Il caso Durigon è una “bomba”. Che preoccupa Mario Draghi

Perché le frasi fascio-littorie del sottosegretario leghista tengono con il fiato sospeso la maggioranza ma anche Palazzo Chigi. La mozione di sfiducia si voterebbe a settembre, in piena campagna elettorale. Salvini non tollererà defezioni, nemmeno in Forza Italia. Pd e Cinque Stelle rischiano l’effetto boomerang. E il presidente del consiglio sa che un alleato “umiliato” sarebbe l’inizio del… Vietnam.

Per capire bene l’importanza politica del “caso Durigon” va letto attentamente un articolo de Il Corriere della Sera, dal quale si percepisce chiaramente la delicatezza della vicenda, che preoccupa moltissimo il premier Mario Draghi. Scrive il Corsera: “Draghi non è intenzionato a sfiduciare pubblicamente il sottosegretario all’Economia, ma l’imbarazzo è forte. Nel Pd si aspettano che il premier faccia una energica moral suasion per convincere Durigon a lasciare l’incarico. Ma non è così facile e indolore, dal momento che il sottosegretario è l’uomo forte nel Lazio di un partito forte della maggioranza”.

La segreta speranza, tra Palazzo Chigi e via XX Settembre è che a risolvere la «grana» sia la mozione di sfiducia del Pd con cui si impegna il capo del governo a revocare l’incarico. Se viene approvata non c’è margine di discrezionalità, la richiesta di un passo indietro da parte del premier diventa un atto dovuto. I numeri per la sfiducia alla Camera dovrebbero esserci, anche senza Italia viva: Pd, M5S, Leu, Si, qualcosa dal Misto e da Forza Italia e forse, fanno di conto a sinistra, qualche assenza tra i leghisti vicini a Giorgetti”.  (Leggi qui)

La terra trema sotto Durigon

Claudio Durigon

La mozione chiederà a Draghi di invitare il sottosegretario a dimettersi e in caso di rifiuto a revocargli le deleghe. Cosa che spetterebbe al ministro Daniele Franco. Ma questa soluzione avrebbe un impatto minore rispetto alla revoca dell’incarico.

Difficile dirlo, perché dobbiamo calarci nel clima che ci sarà a settembre. In piena campagna elettorale per le amministrative. Si vota in più di 1.100 Comuni italiani, ci sono le suppletive e tutto il resto. Il clima sarà incandescente.

La revoca (comunque avvenga) di Claudio Durigon incendierebbe lo scontro politico e all’interno della Lega Matteo Salvini la volgerebbe a suo favore. Costringendo Giancarlo Giorgetti ad una posizione scomoda, quella di essere il pretoriano di un Governo che colpisce al cuore il Carroccio.

Non soltanto: in campagna elettorale Lega e Fratelli d’Italia sono alleati e questo spingerebbe Matteo Salvini e Giorgia Meloni ad una forte accelerazione. Forza Italia anche fa parte del centrodestra ed è difficile pensare che Silvio Berlusconi e Antonio Tajani possano sopportare “defezioni” sul voto di sfiducia a Durigon senza poi doverne pagare un prezzo politico all’alleanza di centrodestra. Il punto è soprattutto questo.

I distinguo di Italia Viva

Matteo Renzi (Foto: Carlo Lannutti / Imagoeconomica)

Quanto a Italia Viva, la pattuglia di Matteo Renzi non voterà la sfiducia a Durigon. Non perché ne condivide le simpatie fascio-littorie, ma semplicemente perché Renzi non farà mai nulla che possa mettere a rischio l’esecutivo di Mario Draghi, fortemente voluto da lui.

E se in sede di voto di sfiducia, dovesse prevalere la linea della Lega, Pd e Cinque Stelle incasserebbero una sconfitta politica enorme, proprio alla vigilia del voto amministrativo. Con possibili riverberi forti sulle leadership già deboli di Enrico Letta e Giuseppe Conte.

Il che vuol dire che alla fine tutto si giocherà all’interno del Carroccio. Detto in altri termini: Matteo Salvini deciderà se chiedere o meno un passo indietro a Claudio Durigon, il quale per la verità potrebbe anche provare a spiegare il contesto delle parole pronunciate a Latina.

Quanto ad eventuali defezioni nella lega in sede di voto, ma veramente c’è qualcuno che pensa che Matteo Salvini possa permetterle? Non ci saranno.

Quanto a Mario Draghi, sa bene che nel semestre bianco non si possono sciogliere le Camere. Ma sa altrettanto bene che i provvedimenti che il Governo dovrà adottare da settembre fino a febbraio avranno bisogno del massimo della condivisione possibile. E un alleato forte come la Lega “umiliato” dalla cacciata di un pezzo da novanta come Claudio Durigon è un elemento che peserebbe tantissimo. Forse troppo.

Anche perché a febbraio si vota per il Quirinale.

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