Il “Dribbling” di Gatti tra sudore, sacrifici, lacrime e lo sbarco alla Juventus

Il difensore-rivelazione del Frosinone protagonista dello storico rotocalco di Rai 2. Federico ha raccontato la sua favola, mostrando anche il lato più intimo: “Mio nonno ha pianto dopo la firma con il club bianconero, devo tanto alla mia ragazza che mi ha sempre aiutato”.

Alessandro Salines

Lo sport come passione

Quando l’ho paragonato ad un Chiellini con i piedi di Bonucci qualcuno si è messo a ridere. Ma io sono un sognatore e prevedo Gatti-Bastoni come nuova coppia di difensori centrali della Nazionale”. Il “Dribbling” di Guido Angelozzi lascia il segno e forse la dice lunga sulla favola di Federico Gatti, il difensore del Frosinone ceduto alla Juve per 10 milioni. (Leggi qui Frosinone, che colpo: Gatti alla Juve per 10 milioni. Via a fine stagione).

Una favola così bella e magica tanto da essere raccontata dallo storico rotocalco sportivo di Rai 2 “Dribbling”, 49 anni di vita, uno stile unico e condotta in quasi mezzo secolo da mostri sacri del giornalismo come Nando Martellini, Gianni Minà, Gianfranco De Laurentiis e Massimo De Luca.

Per Gatti un altro appuntamento di prestigio nel giorno in cui la trasmissione ha celebrato i 55 anni di Roberto Baggio con un’intervista esclusiva.  Scortato dal suo mentore Angelozzi e dallo staff comunicazione del Frosinone, Federico si è confessato allo “Stirpe”, lo stadio dove in meno di un girone ha conquistato la ribalta nazionale ed internazionale e soprattutto la maglia più pesante d’Italia, quella della Juventus.    

L’UMILTA’ LA SUA FORZA

Federico Gatti a Dribbling

Federico Gatti, 23 anni, piemontese di Chieri, fisico da corazziere dall’alto dei 190 centimetri, ha raccontato la sua storia diventata favola. Una storia di sacrifici e fatica. Lo ha fatto con umiltà malgrado sia diventato un giocatore della Juventus e potrebbe anche alzare la voce.

Ho lavorato ai mercati generali dove scaricavo cassette di frutta e verdura – ha detto il difensore ai microfoni dell’inviato Saverio Montingelli –  Poi ho fatto il muratore e montavo serramenti. Mi allenavo al freddo su campi ghiacciati e fangosi. Ne ho passate tante, esperienze brutte e belle.  Tutto mi è servito per crescere. Il lavoro era pesante, non guadagnavo tanto ma mi piaceva. Ho sempre tenuto alla mia indipendenza, sono sempre stato l’ultimo a mollare. Una filosofia che metto in ogni partita. Il lavoro mi ha insegnato tanto, ha forgiato la mia mentalità. E poi mi ha consentito di aiutare i miei genitori in un momento di difficoltà”.

E’ diventato difensore quasi per caso. “Giocavo centrocampista, ma siccome ero il più alto l’allenatore del Pavarolo in Eccellenza mi ha chiesto di arretrare. Lì è cambiata la mia vita”, ha svelato Gatti. 

LA JUVE E LE LACRIME DEL NONNO

Guido Angelozzi

Quando Angelozzi gli profetizza un futuro in Nazionale, Gatti quasi arrossisce; “Ho soltanto 20 partite in serie B, ora vivo alla giornata giornata”. Intanto però è arrivato alla Juve. E’ una situazione surreale di cui mi renderò conto solo quando a giugno andrò a Torino – confessa Gatti –  E’ successo tutto velocemente, è stato un tourbillon di emozioni. Quando sono stato a Torino per le visite mediche, ho conosciuto Chiellini e Bonucci. Mi hanno fatto sentire a mio agio, sono prima grandi uomini e poi calciatori. La Juve è un altro pianeta, un top club mondiale”.

Gatti poi ha svelato il suo lato più tenero. Quello di un classico gigante buono. Dopo la firma sul contratto sono andato a trovare mio nonno – ha ricordato con un pizzico d’emozione – Appena mi ha visto è scoppiato a piangere, devo molto a lui, mi ha aiutato a crescere. Devo tanto anche alla mia ragazza che mi è stata sempre vicino e nei momenti difficili mi ha aiutato anche a livello economico”.

Federico Gatti allo Stirpe

Gatti è rimasto con i piedi per terra. Ora è solo concentrato sul campionato del Frosinone. D’altronde lo ha ripetuto più volte: “Voglio dare il massimo per la maglia giallazzurra. Devo tanto al Frosinone”. Ma sollecitato dal giornalista, Federico non nasconde il suo sogno. Un grande sogno ma allo stesso tempo semplice. “Non voglio pormi limiti ed avere rimpianti – ha aggiunto – A fine carriera potrò dire di aver  dato il massimo. E poi vedrò dove sono arrivato. Spero il più in alto possibile. Voglio essere orgoglioso di me stesso”.

EMOZIONI DA DRIBBLING

In studio con la conduttrice Simona Rolandi gli ospiti Demetrio Albertini, Massimo De Luca, Giampaolo Montali e Elisa Di Francisca. Tutti conquistati dalla favola di Gatti. Tutti colpiti soprattutto dall’umiltà mostrata dal difensore. “Questa storia insegna che ci sono giovani di qualità anche nelle serie minori – ha osservato Montali, direttore generale della “Ryder Cup” di golf e coach di volley – Sono contento che la Juve abbia dato una chance ad un calciatore italiano in un periodo in cui i grandi club guardano troppo al mercato straniero”.

Entusiasta di Gatti, l’ex campionessa di scherma Elisa Di Francisca: “Non ho parole – ha commentato – Sono sempre stata scettica sul calcio ma dopo aver ascoltato questa storia spingerò i miei figli a praticare questo sport che a quanto pare forma uomini così. E l’umiltà di Gatti è straordinaria quando dice di non voler avere rimpianti”. Albertini, ex centrocampista del Milan e della Nazionale, attuale responsabile del settore tecnico della Figc, si è rivisto in Gatti. “Anch’io sono partito da un piccolo centro e sono arrivato al Milan – ha detto – Quella di Gatti sembra un favola spuntata dal passato. Se lo ha preso la Juve non può sbagliare, credo che la rivalutazione del mercato interno debba diventare un obiettivo del nostro calcio. 

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