Il colonnello Giannitelli ed il fantasma di Kappler nell’aeroporto di Aquino

È partito per l'ultimo volo il colonnello pilota Quirino Giannitelli. Comandante di aerei da caccia, aveva volato sugli F-104 Starfighter. E addestrato i piloti delle Frecce Tricolori. Lo chiamavano 'Il Principe di Roccasecca'. Ha portato con se i suoi segreti

Il segreto è rimasto senza risposta. Fino alla fine: per quarantaquattro anni. Fin da quando l’ufficiale pilota Quirino Giannitelli ricevette una telefonata sulla linea militare: gli ordinava di portarsi al campo di volo presso Aquino e tenersi a disposizione. Lì incontrò una serie di altri ufficiali, chi in mimetica e chi in borghese: chiesero informazioni tecniche precise sui venti, i rischi nascosti nel terreno, eventuali possibili imprevisti. Nessuno gli spiegò perchè e lui non fece domande: tra militari usava così.

Si fece notte quasi subito ed il colonnello rimase nella vegetazione che all’epoca circondava folta quella vecchia scuola per piloti della Regia Aeronautica, dismessa dal 1943 dopo i bombardamenti alleati. Giannitelli la conosceva benissimo: sognava di realizzare lì una sua scuola di volo, stava prendendo forma un aeroclub.

L’uomo dei Lancieri Neri

Lancieri Neri davanti ad un F-79 (Foto SMAeronautica Militare)

Ne conosceva ogni centimetro. Ci andava quando era libero dallo stormo di combattimento di Grazzanise dove era acquartierato: pilotava gli F-104 Starfighter, si teneva in allenamento facendo due colpi d’ala a Stoccarda e poi tornava indietro. Robbetta per uno che aveva fatto parte del primo nucleo dal quale prese forma la Pattuglia Acrobatica Nazionale, più nota come Frecce Tricolori. Ai suoi tempi si chiamava I Squadriglia ‘Lancieri Neri‘. Molti di quelli che ci hanno volato negli anni successivi erano stati suoi allievi, compresi i piloti morti a Ramstein nello scontro fra tre Aermacchi 339. Non se ne dava pace.

Elegante, snello, alto: in aria lo chiamavano ‘il Principe di Roccasecca‘: veniva dalla vecchia scuola, formatasi nell’immediato Dopoguerra. Pragmatico e pratico: come la volta che era impegnato in una missione di spionaggio sui cieli dell’ex Jugoslavia; due Mig lo ‘agganciarono’ e gli imposero di atterrare sul vicino aeroporto di Belgrado minacciando altrimenti di abbatterlo. Una volta a terra, con una faccia tosta senza eguali, protestò e pretese di sapere cosa ci facessero due Mig sui cieli di Bergamo. Bergamo?

Mostrò la mappa e fece vedere che il suo piano di volo era su BG (che stava per Bergamo). Ma nelle carte Nato si indicava con quel nome Belgrado. Ovviamente non gli credette nessuno, Quirino Giannitelli era lì per testare l’efficienza delle difese aeree del Maresciallo Tito. Ci volle un po’ prima che lo liberassero.

Il segreto della notte del 77

Un G-222 nell’aeroporto militare di Pisa. (Foto: Aldo Bidini)

Fidato, riservato, mai fuori dalle righe, anche per questo quella sera del 1977 lo chiamarono per andare subito ad Aquino. Il resto lo sanno lo storico Costantino Jadecola e pochissimi altri.

«Avevo l’orecchio allenato, era quasi la mezzanotte e sentii un G-222 che si avvicinava. Dopo pochi minuti si accese nel buio una coppia di file di luci verdi, quelle che usiamo per i campi di fortuna nelle zone nemiche. Illuminò una pista nel mezzo del campo di Aquino e dopo pochi secondi il grosso turboelica da trasporto tattico planava, arrivava con precisione millimetrica al fondo della pista. Ai comandi c’era un pilota sicuramente abile: un apparecchio appena più grosso non sarebbe mai potuto atterrare ad Aquino. Quello era il massimo ed era pure difficile farlo scendere senza conoscere il terreno».

«Portava le insegne di quello che all’epoca si chiamava Reparto Volo Sperimentale: sotto il profilo burocratico diciamo che non era tenuto a lasciare tutte le tracce che i rigorosi regolamenti imponevano agli altri. Girò e si fermo. Si aprì il portellone laterale, venne calata una scaletta».

«Dietro alla vegetazione notai un’ambulanza militare: scese un signore anziano che non fui in grado di riconoscere, si appoggiava d una signora più giovane. Salirono a bordo, i due motori aumentarono subito i giri ed il G-222 decollò alla perfezione scomparendo nel nulla. Dopo pochi minuti arrivò una pattuglia dei carabinieri del luogo: vennero subito avvicinati da un colonnello in borghese dell’Arma che si qualificò e li allontanò. Disse che era in corso un’esercitazione e di non annotare nulla dell’accaduto».

Un’esercitazione? La sera del 15 agosto 1977 evase dall’ospedale militare Celio in maniera mai del tutto chiarita, il colonnello Herbert Kappler, ufficiale delle SS, condannato come criminale di guerra per l’eccidio delle Fosse Ardeatine e detenuto fino a poco tempo prima nel carcere militare di Gaeta.

L’ultimo volo di Giannitelli

Quirino Giannitelli negli ultimi anni

Amava l’aria, i cieli lo facevano sentire libero, ogni volta che poteva si metteva su qualunque cosa in grado di volare e decollava. Per gli ultimi anni di servizio il colonnello Giannitelli andò da Grazzanise a Frosinone, al 72° Stormo: due passi dalla sua Roccasecca. Fece il vice comandante dell’aeroporto ed il capocalotta: le cerimonie e la goliardia tipica dello stormo erano una delle cifre della sua vita.

Stava male Quirino Giannitelli, tempo fa un ictus aveva tentato di metterlo a terra per sempre. Senza riuscirci. Gli aveva lasciato qualche segno. Contro il quale aveva combattuto con lo stile che lo ha sempre contraddistinto. Così, nelle ore scorse, all’età di 89 anni, il colonnello Giannitelli è decollato per il suo ultimo volo. Portando con se il più grande dei suoi segreti: se quella notte vide o non vide davvero l’uomo che saliva sulla scaletta del G-222 atterrato come un fantasma nell’aeroporto di Aquino.

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