Il buio delle tenebre che acceca

Accecati dal buio. Sembra un paradosso. ma è così. Seguiamo cose che portano verso il nulla. Le 'opere delle tenebre, che non danno frutto'

Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto, ma piuttosto condannatele apertamente (Ef 5,11)

Nella domenica in cui il vangelo di Giovanni ci propone la pericope del cieco nato, che Gesù trae dalle tenebre alla luce, con una chiarissima metafora del suo messaggio, San Paolo, scrivendo ai cristiani della ricchissima città di Efeso, ci va giù duro: state attenti, dice loro, non partecipate alle opere delle tenebre. Esse non danno frutto e voi dovete anche condannarle.

Un appello alla coscienza, alla nostra capacità di distinguere il bene dal male. Un appello al discernimento, parola che trova la sua origine etimologica proprio nel “vedere” “discernere”. Che, nei nostri dialetti molto più legati al latino rispetto all’italiano colto, viene espressa con il verbo “scèrna”, appunto vedere.

E vedere vuol dire distinguere, capire, non lasciarsi ingannare dalla confusione, dal moltiplicarsi delle proposte che riceviamo, dalle lusinghe di chi opera certamente non per il nostro bene.

Accecati dalle tenebre

Foto © Sara Minelli / Imagoeconomica

Perché le opere delle tenebre, continua Paolo, non danno frutto. Eppure a noi sembra il contrario: tante opere delle tenebre ci paiono invece essere convenienti. Portano denaro, ricchezze, potere, piaceri:  il nostro sguardo è “accecato” da tutto un sistema di menzogne che richiede, desidera, promuove la nostra cecità.

Se non non vediamo i grandi interessi che stanno dietro all’esigenza di disporre di quantità enormi di beni (lo chiamiamo consumismo), se non vediamo la follia di avere nel bancone del supermercato prodotti di stagioni diverse, senza capire quali  costi umani stiano dietro quei trasporti intercontinentali, se non capiamo che dobbiamo ridurre al minimo le emissioni di CO2 se non vogliamo essere spazzati via dal clima impazzito, se non capiamo che dobbiamo unirci per far fronte alle tante emergenze di questo tempo… vuol dire che non siamo abituati a discernere, a distinguere le opere delle tenebre da quelle della luce.

E rischiamo in ogni momento di scambiarle, di pensare buone delle azioni, dei comportamenti che invece hanno conseguenze pesanti sugli altri, sull’ambiente, sul pianeta intero.

Chi vuole che non vediamo

E vuol dire anche che ci sono tanti mestatori che hanno tutto l’interesse a ché noi non vediamo, non discerniamo. San Paolo fa un appello alla nostra ragione, come Dante nel I canto della Commedia in cui non riesce a liberarsi dall’oscurità terribile della selva: egli deve cambiare strada, Ond’io per lo tuo me’ penso e discerno Che tu mi segui, scrive al verso 112, facendo parlare Virgilio, la sua ragione, colta e istruita, capace di discernere, di non lasciarsi abbagliare, di capire.

Se faremo appello alla nostra ragione capiremo facilmente quali sono le opere della luce e come evitare quelle delle tenebre e saremo capaci anche di svelare agli altri per aiutarli a non essere più schiavi della cecità della mancanza di discernimento.

(Leggi qui tutte le meditazioni di Pietro Alviti). 

(Foto © DepositPhotos.com)

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