Il Lazio parla di riapertura: a maggio e con queste regole

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Il Lazio parla di riapertura. ma non prima di maggio. Con alcune delle attuali regole. E con altre da introdurre al più presto. Ecco quali. Intanto da Viterbo Unindustria aggiunge la sua voce a chi chiede di far ripartire l'economia

Gli industriali premono, gli scienziati frenano, la Regione attende le decisioni del Governo ma nel frattempo studia come organizzare la riapertura delle fabbriche, dei negozi, delle scuole e degli uffici nel Lazio.

Il piano della Regione Lazio

La strada verso la riapertura, per la Regione Lazio è chiara. “Sull’ordine temporale penso sia fuori luogo pensare a un fattore T già nei prossimi giorni. Sicuramente è un tema che vedremo con l’inizio del prossimo mese“. Parole dell’assessore regionale del Lazio alla Sanità, Alessio D’Amato. Significano che il Lazio è favorevole ad un prolungamento del blocco.

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Il Lazio ritiene che per arrivare alla riapertura sia necessario “mantenere inalterate alcune misure e prevederne delle altre”. In pratica bisognerà partire “dalle indagini epidemiologiche, anche attraverso l’ausilio del test sierologico su alcuni grandi cluster di popolazione“. Dovranno valere anche altri presupposti: “innanzitutto l’elemento del distanziamento: i luoghi di lavoro andranno riorganizzati facendo riferimento alla distanza“.

Inoltre nella Pubblica amministrazione dovrà esserci “un utilizzo massiccio dello smart working“. Un altro elemento riguarderà “la rilevazione della temperatura in tutti i luoghi: quelli di lavoro, quelli saniotari, i commerciali, di spesa e di aggregazione“.

Saranno indispensabili le mascherine: “Spero – continua Alessio D’Amato – che l’Istituto Superiore di Sanità validi per la molteplicità della popolazione una tipologia di mascherina che possa essere sanificata e riutilizzabile. Se pensiamo di far usare a 60 milioni di persone del materiale sanitario diciamo una cosa irrealizzabile. So che ci sono sistemi di imprese del tessile che si stanno ripensando, una validazione dell’Iss consentirebbe di garantire l’approvigionamento e riutilizzare il materiale“.

Infine, un altro elemento sarà quello della tracciatura dei soggetti positivi: “Io sono per tracciare, ma su questo tema dobbiamo metterci d’accordo con il Garante della Privacy perchè potrebbe non essere accettato da chi pensa di essere privato dei suoi diritti. Ci devono aiutare a livello nazionale“. 

Fateci ripartire

Stefania Palamides, presidente Unindustria Viterbo

Le industrie premono per tornare a produrre. (leggi qui La rabbia del Profondo Nord e la profezia del Lazio: ora rischia di saltare tutto)

In giornata ha alzato la voce anche il polo ceramico di Civita Castellana. “Garantendo la sicurezza dei lavoratori, possiamo e dobbiamo ripartire“. Il distretto della Ceramica in provincia di Viterbo vanta numeri importanti: nel 2019 ha prodotto ricavi per circa 350 milioni di euro, con il 45% di export. Circa 2.000 i posti lavoro per 30 aziende con 40 stabilimenti produttivi distribuiti in 8 comuni, 7 in provincia di Viterbo e uno in provincia di Roma. 

Stefania Palamides, presidente di Unindustria Viterbo lancia l’allarme: “Noi siamo aziende abbastanza grandi e già dal 9 marzo abbiamo stabilito dei protocolli: cercare di ridurre momenti di vicinanza dei lavoratori, scaglionando orari delle entrate e delle uscite, stesso discorso per l’utilizzo gli spogliatoi. Poi abbiamo parlato con la nostra ditta che si occupa di pulizie chiedendo una una sanificazione giornaliera degli spazi comuni“. 

Non un’idea, quella di Unindustria Viterbo, ma una vera e propria richiesta. “Il lavoratore fa parte dell’azienda. Non esistono aziende senza lavoratori. Soltanto un pazzo potrebbe mettere a rischio i suoi dipendenti, anche perché anche noi imprenditori siamo dentro le aziende“.

Il problema è che i competitor non si sono fermati. Anzi, stanno lavorando. Ed erodendo le quote di mercato che fino ad oggi venivano assicurate dall’Italia. “Noi siamo molto orientati verso l’export e negli altri Paesi non c’e’ stato un blocco totale. Personalmente per quanto in mia conoscenza, i nostri clienti stranieri stanno lavorando” conclude Stefania Palamides.

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