Il Big Bang di Ciacciarelli al Caffè Moro: i dubbi dei generali

La riunione riservata di giovedì sera a Frosinone: il primo confronto tra il consigliere regionale Pasquale Ciacciarelli ed i suoi generali dopo il passaggio nella Lega. I dubbi e le adesioni. Tutti concordi: non sarà una passeggiata. I rischi per Ciacciarelli. I timori di un sabotaggio. La manovra di Abbruzzese: che resta in Cambiamo.

Il Big Bang va in scena in una sala del Caffè Moro di Frosinone. È quello il nuovo quartier generale di Mario Abbruzzese e Pasquale Ciacciarelli quando devono riunire il loro Stato Maggiore. Lì ieri hanno incontrato per la prima volta i loro generali da quando tutto è cambiato in una notte. Cioè da quando Ciacciarelli alla vigilia di Capodanno è passato dai moderati di Cambiamo ai sovranisti della Lega. (leggi qui Ufficiale: Ciacciarelli è nella Lega).

Pasquale Ciacciarelli e Francesca Gerardi

Non è stato un confronto facile. Non è stato sereno. La scelta di Ciacciarelli non era stata concordata con tutti gli altri: ha deciso solo. C’è chi si è sentito come i fanti della Divisione Aqui ‘dimenticati‘ a Cefalonia nella notte in cui il Re si imbarcò per Brindisi e lasciò tutti senza ordini tranne un generico “Resistere al nemico”.

Lo Stato Maggiore

Che ci fosse un dialogo con la Lega e quello fosse l’approdo finale era chiaro a tutti. L’operazione Cambiamo doveva servire da scialuppa nella quale uscire da Forza Italia per approdare nell’orbita del Carroccio. Ma nessuno era stato informato sui passi in avanti, sulla decisione di varcare subito il Rubicone, nessuno sapeva i dettagli dell’accordo.

Non a tutti questo è piaciuto. Tra i generali c’è disorientamento. C’è la fedeltà rivestita di realismo dall’ex coordinatore regionale dei Giovani di Forza Italia Luca Zaccari. E c’è la perplessa corenza di Giacomo Iula, l’ex presidente forzista del Consiglio Comunale di Sora. C’è l’orgoglioso distinguo di Tommaso Ciccone, il coordinatore provinciale che si è dimesso da Forza Italia per seguire Ciacciarelli e Abbruzzese. Ma anche il rabbioso risentimento di Riccardo Del Brocco. Ci sono i dubbi di Lino Caschera che a Sorea sta in maggioranza ma la Lega è all’opposizione. C’è il curiale approccio di Danilo Magliocchetti che in forza Italia è stato tutto, da capo segreteria a capogruppo al comune di Frosinone ed in Provincia.

Nessuno vuole rompere, nessuno vuole andare via. Tutti vogliono capire. Ed avere garanzie.

L’orgoglio di Ciccone

Tommaso Ciccone

Tommaso Ciccone è sempre stato uomo di squadra. Quando gli è stato chiesto di candidarsi alla presidenza della Provincia contro l’uscente Antonio Pompeo si è immolato. Lo ha fatto nonostante fosse consapevole che sarebbe stato il bersaglio di tante vendette politiche trasversali. È stato coordinatore provinciale e dopo pochi mesi gli è stato chiesto di dimettersi perchè s’andava via tutti.

«Il tempo degli automatismi è finito» ha tuonato ieri. «Tutti sapevamo che Cambiamo era una scialuppa per farci uscire in modo organizzato da Forza Italia. Sapevamo che dovevamo approdare verso un’altra soluzione politica. Ma ora si sta facendo un’operazione in modo scomposto. E questo ci impone una serie di rfilessioni. Va bene il gruppo, va bene la squadra: non va bene però andare al macello. Perché è quello che stiamo afcendo adesso. O facciamo una riflessione oppure è rompete le righe e ognuno poi si accasa dove crede».

Il problema non è entrare eventualmente nella Lega ma il modo in cui lo si sta facendo. Per Tommaso Ciccone il metodo è inaccettabile. «Non accetto che si dia per automatico che ci muoviamo come un branco di pecore. No. Siamo solidali quando condivdiamo. Ora è il tempo di valutare. E autonomamente ognuno deciderà se condividere. Il tempo degli automatismi è finito».

