Il dopo Zingaretti si decide con le Primarie

Si fa concreta l'ipotesi di ricorrere alle Primarie per decidere il candidato per la successione a Nicola Zingaretti. Il vice segretario regionale Foschi oggi ha detto si. L'ipotesi lanciata dal fronte Leodori. Che ieri ha mandato un segnale chiarissimo. Mentre nelle ore precedenti era stato Calenda a lanciare l'assessore D'Amato

La corsa per il dopo Zingaretti è iniziata. A puntare alla sua successione sono due degli uomini di chiave nel suo esecutivo: il vice presidente Daniele Leodori, l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato. Hanno mandato segnali chiari a distanza di poche ore l’uno dall’altro. E il Partito Democratico si è già messo all’opera per evitare lacerazioni dolorose e divisioni drammatiche. Si è già mosso: mandando in avanscoperta il vice segretario del Lazio Enzo Foschi. (leggi qui Regione Lazio, D’Amato e Leodori non si scanseranno).

Ipotesi Primarie

Daniele Leodori (Foto: Paola Onofri © Imagoeconomica)

È stato lui a spalancare la porta alle Primarie per individuare il successore di Nicola Zingaretti verrà individuato con le Primarie. Lo ha fatto oggi parlando dell’esigenza di una «coalizione larga partendo dal modello Zingaretti, che ha dimostrato che pur nella diversità ma con valori condivisi e programmi chiari si può governare insieme e bene nell’interesse della propria comunità». Ma non basta. Serve anche «la partecipazione popolare. Questa è la strada più giusta da seguire. Le primarie, se non diventano una semplice conta, sono lo strumento più utile per chiamare il nostro popolo a partecipare e a scegliere».

A lanciare l’ipotesi di elezioni Primarie lunedì era stato proprio Daniele Leodori. Lo aveva fatto intervenendo al convegno Insieme per il Lazio 2030, organizzato a Roma dalla Camera di Commercio. Da lì l’attuale vice di Nicola Zingaretti aveva proposto la convocazione degli Stati Generali del Lazio per il 2030: una sorta di assemblea generale nella quale pianificare i prossimi dieci anni di sviluppo attraverso i fondi strutturali ed i fondi del Pnrr. Un intervento fatto da candidato presidente in pectore. Ma stando bene attento a non andare oltre: “parlare ora di nomi è prematuro” ha messo in chiaro, lanciando le primarie come possibile via per individuare il candidato.

Enzo Foschi risponde a quel segnale. Lo fa dicendo si. Sintonizzandosi così con la platea schierata ieri al Tempio di Adriano per ascoltare Daniele Leodori. Non erano casuali le presenze di tutti gli uomini legati al ministro Dario Franceschini, crocevia fondamentale per qualunque decisione all’interno del Partito. C’era il consigliere Michela Di Biase e c’era il Segretario Regionale del Partito Bruno Astorre.  Con loro anche il presidente del Consiglio Regionale Marco Vincenzi, i consiglieri Michela Califano e Gianluca Quadrana ed i loro colleghi eletti al Comune di Roma Andrea Alemanni e Svetlana celli (presidente dell’assemblea capitolina).

Tutti per le Primarie

Massimiliano Smeriglio

Non è un caso che tutti si siano schierati per le Primarie. Così come non era casuale la presenza di Massimiliano Smeriglio l’uomo che fu al fianco di Nicola Zingaretti sia durante la sua prima elezione alla Regione e sia nella scalata alla Segreteria Pd. Con l’ideologo di Piazza Grande c’erano altre figure provenienti da Sel: Amedeo Ciaccheri e Michela Cicculli.

Che non fossero lì per caso lo evidenziano le parole prionunciate da Smeriglio: «Alle prossime elezioni regionali c’è bisogno di una coalizione ampia di stampo progressista per battere le destre e continuare a far crescere il Lazio».

Enzo Foschi si chiera e oggi dice che «mi convince la proposta di percorso lanciata da Daniele Leodori per essere più forti e dare continuità a questi anni di buon governo. Senza perdere mai di vista le sfide del presente e guardando al Lazio del futuro».

Il Figliuolo del Lazio

A lanciare ufficialmente il nome dell’assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato l’altro giorno è stato l’ex ministro Carlo Calenda. Che alle elezioni comunali di Roma ha messo in campo il suo Parito Azione ottenendo buoni risultati.

Lo ha fatto con una dichiarazione che lascia poco spazio alle interpretazioni. E che mira a spaccare il fronte Dem. Carlo calenda ha detto che Alessio D’Amato «ha fatto un lavoro strepitoso e lo appoggerei in qualunque forma se fosse il candidato del centrosinistra» alle elezioni Regionali del Lazio.

Alessio D’Amato (Foto: Alessia Mastropietro © Imagoeconomica)

Già, ma nel Lazio Zingaretti governa con il M5S ed in giunta ha Roberta Lombardi e Valentina Corrado: fino ad oggi al leader di Azione bastava nominargli i grillini per suscitargli l’orticaria. Ora Calenda è pronto a sostenere D’Amato anche se ci fosse una coalizione con il M5S. Perché? «Tanto è un movimento finito, non sono più un problema della politica italiana perché sono inussistenti».

Alessio D’Amato viene da sinistra. È abituato ad agire senza parlare. Non è una dote in una politica fatta di tweet e di incursioni fatte al mattino già dimenticate alla sera. Per contro è dannatamente concreto: di fronte alla pandemia non ha arretrato di un solo millimetro, trascinando il Lazio tra le regioni italiane più avanti nella vaccinazione.

Resta il problema dell’appoggio politico. Con Area Dem schierata su Leodori occorre una solidissima base di partenza per essere competitivi. Ed al momento è quello che serve al Figliuolo del Lazio. Perché apprezzamenti ne registra in abbondanza, stima e considerazione ne ha a volontà. Nicola Zingaretti però ha consegnato a Daniele Leodori prima il Bilancio e poi la vice presinza operativa della Regione.

E se mancano anche i voti degli Zingarettiani c’è poco da ragionare.

Le Primarie sotto questo punto di vista però potrebbero essere la soluzione. Che eviterebbe incursioni alla Calenda. E riconoscerebbe a tutti il proprio ruolo. Con la reciproca legittimazione.

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