Il Consiglio della ‘non sfiducia’ in cui tutto appare schiacciato

Un consiglio comunale molto lungo, sfilacciato e polemico. Che ha messo in evidenza i soliti limiti: sia in maggioranza che nell'opposizione. Da un lato, tutti sono convinti di poter essere la futura pietra angolare. Il risultato: non si aggregano. Dall'altro: c'è il rischio di far apparire tutto schiacciato

Paolo Carnevale

La stampa serve chi è governato, non chi governa

Il terzo governo Andreotti, quello che rimase in carica dal luglio del 1976 al marzo del 1978, passò alla storia come il “Governo della non sfiducia”, visto che di fatto, per la prima volta nella storia repubblicana, non vide una vera e propria opposizione alla sua maggioranza, poiché l’unico Partito di opposizione, il Partito Comunista di Berlinguer, in quella circostanza non si oppose ma si astenne rispetto alla relazione programmatica del divo Giulio. Una circostanza mai più verificatasi. (Leggi qui).

Ed a cui probabilmente qualcuno ha pensato l’altra mattina ad Anagni, quando alla fine di un consiglio comunale molto lungo, sfilacciato e polemico, gli due ultimi punti, relativi ad alcune variazioni di bilancio ed alla salvaguardia degli equilibri sono stati votati da tutti i componenti della sala consiliare all’unanimità, compreso il consigliere Antonio Necci di Idea Anagni, tecnicamente all’opposizione, ma di fatto, come capita ormai da diversi mesi, organico e funzionale ai progetti della maggioranza.

Il Consiglio della ‘non sfiducia’

L’opposizione in Consiglio Comunale ad Anagni

Cosa è accaduto? E’ accaduto che nella seduta dell’altro giorno già diversi esponenti dell’opposizione, come i consiglieri Fioramonti, Cardinali e Vecchi erano assenti per motivi personali.

Nel corso della discussione la pattuglia della minoranza è andata progressivamente assottigliandosi, visto che la consigliera Tagliaboschi è uscita dal Consiglio dopo il primo punto lamentando il fatto che non le fosse stato dato tempo per un’adeguata analisi dei documenti consegnati: la stessa decisione l’hanno presa, verso la fine del consiglio, quando appunto si doveva parlare di variazione di bilancio e di salvaguardia degli equilibri di bilancio, i consiglieri di CasaPound e Anagni cambia Anagni Valeriano Tasca e Nello Di Giulio.

E così sui banchi dell’opposizione è rimasto il solo Necci, già pronto ad alzare la mano per Natalia. Realizzando il paradosso di una maggioranza senza opposizione.

Tutti galli

Quanto si è verificato ieri consente di operare alcune riflessioni su questioni centrali nello scenario estivo della politica anagnina estiva. 

1- La fragilità dell’opposizione: nonostante le numerose riunioni che si susseguono nelle ultime settimane per cercare di arrivare a creare una piattaforma di opposizione complessiva credibile, in grado di sfidare il sindaco alle prossime comunali con una speranza di vittoria, di fatto una vera e propria alternativa non esiste.

Esistono soprattutto le diverse figure personali. Che però non riescono a fare gruppo. Men che meno ad incidere. Non per incapacità. Al contrario. Solo che ognuno ha la convinzione di poter essere la pietra angolare sulla quale costruire la futura alternativa. Il risultato è che così nessuno si aggrega perché è convinto di essere lui l’aggregatore.

Effetto schiacciamento

Daniele Natalia

2- Alla fragilità “numerica” dell’opposizione corrisponde la fragilità “qualitativa” della maggioranza.

E anche su questo punto va fatto un inciso: non per incapacità o per scarso livello dei Consiglieri. Tutti loro hanno lo skill giusto per il ruolo che stanno svolgendo. Ma appare schiacciato nel momento in cui a guidare l’orchestra c’è un sindaco che ha invece una dimensione provinciale. Non bisogna dimenticare che Daniele Natalia è diventato, poco alla volta, l’unico motore della proposta politica di Forza Italia in provincia di Frosinone; è tra i pochi in grado di elaborare una strategia di sviluppo economico d’ampio respiro (non è un caso se le aziende vanno ad investire ad Anagni e non vanno a creare nuovi posti altrove).

La conseguenza è che tutto il resto appare schiacciato e più piccolo. Il Consiglio in questo senso ne è stato una prova: in diversi non hanno apprezzato l’assenza di ben due esponenti del giunta come Carlo Marino e Vittorio D’Ercole. Molte critiche, nonostante la difesa ufficiale, anche nei confronti della stessa assessore Retarvi, fragile nel replicare alle richieste dell’opposizione.

Di fatto, è come se si viaggiasse a due velocità. Con l’assessore Giuseppe De Luca, ancora una volta molto valido, ma in imbarazzo nel replicare a critiche che non lo riguardavano.

In parte è una tattica: inutile scatenare effetti pirotecnici se è possibile approvare tutto senza perdite di tempo. Anche a costo di apparire con una vitalità politica pari a quella di un calzino bucato. Ma è la stessa strategia che consentì all’Andreotti Ter di governare ben oltre i tempi che gli erano stati prospettati.

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