Il caos di oggi a Sora nasce dalle scelte di Fini

L'archivio della memoria del senatore Bruno Magliocchetti. E la lettera scritta a Gianfranco Fini vent'anni fa. Da lì - sostiene - nasce il caos di oggi della destra a Sora

Vent’anni fa esatti. Più 5 mesi, se vogliamo essere precisi. Nei primi giorni di aprile del 2001 il collegio elettorale di Sora – Isola del Liri è una delle capitali politiche della provincia di Frosinone. Negli anni ha espresso senatori, deputati, consiglieri provinciali e regionali. Nonostante l’isolamento culturale durato dal Dopoguerra la Destra sociale e nazionale è riuscita a costruirsi anche lì un presidio: fa riferimento alla figura di Bruno Magliocchetti, funzionario dell’Inail e dirigente del sindacato Cisnal (quello che poi diventerà Ugl). È la stagione dei Magliocchetti, dei Romano Misserville e degli Oreste Tofani: figure temprate dagli anni di ghettizzazione politica della destra.

Bruno Magliocchetti con Giorgio Almirante

La svolta arriva da Fiuggi nel ’93 con lo sdoganamento compiuto da Gianfranco Fini: abbandona le radici nostalgiche, rinnega il fascismo, trasforma il Movimento Sociale Italiano in una destra moderna e di governo. Silvio Berlusconi è dietro l’angolo, pronto ad imbarcare la nuova Alleanza nazionale nel suo progetto politico chiamato Casa delle Libertà. (Leggi qui La Svolta di Fiuggi).

Con lo sdoganamento arrivano le elezioni in Parlamento, le elezioni a sindaco, in Provincia ed in Regione. E Sora con il suo circondario raccolgono i risultati. Oggi le vicende legate all’individuazione del candidato unitario per le elezioni Comunali a Sora dicono che di quella destra è rimasto praticamente nulla.

L’inizio della fine per Sora

C’è una data precisa per l’inizio della fine. È il 2 aprile 2001: quel giorno il senatore Bruno Magliocchetti, già sindaco di Isola del Liri e già consigliere provinciale, scrive a Gianfranco Fini. È una lettera carica di amarezza: utile a comprendere l’origine del malessere. Risponde ad una lettera speditagli dal presidente di AN. Rileggerla aiuta a ricostruire un pezzo della storia.

“Onorevole Presidente, nella tua lettera, pervenutami in data odierna, affermi che “in un momento per te poco piacevole tengo a ribadirti che la mancata ricandidatura non rappresenta un giudizio negativo sul tuo operato in Parlamento e men che meno sul tuo comportamento politico”. Queste parole lasciano intendere che, prima di decidere la mia esclusione da questa campagna elettorale, tu mi abbia espresso palesemente la volontà di non ricandidarmi, pur apprezzando il mio operato, e di avermi precisato le motivazioni che ancora oggi non sono stato messo in grado di conoscere.

Gianfranco Fini al congresso di Fiuggi

Nessuna determinazione in tal senso, infatti, mi hai dichiarato il 21 marzo scorso, quando, in occasione della Festa di S. Benedetto, ci siamo fortuitamente trovati seduti, gomito a gomito, nell’Abbazia di Montecassino per partecipare alla Santa Messa. E’ stata l’unica occasione, in questi ultimi due anni, per scambiare con te qualche valutazione.

La verità è che nonostante io abbia cercato in tutti i modi di conoscere le cause del “male oscuro” che da tempo affligge il Partito in questa provincia (e di cui sono stato vittima, prima come Sindaco e ora come Senatore), tu non sei mai intervenuto per porre fine al più odioso linciaggio politico che la storia di questo territorio ricordi, probabilmente per farmi intendere surrettiziamente le tue intenzioni, dopo avermi definito “il migliore biglietto da visita degli amministratori di Alleanza Nazionale”.

Ma per chi mi hai preso?

Ma la parte più irriguardosa della tua lettera è quella in cui affermi “lieto di incontrarti, se lo vorrai, dopo le elezioni, mi auguro che il partito possa continuare ad avvalersi della tua collaborazione seppur con incarichi diversi dal mandato parlamentare”. E’ come dire che soltanto dopo le elezioni potrò conoscere le vere motivazioni della mia esclusione e che se nel frattempo “starò buono” sarò decentemente “ristorato”.

Bruno Magliocchetti nel 1997 firma il gemellaggio tra Isola del Liri e New Orleans

Ma per chi mi hai preso? Forse per uno dei tuoi adulatori che, dopo essere stato sconfitto in tutte le recenti competizioni elettorali, ha accumulato una serie di incarichi lautamente retribuiti: collaboratore del gruppo senatoriale di AN, membro del collegio sindacale del CNEL, membro del Consiglio di Amministrazione dell’Agenzia di Sviluppo regionale e Presidente di un istituto per la formazione professionale. C’è da pensare che proprio per questi motivi lo hai candidato al mio posto, paracadutandolo nel mio collegio “naturale”, che in alcuni decenni di forte impegno ho portato ai primi posti della graduatoria regionale.

Come nel mito di Antèo, onorevole Presidente, il mio prestigio politico è scaturito esclusivamente dallo stretto legame con il territorio e dal notevole consenso popolare; nessun incarico, pertanto, potrà mai eguagliare la forza politica e la popolarità di cui certamente sono da sempre gratificato, ma che hanno dato lustro alla Destra in una città “storicamente comunista”.

Il Partito potrà, comunque, avvalersi sempre della mia collaborazione, soprattutto come riferimento morale, in una provincia dove un tuo proconsole utilizza le strutture sanitarie per operazioni di bassa cucina clientelare, che rivaluta il peggiore doroteismo democristiano.

Stai svendendo Sora e Isola a Roma

Anche io sarò lieto di incontrarti dopo le elezioni, innanzitutto per festeggiare la vittoria della Casa delle Libertà, poi per leggere nei tuoi occhi le vere ragioni della mia esclusione da questa “epocale” competizione e, infine, per metterti a conoscenza dei miei programmi futuri. A questo proposito, mi pregio comunicarti che il prossimo 21 aprile, in occasione del decennale del referendum popolare per la fusione dei Comuni della Media Valle del Liri, si svolgerà il Convegno: Lirinia, piccola patria”. Sarà quella l’occasione per ribadire la necessità di difendere l’autonomia di questo territorio dall’onnipotenza romana, di cui anche io sono stato vittima in questa circostanza elettorale.

In un momento che anche tu hai definito per me poco piacevole, il mio pensiero va al poeta francese Robert Brasillach. Venne fucilato dai gollisti il 6 febbraio 1945. In particolare, ho riletto la sua Lettera a un soldato della classe 1960, che Egli scrisse pochi giorni prima dell’esecuzione. Così si conclude: “Ti chiedo di non disprezzare le verità che abbiamo ricercato, le intese che abbiamo voluto al di là di tutti i contrasti. E di conservare le due sole virtù alle quali io credo, la nobiltà e la speranza”.

La fine della leadership locale

Per Bruno Magliocchetti nasce da lì la deriva che ha portato ai problemi di oggi: la perdita dei riferimenti politici sul territorio. E lo spostamento dell’asse elettorale lontano dal collegio di Sora. Soprattutto l’avallo ad una classe dirigente non esente dai difetti che per una vita il Movimento Sociale aveva denunciato.

È per questo che di fronte al caos di questi giorni l’ex senatore oggi non ha speranze. E dice “in verità la disgregazione della Destra nel comprensorio lirino risale alla fine della leadership locale “imposta” a Gianfranco Fini dai “duri e puri” di Alleanza Nazionale.

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