Il doppio gioco dei Partiti che hanno paura di dire No

Foto © Stefano Carofei / Imagoeconomica

Giorgetti non attacca Salvini, anzi dice quello che il Capitano non può ufficialmente dichiarare. Ma la stessa situazione è presente nei Fratelli d’Italia, nel Pd, in Forza Italia. Tranne che nei Cinque Stelle, gli unici che vogliono davvero tagliare 345 seggi.

Quello di Giancarlo Giorgetti non è un attacco a Matteo Salvini. E’ semplicemente l’altra faccia della medaglia che non è presente solo nella Lega. Ma in tutti i Partiti. Quella del No al referendum sul taglio dei parlamentari. In tutti i Partiti il fronte del No è molto forte tra gli addetti ai lavori, cioè tra i politici. E gli stessi leader non si spendono più di tanto per il Sì, che pure declamano. (Leggi qui).

Matteo Salvini

Matteo Salvini, Capitano del Carroccio, al referendum dice Sì, ma sa perfettamente che tra i suoi è il No a prevalere. Stesso discorso per Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia. Solo che nelle liturgie della politica l’ipocrisia viene al primo posto. Ma va bene così. Perfino nel Partito Democratico i No non mancano: da Luigi Zanda a Matteo Orfini, da Giorgio Gori a Gianni Cuperlo. Per non parlare di Forza Italia o di Italia Viva.

Quella del taglio dei 345 seggi parlamentari è una battaglia solo dei Cinque Stelle e di nessuno altro. Lo sanno perfettamente tutti anche nei Partiti. Il Sì resta favorito perché all’inizio è stato percepito come un colpo alla Casta. Ora i numeri del No stanno risalendo in maniera rapida e consistente: il quesito viene inteso come un inutile attacco alla Costituzione. In realtà si tratta di una battaglia simbolica che alla fine taglierà la rappresentanza parlamentare.

La paura dei Partiti

Ma proprio il doppio fronte e il doppio gioco che emergono in quasi tutti i Partiti fanno emergere la debolezza degli stessi partiti. (Leggi qui Il coraggio di dire No a questo referendum).

Foto: Imagoeconomica, Benvegnu’ Guaitoli

Perché non si è potuta fare una battaglia per il No allo scoperto? Quando si deve votare per un referendum non dovrebbero esserci logiche di Governo o di opposizione. Si parla di argomenti che dovrebbero andare oltre le impostazioni dei Partiti.

Partiti che però all’atto pratico si troveranno con 345 seggi in meno. E quindi con moltissimi deputati e senatori che non saranno ricandidati.

Un tempo si chiamavano le rivolte dei peones. Facevano tremare corazzate come la Democrazia Cristiana. Figuriamoci ora.

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