Il candidato di FdI e la sudditanza del Pd

L'ago della bilancia pende verso il nome di Paolo Trancassini come candidato governatore del Lazio per il centrodestra. Salvini oggi sollecita. Ma FdI è tranquillo: merito del Pd. E della sua sudditanza ai 5 Stelle

«Il nostro obiettivo è vincere sia sia nel Lazio sia in Lombardia. Il candidato del Lazio lo aspettiamo con ansia. Le liste della Lega sono essenzialmente pronte e aspettiamo che l’intero Centrodestra prosegua»: il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Matteo Salvini lo dice con garbo a margine del sopralluogo di questa mattina al cantiere Colosseo della linea C. La traduzione è: noi della Lega siamo pronti per le Regionali nel Lazio è Fratelli d’Italia che sta tardando con la scelta del candidato presidente.

Il problema non è il nome

In via della Scrofa il problema non è il nome da candidare. Ne hanno tre. Sono quelli del questore della Camera dei Deputati Paolo Trancassini già sindaco di Leonessa, parlamentare Ue Nicola Procaccini già sindaco di Terracina, del vicepresidente della Camera Fabio Rampelli. Il problema sono gli equilibri interni da garantire: Giorgia Meloni sa che le componenti si agitano con facilità e per evitarlo occorre una soluzione ponderata, non un atto d’imperio.

La soluzione arriverà in settimana: per alcuni sarà il 15 per altri il 17 dicembre, in ogni caso l’annuncio ci sarà nel corso del decennale di Fratelli d’Italia. E non riguarderà solo il nome del candidato Governatore del Lazio. In quell’occasione o comunque a strettissimo giro, verranno rivelate anche le liste con i candidati al Consiglio Regionale provincia per provincia. I rumors romani dicono che sono proprio le liste a richiedere più tempo: perché devono essere bilanciate tenendo conto dell’area d’appartenenza del candidato Governatore, senza che la sua designazione appaia una colonizzazione.

Verso Trancassini

Nell’ultima settimana la corsa è stata a due, tra Procaccini e Trancassini. Ciascuno dei due con il proprio punto di forza, entrambi con il proprio patrimonio di esperienza amministrativa: fondamentale se si vuole riuscire a sopravvivere in Regione Lazio: dove non solo si fanno le leggi ma si governano anche i territori.

Su Trancassini si sarebbe registrato un maggiore favore degli alleati, in virtù del ruolo svolto in questi anni. È stato lui l’ambasciatore di Fratelli d’Italia nel Lazio. E sia la Lega che Forza Italia si fidano.

A Via della Scrofa non c’è preoccupazione per i giorni che scorrono. I sondaggi assegnano a Fratelli d’Italia nel Lazio un vantaggio tra i 15 ed i 20 punti percentuali. Ma a rasserenare il clima è la strategia decisa dal Partito Democratico.

Succubi e divisi

Il Pd in questo momento appare tutto fuorché una rocca inespugnabile. I sondaggi dicono che rischia d’essere sorpassato dal Movimento 5 Stelle se Giuseppe Conte riuscirà a candidare una tra Bianca Berlinguer e Luisella Costamagna: volti televisivi noti e capaci di catturare la fiducia dell’elettore meno politicizzato e quello di sinistra. Inoltre con il M5S ci sarà la sinistra unita che farà una lista complessiva.(Leggi qui: Regionali, alla fine il Campo Largo lo fa Conte).

Nel Pd l’impressione è che manchi una strategia dal centro. Il candidato governatore Alessio D’Amato continua ad andare in giro come se fosse ancora solo l’assessore alla Sanità. Non si intesta il resto del lavoro realizzato in dieci anni dall’intero governo regionale di centrosinistra.

Inoltre, arretra davanti all’alzata di scudi populista dei grillini, senza ribattere. Come avvenuto nelle ore scorse sulla questione degli Egato. Ieri sera il presidente vicario Daniele Leodori ha rinviato le assemblee dei sindaci che devono ancora eleggere presidenti e CdA degli enti chiamati a gestire la raccolta dei rifiuti. È la motivazione a mettere in evidenza la resa del Pd. Scrive Leodori: “Il nuovo consiglio regionale, se lo riterrà opportuno, interverrà sulle remunerazioni degli organismi dirigenti”. (leggi qui: Egato: tutto rinviato ma Frosinone resta valida).

Il problema dei soldi

Il problema allora sono gli stipendi. Torna il principio grillino del lavoro che deve essere altamente qualificato, rigidamente titolato ma svolto gratis.

Un manager esperto non si mette a perdere tempo con gare d’appalto milionarie senza una adeguata remunerazione: va farlo da un’altra parte. Un politico navigato non si mette al timone di un ente come l’Egato ma fa fruttare la sua competenza: vedasi Luigi Di Maio ed il suo incarico europeo.

Legittimo che il Movimento 5 Stelle abbia quasi una sorta di invidia sociale. Meno legittimo che il Pd, dopo avere recepito proprio con il MoVimento, la norma nazionale sugli Egato, faccia marcia indietro appena il tema diventa argomento di campagna elettorale. Se è stato scritto insieme se ne è responsabili insieme. Se gli Egato sono sbagliati non si faceva la norma. Ma se è stata fatta la si difende. Rinviare il tema significa non voler difendere il proprio operato.

È questo atteggiamento a lasciare tranquilli i Fratelli d’Italia. Ed a dargli tutto il tempo necessario per annunciare il nome del suo candidato.

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