Il Caterattino crolla, i romani isolati dalle loro ville a Sabaudia

Il maltempo sgretola ancora di più Sabaudia. E riapre la ferita di una terra diventata luogo di conquista, al netto dei cispadani che si ostinano ad usare lì i loro trattori per piantare carote. Pochi ricordano che Sabaudia è poesia antica

Lidano Grassucci

Direttore Responsabile di Fatto a Latina

Sabaudia,  questa città in stile razionale, non parla alla ragione bensì all’immaginazione… mi ricorda l’Africa, per me la cosa più bella che esiste al mondo

Alberto Moravia

La BBC annunciò quasi felice: “Maltempo sulla Manica, il continente resta isolato”. Un annuncio che definì la “chiusura” dei britannici rispetto all’Europa. Giocando su questa linea, in queste ore il “Maltempo ha fatto crollare le sponde del Caterattino, il canale che collega il lago di Paola al mare. E la strada Lungomare è impraticabile con l’impossibilità per i romani, di raggiungere le proprie ville a Sabaudia: enormi disagi”. 

Naturalmente sindaco e giunta hanno rassicurato che lo spazio “inutile” tra Roma e Sabaudia sarà risanato, velocemente. Questione di ore. Pensate anche il mite lago di Caprolace, che si trova tra quello di Paola e Fogliano, ha detto la sua ed è esondato: si è preso il suo spazio, si è fatto prepotente.

Gioie private e pubbliche riparazioni

A novembre da queste parti fa brutto. Ma è brutto chi di questo brutto si meraviglia in ordine non all’anarchia del posto ma alla razionalità imposta

Prima domanda: ma il lago di Paola è privato, come private le ville sul lungomare? Allora perché gli interventi li deve fare il Comune? Se il fulmine brucia il mio televisore mica me lo ricompera il sindaco.

Strano posto questo quartiere di Roma passata l’inutile Latina e al netto di questi cispadani che si ostinano a usare i loro trattori per piantare carote lì dove potrebbe nascere poesia, armonia, letteratura politicamente correttissima. Dimenticando che prima di loro, quando ancora Roma era neanche nella mente di Giove, qui si paralva di amore. E mica un amore per caso, ma quello di Circe con Ulisse

O Circe, come m’inviti a esserti amico,
tu che porci m’hai fatto nel tuo palazzo i compagni,
e me ora qui avendo, con inganno m’adeschi
a entrare nel talamo, a salire il tuo letto,
per farmi poi, così nudo, vile e impotente?
Non vorrò certo salire il tuo letto,
se non hai cuore, o dea, di giurarmi il gran giuramento
che nessun sortilegio trami ancora a mio danno».
Così dicevo, e lei subito giurò come volli,
e quando ebbe giurato, compiuta la formula,
allora solo di Circe salii il letto bellissimo

Omero, Odissea Canto X

Non è se stessa ma è memoria

Vi par poco? Eppure comunque Sabaudia ricorda l’Africa. come scrive Moravia: non è se stessa ma una “memoria”. Come l’Africa siamo un pezzo di terra che deve essere invasa, comparata, mai considerata. Una terra per i vicerè, i viceborghesi, i vicelatifondisti.

E’ crollato un canale, il mare si è arrabbiato, il vento pure, e dal cielo pioggia a catinelle, la natura ci ricorda quello che è suo e ci dovrebbe fare modesti davanti a lei. Invece contiamo i danni, come se gli invasori chiedessero all’invaso i danni per il disturbo

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