Il grillino, il federatore e il nuovo democristiano

Foto: Giornalisti Indipendenti

Emblematica la foto scattata ieri al Ministero dello Sviluppo Economico. Con il sacerdote dell’ortodossia penta stellata Luigi Di Maio e con l’astro nascente del centrosinistra Nicola Zingaretti, c’è anche il presidente della Provincia Antonio Pompeo. Il quale non ha fatto cenno alle appartenenze di partito, ma si è rivolto ai lavoratori e a quei corpi intermedi che fanno la differenza.

La foto scattata ieri al Ministero dello Sviluppo Economico tra qualche mese potrà avere un significato politico importante.

Non soltanto perché ci sono il capo politico dei Cinque Stelle Luigi Di Maio (peraltro vicepresidente del consiglio e ministro del lavoro) e il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti (candidato alla segreteria nazionale del Pd), due che potrebbero presto trovarsi faccia a faccia.

In quella foto c’è anche Antonio Pompeo, presidente della Provincia di Frosinone, che nel Partito Democratico rappresenta quell’area Popolare erede della Democrazia Cristiana che guardava a sinistra. E’ come se Pompeo avesse idealmente raccolto il testimone da Francesco Scalia e Lino Diana, interpreti di quella tradizione e di quel modo di concepire la politica.

 

Nel suo discorso alla Camera di Commercio Antonio Pompeo non ha fatto il minimo cenno alle appartenenze politiche. Si è rivolto alle istituzioni, all’assessore regionale, ai sindaci, agli amministratori, ma soprattutto ai sindacati, alle associazioni di categoria, ai lavoratori.

Ha posto l’accento sulla necessità di fare squadra e di cominciare davvero a vedere il bicchiere mezzo pieno. Citando le esperienze della Saxa Gres, il salvataggio di Ideal Standard, il modello Froneri, la prossima reindustrializzazione dell’area dell’ex Videocon. E l’Accordo di programma, nato da un’intuizione della Provincia nel 2016, quando si chiese ed ottenne la definizione di area di crisi. Quella si è rivelata un’opportunità.

 

Antonio Pompeo è lontanissimo dalla logica dell’uomo solo al comando, preferisce confronto e condivisione. Esercita una leadership funzionale, non gerarchica.

Se Nicola Zingaretti ha un profilo da federatore alla Romano Prodi e rappresenta la voglia del Pd di tornare a guardare a sinistra, Antonio Pompeo vira al centro. Ma non nel senso politico, quanto sociale. Quel centro inteso come corpi intermedi che saldano i vari livelli. E perciò si rivelano fondamentali.

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