Il modello Itelyum punta sul Lazio: fare business facendo green

Il gruppo leader di riciclo che ha uno spot nell'ex Viscolube di Ceccano punta all'economia del dopo Covid. E in un report dimostra che non si tratta solo di un'opzione ambientale. E' una vera occasione di crescita. Occasione che il Lazio non puo' perdere.

Il vero oro è quello che stiamo buttando. Non luccica e qualche volta ha pure un pessimo aspetto. Ma vale come il metallo pregiato. E la pandemia lo ha messo ancora di più in evidenza. In un mondo che non ha più abbastanza materie prime per soddisfare tutti, i prodotti di scarto sono una miniera.

Lo ha capito per prima il fondo Stirling Square che nei mesi scorsi ha riunito in bouquet unico ben 16 società europee: le ha raggruppate intorno a Viscolube. È l’azienda storica alle porte di Frosinone, il pennacchio di fuoco che è sulla sua ciminiera illumina dagli anni Sessanta l’area ridosso del casello A1: prima con il marchio Clipper Oil, poi Eni, poi Viscolube ed ora Itelyum. È la prima in Europa nel riciclo dei lubrificanti.

Stirling Square ci ha messo accanto Bitolea (la prima in Europa nella purificazione dei solventi usati). Nei primi sei mesi del 2020, in piena pandemia il gruppo ha acquisito 3 nuove aziende: vengono tutte dai maggiori distretti produttivi nel Centro Nord d’Italia. Sono la Carbo-Nafta Ecologia, (si occupa della gestione a 360° dei rifiuti speciali, pericolosi e non, dal trasporto fino allo smaltimento finale), la Idroclean (specializzata nel trattamento e valorizzazione dei rifiuti industriali), la Intereco (Bonifiche, valorizzazioni ambientali).

VISCOLUBE, LA SALA DI CONTROLLO

Il comune denominatore si chiama Economia circolare: significa prendere ciò che per gli altri è scarto, lavorarlo, ricavarne nuova materia prima. È tutto materiale che non finisce in discarica ma torna alla produzione.

Obiettivo 96%

Itelyum già nel 2019 aveva dato un’accelerata clamorosa alla sua mission: quella di prolungare il ciclo di vita dei prodotti oleari. Una spinta propulsiva verso un modello economico che oggi non è più opzione ma unica possibilità. Spinta che ha portato l’ex Viscolube-Bitolea a dare scacco matto a quasi 500mila tonnellate di CO2.

Come? Semplicemente ponendosi un obiettivo che oggi deve essere incentivo massimo: raggiungere un indice di circolarità del 96%. Cioè prendere tutti gli olii esausti che in altri tempi venivano sversati, lavorarli recuperando praticamente tutto. Di quel rifiuti resta solo il 4%. Mentre il 96% torna materia prima di qualità.

Ora si va verso una nuova frontiera. È il Centro Italia e quel Lazio la cui governance sul riciclo ha scommesso fortemente. Il Nord sta già fornendo i suoi scarti industriali ed il gruppo ne sta ricavando materie prime a costo estremamente vantaggioso. Per il suo business ma anche per l’ambiente.

VISCOLUBE

E il report di sostenibilità di Itelyum spiega bene il perché. Nel 2019 «attraverso l’attività di riciclo di oli usati, solventi e reflui chimici» si è evitata l’emissione di quasi 500mila tonnellate di CO2. In più « il rilascio di oltre mille tonnellate di inquinanti atmosferici e il prelievo di quasi 15 milioni di m³ di acqua e il consumo di oltre 400 ettari di territorio».

Puntare sul Lazio

Il messaggio è chiaro: con l’economia circolare non si fa solo il bene dell’ambiente, si fanno anche utili. Iteluym ha infatti generato ricavi per quasi 300 milioni di euro. Questo con un Ebitda di oltre 58 milioni di euro. Attenzione: un terzo degli investimenti, 4 milioni di euro, è stato destinato in ambiente, salute, sicurezza, qualità e ricerca.

Ora la nuova frontiera del green è l’Italia Centrale. In previsione c’è lo sviluppo di una serie di progetti. Ed il Lazio avrà un ruolo. Non secondario.

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