Il gas diventa strategico, la coalizione si sfalda

Cambia la linea del Pd a proposito di energia ottenuta dai rifiuti. Ad Anagni rottura con il comitato No Biodigestore. le conseguenze sui piani per le prossime Comunali

Paolo Carnevale

La stampa serve chi è governato, non chi governa

L’ultimo in ordine di tempo a prendere posizione è stato Ferruccio De Bortoli sul giornale che ha diretto in modo autorvole per anni: Il Corriere della Sera. Nell’inserto dedicato all’Economia ha puntato il dito su una follia tutta italiana. Anzi, di mezza Italia: quella che continua a sotterrare i rifiuti anziché trasformarli in energia.

Scrive Ferruccio De Bortoli «C’è un tesoro nascosto. E si paga troppo per non valorizzarlo. Se prima della guerra in Ucraina, ricavare energia dai rifiuti o riciclarli, era utile, oggi è semplicemente indispensabile. E con l’esplosione dei prezzi delle materie prime, non solo energetiche, in molti casi è diventato anche conveniente».

Realismo energetico sui territori

Roberto Gualtieri (Foto: Andreo Panegrossi © Imagoeconomica)

Prima di lui, con meno chiarezza, lo aveva detto Mario Draghi. Il banchiere prestato al Governo italiano lo aveva detto a modo suo: inserendo il tema in un intero capitolo del Pnrr al quale è stata affidata la ripresa dell’Italia. In quel capitolo si parla di Transizione Energetica e si prevedono i fondi per realizzare gli impianti con cui smettere di interrare i rifiuti ma ottenerne energia.

La guerra in Ucraina e l’esplosione dei prezzi del gas ha costretto tutti a fare i conti con la realtà dei fatti. A Roma il sindaco Dem Roberto Gualtieri ha annunciato la costruzione di un termovalorizzatore che toglierà i rifiuti dalle strade di Roma, produrrà energia elettrica ed il riscaldamento per migliaia di case. (Leggi qui: Roma si fa il termovalorizzatore: via i rifiuti, diventano energia).

Una decisione che va nella direzione opposta a quella tracciata fino a quel momento dal Partito Democratico nel Lazio. Al punto che il Piano Regionale dei Rifiuti messo a punto dalla Regione di Nicola Zingaretti prevedeva lo stop a qualunque nuovo progetto di termovalorizzatori. Un Piano che dovrà essere riscritto: la colpa è stata data alla sindaca Virginia Raggi. Accusata di avere fornito cifre del tutto sballate alla Regione inducendala a fare scelte strategiche sbagliate. (leggi qui: Lo scontro nel Pd dietro al termovalorizzatore).

Cambia la musica ad Anagni

In provincia di Frosinone negli ultimi anni sono stati presentati 5 progetti per impianti che producano gas green dalla fermentazione naturale dei rifiuti. Due sono quelli più moderni e con criteri ‘anaerobici‘: gli avanzi delle cucine e gli sfalci delle erbacce finiscono in una specie di pentola a pressione, chiusa in modo che non escano odori; i gas che si generano in modo naturale con la fermentazione vengono trattati ed una parte diventa metano, una parte diventa l’anidride carbonica che beviamo con le bibite.

Uno dei due impianti è quello della società Maestrale e lo prevede nell’area industriale di Frosinone; l’altro è quello della società EneAna (il colosso pubblico A2A di Brescia, più la società pubblica Saf composta dai Comuni della provincia di Frosinone, più il gruppo Saxa Gres).

La nuova linea green sulla quale si sta orientando il Partito Democratico in Italia e nel Lazio rischia ora di determinare un rimodellamento del progetto per la creazione del Campo Largo da contrapporre al centrodestra del sindaco Daniele Natalia nelle prossime elezioni comunali del 2023.

Effetto Sin

Tutto parte dalla svolta del presidente Nicola Zingaretti sulla questione del Sin: la richiesta di sospendere i vincoli per le aree che sono evidentemente non inquinate ma impongono lo stesso decine di vincoli alle industrie che vogliono insediarsi nella Valle del Sacco o ampliarsi (Leggi qui Catalent, Zingaretti annuncia la fine del Sin: “È figlio di errori ed illusioni”).

La decisione di Zingaretti, in città ha avuto un effetto immediato: lo smarcamento dell’ala ambientalista che si raccoglie (o si raccoglieva) nel comitato No Biodigestore all’interno del centro sinistra. Smarcamento ratificato in una riunione tenutasi qualche sera fa nella contrada di San Bartolomeo.

Questo lo schema. Qualche giorno fa, come noto, il presidente della Regione Nicola Zingaretti durante l’assemblea di Unindustria dice sostanzialmente che il Sin della Valle del Sacco così non funziona. Che, di fatto,  affossa l’economia del territorio. Come ha dimostrato la vicenda della Catalent. E’ necessario, ovviamente, rispettare l’ambiente; ma anche aiutare lo sviluppo. Di qui la necessità di superare il Sin.

Terremoto a destra e sinistra

Le dichiarazioni di Zingaretti provocano un terremoto sia a destra che a sinistra. A destra tutto il parterre dei conservatori, dal regionale al provinciale, fino al sindaco di Anagni Daniele Natalia, dice sostanzialmente “grazie per averlo detto con 10 anni di ritardo”. Ma anche i progressisti frenano; ad esempio con l’onorevole Ilaria Fontana dei 5 Stelle, che dice che non c’è ancora una vera e propria ufficializzazione di quanto detto da Zingaretti. Salvo poi essere smentita nella sua smentita: la Regione le risponde laconica “Abbiamo parlato con Draghi”.

Ad Anagni le parole del presidente Zingaretti scatenano un putiferio. Gli ambientalisti che fanno riferimento al Comitato No biodigestore legano le dichiarazioni del presidente sulla questione Catalent-Sin al tema del biodigestore. Con un teorema molto semplice; la volontà del presidente Zingaretti di rivedere il Sin potrebbe spianare la strada al biodigestore. Un attacco soprattutto al Pd cittadino.

Ed infatti poco dopo il Partito Democratico di Anagni annuncia di non riconoscersi in queste parole. Una rottura tra il Partito Democratico e la parte più radicale ed ambientalista del centrosinistra locale che si riconosce sotto il comitato No biodigestore. Anticipata, come detto, da una riunione ufficiosa tenutasi qualche giorno fa a San Bartolomeo. Nella quale diversi comitati civici hanno dichiarato la loro contrarietà nell’aderire ad uno schieramento che facesse capo al Partito Democratico.

Verso la divisione

Il Segretario Pd di Anagni Egidio Proietti

Insomma, si va verso una divisione: da una parte il campo largo che fa riferimento al Partito Democratico, con una serie di forze civiche che arrivano fino al mondo dei conservatori che attualmente si riconosce nella figura di Alessandro Cardinali; dall’altra, una coalizione più marcatamente schierata a sinistra, con una forte impronta ambientalista, che a questo punto andrebbe da sola.

Progetto che potrebbe anche non dispiacere al centrosinistra regionale e provinciale, che da tempo porta avanti l’idea di una coalizione progressista più di governo, con  il taglio delle ali estreme. E che non dispiacerà senz’altro neanche al sindaco Natalia. Sempre che nel centrodestra si riesca a governare il complicato equilibrio tra Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia. Soprattutto il rampantismo di questi ultimi, vista la progressiva volontà dei meloniani di ritagliarsi un ruolo sempre più importante a livello nazionale, potrebbe generare a cascata effetti imponderabili per quanto riguarda gli equilibri nelle coalizioni delle realtà più locali.

Come appunto, quella di Anagni.

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