Il realismo di Zaccari

Luca Zaccari

Luca Zaccari è abituato alle riunioni dai toni accesi, dagli argomenti appassionati che spesso dividono. Così prova a fare la sintesi. «Ragazzi qui si è riunita una squadra e non un Partito». Con abilità porta tutti su una posizione: nessuno sta spaccando e nessuno questa sera ha intenzione di spaccare.

Ma con infinito realismo obbliga tutti a stare con i piedi per terra. «Fino ad oggi siamo stati abituati a comandare dentro al nostro Partito ma guardate che da domani o fatti saranni diversi. Noi non possiamo avere alcuna pretesa di comandare ancunché nella Lega: stiamo entrando in una casa che non abbiamo costruito noi quindi dobbiamo rispettarne le regole».

Con cinismo mette poi Pasquale Ciacciarelli di fronte ad un’evidenza: «È vero che l’operazione Lega è quella che fornisce le migliori condizioni per tenere unita la squadra. Ma chi ti garantisce che tutti rimangano: perché dovrebbero continuare a parlare con Ciacciarelli che è l’ultimo arrivato nella Lega? E invece non dovrebbero invece relazionarsi con Francesca Gerardi o chiunque altro che lì ha sicuramente più potere?».

Sono i rischi della dissoluzione. Perché l’elettorato leghista non riconoscerà Ciacciarelli come un suo militante. Se il consigliere ha i voti personali allora riuscirà a fare il bis in Regione. Sempre che – come ha avvisato Zaccari – qualcuno non si venda.

I dubbi di Sora

Lino Caschera © AG IchnusaPapers

Giacomo Iula non partecipava da tempo ad una riunione dei quadri. «Sono qui per il rispetto che ho nei confronti dell’amicizia di Mario e di Pasquale. Proprio per questo, con distacco vi domando: quali sono le condizioni di questo passaggio nella Lega? Ci si puo fidare? Anche in termini di candidature future».

Cosa intende Giacomino da Matera? Teme che la Lega all’ultimo momento possa negare la candidatura a Pasquale Ciacciarelli e lasciare tutti a piedi. Teme che non tutti siano disposti a seguire i vecchi leader. «Molti stanno valutando. Potrebbero decidere di accreditarsi in proprio con la Lega e trovarsi un nuovo referente».

Ma il vero tema è la nuova realtà in cui si sta andando. Giacomo Iula è un democristiano prestato a Forza Italia e nel suo modo di pensare già Berlusconi era troppo a destra. La Lega non lo intriga. «Si sta entrando in un contesto aggressivo: questi non sono santerelli, spero che abbiate le opportune garanzie per tutti».

E poi c’è il caso di Sora, dove Lino Caschera governa in maggioranza mentre Luca Di Stefano è all’opposizione ed è il candidato sindaco designato nei mesi scorsi da Francesca Gerardi. «Vorrei una visione chiara? Andiamo noi all’opposizione o vengono loro in maggioranza?».

Per ora si resta così, ognuno dove sta. Le carte torneranno a mescolarsi alle prossime elezioni.

«Si, ma noi con chi dobbiamo stare. E chi garantisce che possiamo dire la nostra sul nome del prossimo candidato sindaco? O sulle liste?»

Per ora si entra. Poi si vede.

La rabbia di Del Brocco

Riccardo Del Brocco con Ciacciarelli

Un’altra overdose di realismo arriva da Riccardo Del Brocco. I toni sono quelli appassionati e sembra che stia prendendo tutti a brutto muso. In realtà è passione politica.

«Io vi invito a domandarvi quanta credibilità avrete dopo questa operazione. Fino a ieri ero io il pesce fuor d’acqua perché venivo da destra ed il mio leader si chiamava Giorgia Meloni, ero cresciuto con Massimo Ruspandini e Franco Fiorito. Io ero l’interventista in un Partito di moderati, ero il sovranista in un Partito di liberisti, ero l’anti europeista in un Partito il cui numero 2 era presidente del Parlamento Europeo. Ora vi rendete conto che lo scenario si è ribaltato? Dovete chiedervi quanta credibilità politica ci rimane».

Non è un attacco frontale. È una doccia gelata con la quale spegnere i facili entusiasmi. Perché ci sarà da sudare e sgomitare per conquistarsi lo spazio in questo affollato Carroccio che tutti i passeggeri a bordo sono convinti andrà a vincere ogni elezione nei prossimi anni.

