Il lavoro scomparso E il precariato se va bene (di C. Trento)

Foto: © Ferrovie.Info

Ex Permaflex, cosa non va. Non si sa cosa si farà, chi lo farà e quando. Come per i pendolari: per loro nuova croce. ma basterebbe appena un po' di peso politico per ottenere una 'precedenza' che ci porterebbe a Roma in 45 minuti. Il fatto è sempre lo stesso: la nostra politica non conta

Corrado Trento
Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Il cambio di destinazione d’uso del sito ex Permaflex certifica la fine di un’epoca. Perché l’omino con il pigiama nei pressi del casello autostradale ha rappresentato il simbolo dell’industrializzazione della Ciociaria. Sono passati decenni e da allora tutto è cambiato. Ma oggi esiste un modello di sviluppo che in qualche modo caratterizza il nostro territorio? No.

Negli ultimi anni la crisi economica ha provocato il crollo dell’edilizia e la chiusura di moltissime fabbriche e piccole e medie imprese. Un arretramento che si è fatto finta di non vedere, con un collasso dell’occupazione e quindi anche dei consumi e di tutto il resto.

La provincia di Frosinone non ha un modello di sviluppo, ma neppure una propria identità in questo momento. Si naviga a vista, ogni tanto spunta fuori un accordo di programma o un tavolo per lo sviluppo. Poi non se ne fa nulla e subentra una sorta di fatalismo. Finché la barca va.

La barca però non va. Dicevamo della variante urbanistica su un sito storico come quello dell’ex Permaflex. Il via libera del Consorzio Asi è stato su questo. In realtà però non è ancora perfettamente chiaro cosa verrà realizzato. E soprattutto in quali tempi.

Si è parlato delle opere compensative, a cominciare dalle rotatorie. Si è detto di un Polo commerciale e di un Parco tematico. Si è completamente glissato sull’aspetto occupazionale, come se il lavoro ormai fosse una variabile, un parametro tutto sommato ininfluente. Le politiche attive del lavoro sono scomparse in una provincia che ha conosciuto picchi enormi sul versante degli ammortizzatori sociali. E meno male che ci sono stati, altrimenti il tessuto sociale si sarebbe ulteriormente disgregato.

Oggi si parla anche di reddito di cittadinanza: 8.695 le domande accolte in provincia. Nessuno però che osi pronunciare la parola lavoro. Come se non ci fosse nulla oltre la disoccupazione o il precariato.

L’estate rovente dei pendolari

Dal tre agosto al primo settembre lavori di ristrutturazione sulla linea ferroviaria Roma-Cassino. E i tanti pendolari che a Roma lavorano, per portare lo stipendio a casa, o studiano, per costruirsi un futuro? Dovranno scendere dal treno a Colleferro, salire su una navetta che li condurrà a Ciampino e poi arrivare alla stazione Termini.

Sulla carta tutto semplice, poi nella realtà vedremo. Ma, siccome l’esperienza è la somma delle fregature, le prospettive non sono esaltanti. Chi pagherà ritardi, ansie e supplemento di stress?

I lavori serviranno per permettere che un vettore per treni merci transiti verso il sud Italia. Per carità, va tutto bene. Ma le persone? Cioè i pendolari della Ciociaria che ogni giorno (andata e ritorno), da anni, viaggiano in condizioni di ordinario disagio?

Il tutto mentre si è continuato a parlare per decenni di metropolitana di superficie e di collegamento veloce con Roma. Senza mai riuscire ad ottenere neppure il minimo sindacale, vale a dire la “precedenza” allo snodo decisivo per arrivare a Termini. Perché senza questo passaggio è impossibile perfino pensare di arrivare a Roma in 45 minuti. Ma per riuscire ad ottenere una cosa del genere occorre peso politico. E si torna al punto di partenza. Sempre.

La rappresentanza politica del territorio non incide, non determina, combatte battaglie (verbali) di retroguardia. Strepita, punta sui selfie e sull’abbuffata di like, si crogiola nel populismo. E basta.

I pendolari continuano a sopportare gli stessi disagi quotidiani di venti anni fa. Sono disincantati, come del resto altre categorie di persone e di lavoratori. La soglia della meraviglia ha raggiunto vette inimmaginabili in Ciociaria. Nessuno si meraviglia di nulla ormai. Come sul tema della bonifica della Valle del Sacco. Solo chiacchiere. Senza neppure distintivo.

Rispunta la centrale unica dell’Ares 118

Il Piano sanitario regionale prevede una riorganizzazione delle strutture, sulla base del decreto ministeriale 70 del 2015. Nelle scorse settimane è stato approvato il nuovo atto aziendale dell’Ares 118. Il concetto è che dovrà esserci una centrale operativa ogni 600.000 abitanti.

Le nuove strutture si chiameranno Cores, acronimo che sta per Centrale Operativa Regionale Emergenza Sanitaria. In tutto 3: Roma Area Metropolitana (più di 4 milioni di abitanti), Lazio Nord (Rieti, Viterbo, Civitavecchia e Tivoli: quasi 800.000 abitanti), Lazio Sud (Latina e Frosinone: oltre un milione di abitanti).

La sede non è specificata nell’atto aziendale, ma nei mesi scorsi proprio dall’Ares è stato detto chiaramente che sarà Latina. Sulla base di numeri maggiori di chiamate, di soccorsi e di missioni. Ancora una volta dalla Ciociaria il mantra è lo stesso: cambierà poco o nulla. Ma allora perché i derby politici, economici e dei servizi li vince sempre Latina?

Come per quel che riguarda la sede principale della Camera di Commercio del Basso Lazio. E tutto il resto, perfino nelle riorganizzazioni sindacali. Si fa finta di non vedere quello che è sotto gli occhi di tutti: ormai la provincia di Frosinone non è subalterna soltanto a Roma, ma anche a Latina. E quello che sinceramente fa sorridere (ma pure indignare) sono le “gomitate” in servizio permanente effettivo per ottenere una candidatura che conta. Alla Camera e al Senato. All’Europarlamento neppure ci provano. Però sia a Montecitorio che a Palazzo Madama la Ciociaria è terra di paracadutati.

Sono stati veramente in pochi a distinguersi negli ultimi decenni. Restando in tema di sanità, il centrodestra regionale in commissione ha dato parere non favorevole alla designazione di tre direttori generali su cinque di altrettante Asl. Tra le quali Frosinone. Il parere non è vincolante, ma la sostanza è la dichiarazione di guerra a Zingaretti.

Non solo come presidente della Regione. Ma anche, anzi soprattutto, come segretario del Pd.

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