Il Capitano fragile e la Lega in salsa democristiana

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La difesa della legge 194, il cambio di linea sulla cittadinanza a Rami, il pasticcio sul commissariamento del coordinamento del Lazio, la leadership politica in Ciociaria, le ultime vicende di Cassino. Matteo Salvini costretto a troppi compromessi, comandano i … sergenti.

Nell’arena di Verona è toccato proprio a lui dire che la legge 194 non si tocca. A lui, al Capitano in persona. A Matteo Salvini, vicepresidente del consiglio, ministro dell’Interno che più duro non si può, leader indiscusso della Lega. Quello che nei fatti è uno spot ad un modello di famiglia di qualche secolo fa ha dovuto subire un’edulcorazione.

Perché? Semplice: tantissime donne che votano Lega non vogliono che si tocchi la legge 194.

Qualche giorno fa, dopo aver urlato ai quattro venti che la cittadinanza non è una gara a punti, Salvini ha poi concesso il via libera alla concessione della cittadinanza al bambino eroe Rami. Perché? Perché dopo aver letto i sondaggi si è convinto.

Da qualche settimana ha messo da parte le felpe e le divise della Polizia. Giacca e cravatta, maniche di camicia, ma comunque mai più casual e basta. La guerra quotidiana con i Cinque Stelle impone anche un cambio di look. Non si sa mai.

Pochi giorni fa il più venduto, diffuso e autorevole quotidiano italiano, il Corriere della Sera, riporta la notizia di un’idea di Salvini di commissariare alcuni coordinamenti regionali della Lega. Tra i quali quello del Lazio. Perché? Troppe adesioni, troppi salti sul Carroccio, troppi ex di partiti “nemici” della Lega Nord fino a qualche tempo fa. (leggi qui La strategia dei commissari per proteggere la Lega. Anche nel Lazio) Per il Lazio filtra il nome di Daniele Belotti, della bergamasca, tifoso della Dea Atalanta. Succede il pandemonio. Claudio Durigon, sottosegretario al ministero del lavoro, telefona a Giancarlo Giorgetti e allo stesso Matteo Salvini. Concetto chiaro: Francesco Zicchieri non si tocca, altrimenti ve lo fate voi il partito nel Lazio. Poche ore dopo un comunicato a firma di Matteo Salvini annuncia in effetti che Zicchieri non si tocca. Al massimo un affiancamento, una cabina di regia, con un commissario dell’ortodossia leghista. (leggi qui Nessuno tocchi Zicchieri: Salvini nega il commissariamento del Lazio)

Insomma, Matteo Salvini in pochi giorni, e su diversi argomenti, non ha potuto fare altro che scendere a compromessi. La Lega sta crescendo in maniera esponenziale, grazie all’adesione di tanti ex democristiani, ex forzisti, ex di An o del Pdl, ex Udc e Ccd. Moltissimi ex. Quando succedono queste cose,le strade sono due: o si dicono parecchi no (e si rinuncia a tanti voti) o si dice sì a tutti (e si rischiano fibrillazioni e annacquamenti).

Tra qualche ora a Cassino la Lega annuncerà il candidato sindaco. Ma proprio la vicenda di Cassino ha fatto emergerà l’eterogeneità e la debolezza della Lega in provincia di Frosinone: Francesca Gerardi ha una posizione, Gianfranco Rufa un’altra, Francesco Zicchieri lascia fare entrambi. Al coordinamento provinciale, dopo il doppio siluramento di Kristalia Papaevangeliu e Fabio Forte, è arrivato Carmelo Palombo, incalzato però da Domenico Fagiolo. Noi si capisce nulla. Ci sono diversi gruppi, ognuno dei quali va avanti per la sua strada. L’ingresso nel partito del sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani è stato salutato con freddezza sul territorio.

D’altronde, se il Capitano si scopre fragile.

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