Il “bastione” di Bonaccini, l’armata del Capitano e il futuro di MaZinga.

Elezioni vicinissime in Emilia Romagna. Il Governatore uscente convinto di farcela, Matteo Salvini parla di “treno della storia”. Ma quello che si gioca davvero tutto sul piano politico è il segretario del Partito Democratico.

È una guerra anche psicologica. Da una parte Matteo Salvini, il Capitano, che in Emilia Romagna sogna di dare la spallata decisiva al Partito Democratico per poi vincere le elezioni politiche e prendersi l’Italia. Dall’altra Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia Romagna, l’ultimo baluardo tra il centrodestra e Palazzo Chigi. L’uomo che, se vince, salva il Pd e l’esecutivo Conte. E che, se perde, fa venir meno la linea Maginot.

Matteo Salvini © Imagoeconomica, Alessia Mastropietro

Matteo Salvini attacca: “Non vedo l’ora che arrivi questo 26 gennaio, dicono non si può votare la Lega sennò arrivano i fascisti, i nazisti, gli alieni. Io ho incontrato migliaia di persone, non ho visto fascisti. Ho visto tanti italiani orgogliosi di essere italiani. Attenzione, il 26 gennaio non sono elezioni regionali. Se vinciamo in Emilia Romagna, se vincete in Emilia Romagna, cambia la storia d’Italia e cambia la storia d’Europa. Stavolta, dopo 50 anni, il voto di ogni uomo e di ogni donna può fare la differenza, il treno della storia passa il 26 gennaio”.

Stefano Bonaccini risponde: “Mi dispiace per Matteo Salvini, ma in tutti i sondaggi siamo davanti noi e cresciamo, come ti hanno detto tutti gli istituti demoscopici. Altrimenti non saresti qui tutti i giorni a sostituire la tua candidata”. Il governatore si rivolge al leader del Carroccio: “Solo che tu in Emilia-Romagna sei un ospite, peraltro sempre benvenuto, mentre io sono di casa: il 27 gennaio tu tornerai comprensibilmente a Roma per il ruolo che ricopri, mentre io starò qui, perché questa è la mia terra e questa è la mia gente. Conteranno i voti reali: lasciamo stare i sondaggi e provate a tirar fuori almeno un’idea per l’Emilia-Romagna, perché al momento siamo solo a selfie con gattini e fango sulla nostra regione. Avete brindato troppo presto, fidati”.

Stefano Bonaccini © Imagoeconomica / Alessia Mastropietro

Vedremo il 26 gennaio come andrà a finire. Matteo Salvini conta di vincere, ma in caso di sconfitta potrà comunque dire che l’Emilia Romagna è il “bastione” della sinistra da decenni. Si può anche perdere.

Stefano Bonaccini, in caso di vittoria, avrebbe le stimmate dell’eroe. Se invece perdesse, il peso della sconfitta ricadrebbe maggiormente sul Partito Democratico. Questo Nicola Zingaretti lo sa perfettamente e infatti il ruolo più delicato è proprio il suo. Sta restando dietro le quinte, anche per strategia elettorale. Se però dovesse vincere in Emilia Romagna e in Calabria, a “cambiare verso” sarebbe proprio lui. Altro che Matteo Renzi.

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