inclinato

La vera sfida dell’amministrazione Mastrangeli, al contempo, sarà quella di realizzare le sette grandi opere di rigenerazione urbana finanziate dal Pnrr. Da Frosinone, in quanto Capoluogo di provincia, sono stati ottenuti ben venti milioni di euro: il più grande contributo dato da sempre in Ciociaria per le infrastrutture.

I progetti, però, sono stati finanziati nel 2020: prima del rincaro dei costi dei materiali e dell’energia. Il sindaco, come tanti altri, ha esternato il timore di non poter fare tutto. Intanto, però, lo Stato ha garantito un extra del dieci per cento: due milioni in più.

Il programma prevede la riqualificazione del Polivalente di viale Mazzini, un’area attrezzata nel Parco del Matusa, il raddoppio e la riattivazione dell’ascensore inclinato, il completamento della scuola primaria Madonna della Neve, il parcheggio di interscambio “Salvo D’Acquisto”, la riqualificazione del teatro comunale Nestor, la metropolitana di superficie (Bus rapid transfer) tra la Stazione e piazzale De Matthaeis.

Il Comune, per dare piena attuazione ai progetti, ha assunto anche tre nuovi istruttori tecnici. Fanno parte del piano di assunzioni curato dall’assessore a Bilancio e Personale Adriano Piacentini per garantire il rinforzo di una macchina amministrativa che, tra un pensionamento e l’altro, ne ha estremamente bisogno.

Le opere dopo il risanamento

Il rendering del progetto per i Piloni

Le basi sono state ovviamente gettate nei dieci anni precedenti, quando il sindaco era Ottaviani, l’assessore al bilancio Mastrangeli e il presidente del Consiglio Piacentini. È stato ripianato un grosso buco nel bilancio: un disavanzo di cinque milioni e mezzo di euro, deficit provocato dall’eccedenza delle uscite sulle entrate, e debiti fuori bilancio pari a sette milioni.

Anche e soprattutto per questo, oltre alle opere del Pnrr, potranno essere realizzati progetti come la riqualificazione dei Piloni e di largo Turriziani nel centro storico, mentre è partito il restyling della Variante Casilina e si attende l’ultimazione della nuova Piazza dello Scalo in zona Stazione. Ai lavori pubblici sta badando l’assessore ai lavori pubblici Angelo Retrosi.  

Mastrangeli, oltre alla delega all’urbanistica, detiene quella al decoro urbano. Ha voluto sin da subito investire un milione di euro sull’igiene urbana e sulle manutenzioni, che stanno procedendo in sinergia con il vicesindaco Antonio Scaccia, assessore all’ambiente.

L’opposizione, ovviamente, fa l’opposizione e non manca di segnalare potenziali criticità e disservizi. Mastrangeli, però, ha tenuto per sé anche la delega e una forte attenzione ai grandi eventi. In questo risulta stretta e fruttuosa la collaborazione con l’assessora alla cultura e al turismo Simona Geralico.

Polemiche sulla mobilità

Matteo Salvini in bici lungo la pista ciclabile di Frosinone

A scatenare le critiche di mezza politica e città è stata soprattutto la modalità di avvio della Mobilità alternativa. A cavallo tra le amministrazioni Ottaviani e Mastrangeli è stata realizzata la pista ciclabile tra centro, stazione e Casaleno.

In via Marittima c’è chi ha lamentato la sparizione di parcheggi auto davanti alle attività. A fronteggiare le criticità, a livello di viabilità e nei rapporti con il commercio, sono nell’ordine le assessore Maria Rosaria Rotondi e Valentina Sementilli. Nel mentre la collega di giunta Alessandra Sardellitti, delega alla smart city, cavalca ormai il cavallo di battaglia delle Comunità energetiche: anche a Frosinone, puntando agli appositi finanziamenti regionali, si vogliono costituire associazioni tra cittadini, commercianti o enti per la produzione, l’autoconsumo e la rivendita di energia da fonti rinnovabili.

Fabio Tagliaferri, dal canto suo, ha da subito improntato il suo assessore ai servizi sociali su un punto di partenza: il primo censimento dei bisognosi della città, prima di tutto l’individuazione di tutti coloro che hanno bisogno di aiuto. Rossella Testa è tornata al “suo” centro storico avvicendando Danilo Magliocchetti e riprende di fatto il suo progetto di “Frosinone Alta”: dove resta instabile, tra le Terrazze della movida, l’equilibrio tra la soddisfazione dei commercianti e le lamentele dei residenti. (Leggi qui Le tre specialità di Mastrangeli. Pizzutelli: «Una non è la mobilità»).

Biodigestore Sì o No? Nì

Un riepilogo del 2022 politico e amministrativo del Capoluogo: storiche elezioni, tensioni nel centrodestra, ambizioni politiche, grandi opere
Un impianto a biogas

Il progetto della società Maestrale, avversato da parte degli ambientalisti nonché dall’Ufficio tecnico comunale, punta a realizzare in via Antonello da Messina – sede della Turriziani Petroli, nella zona industriale di Frosinone vicina all’autostrada – un impianto che, attraverso la biodigestione (degradazione) dei rifiuti umidi, produca biogas e concime per i campi.

A Frosinone si è un po’ all’assurdo: mentre verrà tra l’altro bonificata l’ex discarica di via Le Lame, nell’opera regionale di risanamento del Sin della Valle del Sacco, si attende di sapere dalla Provincia dove ne verrà realizzata una nuova: la sostituta dell’impianto esaurito di Roccasecca. Nel mentre i rifiuti organici continuano a essere trasferiti fuori provincia e regione con gli extracosti.

Il sindaco Mastrangeli, dal canto suo, ha aperto alla possibilità di un biodigestore che sia soltanto al servizio del Capoluogo: ossia che tratti ogni anno al massimo cinquemila tonnellate di rifiuti umidi invece delle novantamila che accoglierebbe l’impianto a biogas di Maestrale.

Contro la realizzazione di qualsiasi impianto nella Valle del Sacco, tra gli altri, ci sono però due “Medici di famiglia per l’ambiente” diventati ormai consiglieri con la Lista Ottaviani: Teresa Petricca e Giovambattista Martino. La loro è una delle associazioni che, per il principio di precauzione e la tutela della salute, hanno fatto di tutto in conferenza dei servizi per frenare la realizzazione dell’impianto. In maggioranza c’è anche il già candidato sindaco Mauro Vicano, di passaggio come consigliere comunale, già presidente della Società ambiente rifiuti (Saf). Secondo lui, distinguendosi dagli alleati, l’ex discarica di Frosinone dovrebbe essere «un monito per chi non sa che dire No».

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