Non finisce qui «Pasquale ma tu sei sicuro di essere nel posto giusto? Io andavo a Pontida ma tu? Solo perché aderisci alla Lega non sarai in automatico il riferimento dei leghisti. Quando ti parleranno di Europa cosa potrai dire tu che fino alla settimana scorsa eri un convinto europeista? Qui è un’altra cosa.

Il Magliocchetti di curia

Danilo Magliocchetti è tra quelli che con il sovranismo ha proprio niente a che fare. Fosse stato per lui sarebbe rimasto in Forza Italia. Lo dice a modo suo. «Al progetto di Toti abbiamo aderito per affetto nei confronti di Mario e Pasquale. Viceversa in questo contenitore, semmai ci dovessimo entrare, non sono sicuro che ci sia molto spazio».

Cosa intende? Ha negli occhi l’esperienza di un camipne della politica come il sindaco di Frosinone. Anche lui pensava di entrare nella Lega come componente moderata. Gli hanno spiegato che lì le cose stanno in maniera diversa. «Enteremmo in un Partito strutturato. Saremmo la componente moderata. Ma ci accetterebbero come tali? La Lega è una, accettano che ci sia un’area moderata? Guardate cosa è accaduto a Nicola Ottaviani».

Il destino di Mario

Mario Abbruzzese

Mario Abbruzzese è come un generale che deve tenere unite le truppe perché sa bene che è l’unico modo per poter restare sul campo. Ai suoi generali dice: «Io resto coordinatore regionale di Cambiamo. Il progetto di Pasquale non è in contrasto: stiamo tutti nella stessa orbita».

Dice che non c’è bisogno di adesioni in massa in questo momento. Anzi, si rischierebbe di alimentare nella Lega il sospetto di voler creare una componente. E questo non verrebbe visto di buon occhio. Insomma: Ciacciarelli va avanti e poi ci si assesta.

Risponde a Lorella Biordi che chiedeva «Ma se sapevate di dover approdare alla Lega perché ci avete fatto fare prima il passaggio a Cambiamo? Rischiamo di perderci la faccia». Abbruzzese sostiene che è lo scenario politico ad essere cambiato, la Lega stessa ne ha preso atto: occorre il radicamento.

Saggiamente rimane in retrovia, copre le spalle a Ciacciarelli, tiene aperta una via di fuga se dovessero esserci complicazioni. In questo modo può serrare i ranghi all’ultimo momento e tenere unita la formazione.

Il destino di Pasquale

La realtà dei fatti è che Cambiamo serviva nel vecchio scenario, poi in estate le elezioni sono saltate e tutto il progetto si è arenato. Le elezioni saranno un catalizzatore. Se si vota subito c’è un’accelerazione: tutti dentro in un modo o nell’altro. Se non si vota subito e viene messa a punto una nuova legge elettorale allora occorre vedere cosa prevede.

Pasquale Ciacciarelli

Al momento a Ciacciarelli non è stata data alcuna garanzia concreta dalla Lega. Il fatto che sia stato inserito nei manifesti leghisti e partecipi già agli incontri pubblici del Carroccio non gli garantisce un bel niente: la storia è piena di nomi messi sui cartelloni e poi silurati sulla linea delle candidature. In caso di amnesie basta andare ad Arpino e citofonare al nome Quadrini Gianluca: era su tutti i manifesti di Forza Italia e poi venne candidato a nulla.

Ha ragione chi al caffé Moro ha avvertito che non sarà una passeggiata di salute e bisognerà fare quadrato intorno a Ciacciarelli se si vuole tutelare la posizione. Ora il rischio di sfaldatura c’è: andare nella Lega sdogana Ciacciarelli in una direzione, allo stesso tempo sdogana tutti gli altri in direzione opposta e li rende interlocutori. Tutti possono trattare con tutti.

I leader si vedono adesso.

Post Scriptum. Tra tante verità dette con crudezza durante la riunione al Caffè Moro una balla c’è con certezza. Quando è stato sollevato il problema che prima o poi i giornalisti domanderanno “Come si fa a passare dall’europeismo di Tajani al sovranismo di Salvini?” qualcuno ha tranquillizzato. Assicurando: “Abbiamo messo a tacere tutti”.

No, proprio tutti no. Statene certi. (Al. Po.)

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