Il Frosinone eternamente in bilico sul filo tra sogno e incubo (di A. Salines)

Il Frosinone è eternamente in bilico tra sogno ed incubo. Come ha dimostrato ancora una volta la partita giocata contro il Toro. A viso aperto. Ma poi... L'analisi di Salines

Brutto il mestiere dell’equilibrista. Con la perenne paura di cadere giù dal fatidico filo e farsi male. Lo sta imparando sulla propria pelle il Frosinone, una stagione in bilico tra disperazione e speranza. Oggi allo “Stirpe” contro il Torino l’istantanea perfetta. Un primo tempo degno del miglior Karl Wallenda, il leggendario funambolo tedesco naturalizzato statunitense. Danzando spedito sulla corda verso il tanto agognato traguardo della prima vittoria tra le mura amiche e di una sterzata decisa in chiave-salvezza. Il gol di Paganini, una partita coraggiosa e tosta e il Toro con le corna basse. Poi nella ripresa cambia tutto. Le gambe tremano, il fiato diventa grosso e Belotti con due spallate manda giù i giallazzurri e i loro sogni. Un volo senza rete, un tonfo che fa rumore. Lo “Stirpe” resta stregato, la salvezza s’allontana.   

Sir Claudio aiutaci tu

Inutile nascondersi. La sconfitta è pesante e la classifica piange lacrime ancora più amare. Il Bologna infatti con la vittoria facile facile sul Cagliari schizza a +4 dal Frosinone. E a questo punto domani sera bisognerà fare il tifo per la Roma che all’Olimpico affronterà l’Empoli.

Sarà la “prima” di Claudio Ranieri sulla panchina dei giallorossi. Un successo di De Rossi e compagni lascerebbero i toscani a 5 lunghezze. Distanze immutate insomma. In caso contrario diventerebbe tutto più complicato considerando che domenica prossima al “Castellani” di Empoli ci sarà lo scontro diretto. 

Una partita da dentro o fuori

Una finale e non è il solito luogo comune del calcio che si nutre di frasi fatte e paroloni ad effetto. Per il Frosinone la gara ad Empoli sarà decisiva o quasi. Un concetto ribadito dal tecnico Marco Baroni nel triste post-partita dello “Stirpe”.

«Confronto da dentro o fuori», ha detto l’allenatore fiorentino. Per sperare di salvarsi i canarini dovranno vincere o quantomeno non perdere (ma basterà?). Poi ci sarà la sosta e al ritorno in campo il doppio turno in casa con Spal e Parma. Tre match-verità che determineranno il futuro del Frosinone.

Se non si otterrà il massimo, in molti potranno cominciare ad aprire le case al mare.

Gara dai due volti, il certificato dei numeri

Mai come stavolta le statistiche fotografano l’andamento di una partita. Nel primo tempo il Frosinone ha avuto maggiore possesso palla (53.4% contro il 46.6% del Toro). Un aspetto che tra l’altro non gli è capitato spesso in questo campionato.

I canarini inoltre hanno tirato di più in porta (6 volte). L’unica conclusione dei granata nel finale con l’esterno Ansaldi. Insomma supremazia evidente e certificata.

Poi nella ripresa tutto si è rovesciato come il risultato che consegna la terza vittoria di fila ai granata e 44 punti in piena zona Europa. E alla fine lo score è una sentenza pro-Toro: possesso palla 46%-54%; tiri 13-14 (4-7 nello specchio). 

Il crollo atletico che preoccupa

Il Frosinone di Baroni finora si era distinto per una forma fisica eccellente, frutto evidentemente di un lavoro mirato effettuato dallo staff del tecnico toscano.

Oggi invece è accaduto qualcosa che non t’aspetti. Nella ripresa i giallazzurri sono letteralmente crollati. Sciolti come neve al sole. Dopo un primo tempo a tutta birra, le gambe hanno cominciato a non girare più. La squadra si è spenta arretrando il proprio baricentro e finendo così in balia degli avversari che invece hanno mostrato una freschezza atletica invidiabile. E poi la maggiore qualità e la vena di Belotti (a segno da 2 domeniche di fila, non succedeva da settembre 2017) hanno fatto la differenza.

Un segnale preoccupante in vista dei prossimi appuntamenti dove il Frosinone si giocherà tutto. La speranza è che il crollo sia stato casuale o dovuto solo alla forza dei granata altrimenti sarebbe un vero problema.

Brutto il mestieri degli equilibristi.