Il lodo Bettini allenta la tensione: dialogo Renzi – Zingaretti

Foto: © Imagoeconomica, Stefano Carofei

Giurano che una linea di dialogo tra Zingaretti e Renzi ci sia. Perché in questo momento l'avversario è il Sovranismo. La via di Bettini. La Direzione Nazionale del 21 agosto. La carica di Astorre e Patanè. I dubbi di Damiano e Calenda.

Gli sherpa giurano che non ci sia una situazione da attacco imminente. E che il clima sia meno ostile di quanto appare. Al punto che Matteo Renzi e Nicola Zingaretti si sarebbero sentiti già nelle ore scorse. Ma nessuno vuole dire se sia stato un contatto diretto oppure attraverso le prime file dei collaboratori.

Il contenuto della conversazione però non ha bisogno di interpretazioni: il Segretario nazionale del Partito Democratico ed il suo predecessore sono entrambi convinti che in questo momento il nemico sia comune. E sia ciò che Matteo Salvini rappresenta. Il resto si vedrà dopo.

A scavare la strada del dialogo ci prova Bruno Astorre. Puntellando quella tracciata dal vecchio saggio Goffredo Bettini: punto di mediazione tra il “Mai governi con il M5S e subito al voto” di Zingaretti, con il “Sarebbe folle votare senza avere prima messo in sicurezza i conti e sterilizzato l’aumento dell’Iva” di Renzi. Il punto di sintesi individuato ieri è stato: no ad accordicchi con i grillini ma se ci sono le condizioni serie per una maggioranza solida che duri fino alla fine della legislatura perché non andare a vedere?

Astorre: Battuti

Dalla bacheca di Bruno Astorre

Il segretario regionale Pd Bruno Astorre ha ricordato a tutti il successo politico del Pd, passato in secondo piano a caisa del confronto tra le due anime del Partito. Astorre ha pubblicato la foto con i tre leader del centrodestra Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi sui quali campeggia la scritta cubitale “Battuti“. Il commento: «Le regole della Democrazia sono più forti degli sfascisti. Salvini, Berlusconi e Meloni sono stati battuti pesantemente in Senato dove noi del PD abbiamo fatto rispettare le regole della democrazia parlamentare».

Individua poi la via d’uscita onorevole per Renzi e Zingaretti: mettendo la crisi nelle mani del Capo dello Stato. «Il 20 agosto ascolteremo il Presidente del Consiglio e poi aspetteremo la parola del Presidente della Repubblica Mattarella. In Italia l’unica ad avere pieni poteri è la democrazia».

Patané: Non è Bismark

Eugenio Patanè

Una linea sulla quale ha battuto oggi Eugenio Patané, presidente della Commissione Lavori Pubblici della Regione Lazio e vicino alle posizioni di Paolo Gentiloni. Ha commentato la giornata di ieri attaccando il leader della Lega «Una cosa è sicura. Dopo il voto del Senato non è più lui che dà le carte. E anche l’ultimo tardivo tentativo di tornare alla proposta di tagliare prima il numero dei parlamentari e poi andare subito al voto (il che renderebbe attuativa la riforma solo dalla prossima legislatura) oltre che una presa in giro verso i suoi alleati di governo è la dimostrazione che ha imboccato un vicolo cieco».

Il consigliere regionale carica il Pd: «Faremmo bene a rendercene conto che non è Bismark e che non è imbattibile. Ieri lo abbiamo battuto».

Damiano ed i due Pd

Nelle ore scorse un altro dei protagonisti del dibattito interno, l’eurodeputato Carlo Calenda, aveva detto che ormai «Il Pd è finito». (leggi qui Zingaretti: «Crisi ed elezioni subito»). Oggi riprende quelle parole Cesare Damiano, ex ministro ed oggi dirigente Dem.

Cesare Damiano

«Calenda ha torto quando dice che il Pd non esiste più. Al contrario. Non si è accorto che, allo stato delle cose, viene il sospetto che di Pd ne esistano addirittura due?». Cesare Damiano fotografa la situazione evidenziando che c’è un Pd ufficiale che ha vinto il congresso ed è guidato da Zingaretti, c’è poi il Pd di Renzi che controlla i gruppi parlamentari da lui stesso nominati. Per Damiano «Se continua una guerra di posizioni contrastanti sulle scelte strategiche tra i due Pd, si va dritti e filati verso l’autodistruzione».

Sollecita un dibattito nelle sedi naturali in cui il Pd deve confrontarsi. Perché «ormai i luoghi del dibattito sono telecomandati dai media, al di fuori delle sedi istituzionali. Si prendono più decisioni con una intervista che in una Direzione di Partito». Giudica positivo l’appello all’unità fatto da Zingaretti «è sacrosanto e va sostenuto. Occorre però che, per prima cosa, tutti accettino le comuni regole del gioco. Altrimenti cade nel vuoto. Ha fatto bene Zingaretti a convocare il 21 agosto una riunione della Direzione nazionale, che è l’unico luogo deputato a decidere le scelte di fondo del Pd».

Calenda: ora coerenza

Carlo Calenda resta fermo nelle sue convinzioni. Posta le foto di Renzi che nei giorni scorsi aveva tuonato contro il Movimento 5 Stelle. E spiega: «Le dichiarazioni allegate sono state rese pochi giorni fa in occasione di una proposta (Franceschini) identica a quella che si sta materializzando. Nulla è cambiato da allora tranne il fatto che il rischio di elezioni (allora teorico) si è davvero materializzato. E molti di quello che dicevano, “mai con i 5S” e “se il governo cade ci sono solo le elezioni” hanno cambiato idea nel giro di 24 ore».

L’ex ministro dello Sviluppo ha puntato il dito contro la mancanza di coerenza della politica, definendola «la principale ragione del discredito della politica».

Anche lui minaccia la rottura. «Per quanto mi riguarda in caso di alleanza PD – 5S farò quello che ho sempre detto».

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