Il caso Maia si fa tarlo e mette nei radar la stabilità

La scelta dell'ormai ex dirigente dell'Ufficio Tecnico Vincenzo Maia di lasciare l'incarico spinge il Comune di Anagni a cercare un dirigente in pianta stabile. Cosa rischiosa: un Dirigente è sganciato dalla politica. Ma fondamentale per uno sviluppo ordinato

Franco Ducato

Conte del Piglio (ma non) in Purezza

I latini avevano un bel modo per dirlo: «Gutta cavat lapidem». Traducendo letteralmente: la goccia (d’acqua, si presume) perfora la pietra. Volendo dirlo in modo più libero: dai e dai alla fine ce la fai. L’elogio della costanza insomma. Della capacità di restare tenacemente attaccati alle proprie posizioni, fino a quando chi di dovere non cambia idea. È quello che sta capitando proprio in queste ore al comune di Anagni. Dove le perplessità, se non polemiche, sollevate dalla imminente partenza dell’architetto Vincenzo Maia, hanno cominciato a scalfire il muro di pietra. Muro che rendeva impossibile la creazione di una dirigenza ad hoc.

Maia, ricordiamo, non più responsabile del settore Urbanistica dell’Ufficio Tecnico anagnino. (leggi qui L’ufficio da cui ‘scappano’ tutti. Anche Maia ha mollato)

Quel ‘lascio’ che lascia guai

Anagni, una della Giunta Comunale ai tempi del coronavirus

Riassunto per chi si fosse messo in ascolto solo ora. Qualche giorno fa Maia annuncia la fine della propria esperienza come caposettore all’Ufficio Tecnico di Anagni. Ha vinto un concorso a Tivoli, e dunque lascia la poltrona ciociara.

Legittimo, per carità; chi rifiuterebbe un incarico dirigenziale prestigioso (e stabile)? Indubbiamente però la partenza crea qualche problema. Soprattutto in prospettiva, visto che Maia aveva contribuito alla realizzazione del piano di rigenerazione urbana. Cioè il piano che ridisegna una parte dell’urbanistica nelle zone più degradate della città. Piano oramai pronto e da approvare al prossimo consiglio comunale, previsto la settimana entrante.

Il rischio è che, con la partenza di Maia, l’attuazione del piano possa impallarsi. Con la conseguente instabilità quasi obbligata nell’attesa di un nuovo caposettore.

Ed è qui che sorgono le polemiche. Fino a ieri chi chiedeva che per evitare casi del genere si dovesse creare una figura dirigenziale specifica si sentiva rispondere che non era facile farlo. Forse nemmeno possibile. Figura che rendesse più appetibile e stabile quella poltrona. Occupata fino ad oggi solo attraverso incarichi fiduciari ed a tempo, che scadevano con la fine dell’amministrazione.

Dirigenti impermeabili ai politici

Il sindaco di Anagni Daniele Natalia

Quanto è accaduto però, ed è la vera novità, sta cominciando a far scricchiolare il muro (la famosa goccia di cui sopra, appunto).

In comune si sta cominciando a cambiare parere. Ed a pensare che, in fondo, creare questa figura dirigenziale non sarebbe una cattiva idea. Anche perché, come già ribadito in altre circostanze, un’amministrazione che voglia durare negli anni ha il dovere di cercare la stabilità.

A partire dal settore più delicato. Quello dell’Ufficio Tecnico. Creare un dirigente (e pagarlo) può essere complesso. Ma rimanere affidati a precari in quel settore può essere pericoloso. Un comune come Anagni non può permetterselo.

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