Il gettone? Anche per le dimissioni

Una sola seduta, il tempo necessario per essere proclamati e dimettersi. E maturare il gettone di presenza. Che ora viene pagato ai Consiglieri comunali. Anche se sono andati in Aula solo per mettere fine a quell'esperienza

Andrea Apruzzese

Inter sidera versor

Novantadue euro e dimissioni. Vero, i Consiglieri comunali hanno diritto per legge sempre e comunque al gettone di presenza in caso di convocazioni di Consiglio e commissioni. Ma era un aspetto forse passato in secondo piano, rispetto a quanto accaduto il pomeriggio del 28 settembre.

Primo Consiglio comunale della nuova amministrazione di Damiano Coletta a Latina: durata dieci minuti, poi i consiglieri comunali di centrodestra chiedono una sospensione, si alzano, se ne vanno, salgono dal notaio, firmano le dimissioni. Vengono protocollate, l’amministrazione cade. In aula, intanto, la verifica del numero legale: appello, il numero non c’è. (leggi qui: Latina, il centrodestra si dimette in massa. Coletta: «Lascio a testa alta»).

Dimissionati e pagati

Damiano Coletta nell’ultima seduta

Quel gettone di presenza del 28 settembre resterà l’unico di quella amministrazione, morta sul nascere. E ora viene erogato.

La determina di impegno è apparsa sull’albo pretorio online del Comune di Latina, come ogni altro atto d’altronde, nella sezione apposita. Mentre in quella dedicata alle delibere di Consiglio è apparsa l’unica delibera di quell’assise: l’esame delle condizioni di eleggibilità, compatibilità dei consiglieri e convalida degli eletti. L’unico punto svolto quel giorno, necessario affinché i consiglieri eletti lo diventassero formalmente e potessero, quindi, anche dimettersi.

Ed è particolare, ora, vedere quella determina per i gettoni del mese di settembre, in cui a ciascun consigliere figura una sola presenza, del valore di 92,96 euro. Per un totale di 2881,76 euro, per tutti i 32 consiglieri (il sindaco non ha gettone). Verrebbe da dire: 92,96 euro, il prezzo delle dimissioni, per i consiglieri che hanno scelto di abbandonare.

Il tema del gettone

Vincenzo Zaccheo esce dal notaio dopo le dimissioni

Il tema del gettone di presenza, rigidamente parametrato per legge nel limite massimo mensile di un quarto dell’indennità del primo cittadino, è da sempre al centro di dibattiti e discussioni. In base alle norme, un consigliere comunale non vi può rinunciare. Al limite, lo può devolvere a una causa, come a volte è avvenuto. Ma da più parti è stato soggetto a critiche.

In passato, è accaduto che consiglieri comunali, registrata la presenza alla seduta di commissione, la abbandonassero dopo pochi minuti, comunque maturando il diritto al gettone. E per questo fu valutata l’ipotesi di un tempo minimo di partecipazione alla seduta, con registrazione dell’orario di arrivo e di abbandono seduta.

Altre volte, la polemica poteva nascere su sedute di commissione in cui non si adottavano atti, non si approvava alcunché, ma magari erano comunque servite ai consiglieri per apprendere determinate nozioni da parte di dirigenti o funzionari, circostanza che spesso si verifica in avvio di consiliatura.

Un gettone tira l’altro

Il gettone non rappresenta – è ovvio – una forma di “stipendio”, né sarebbe ipotizzabile una simile circostanza; nondimeno avvennero in passato casi di consiglieri comunali che “chiedevano” a qualche presidente di commissione di cui erano membri di “convocarne un’altra” entro la fine del mese, perché magari non avevano ancora raggiunto il massimale.

Il gettone, infatti, ha un limite, in percentuale parametrato all’indennità del primo cittadino, oltre il quale non si può andare, anche partecipando a ulteriori sedute. Per chi avesse curiosità di conoscere questa somma massima, a Latina è di 1.366,54 euro mensili lordi, pari a un massimo di 15 gettoni, anche se magari si maturano 16 o 19 presenze.

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