Il modo in cui Buschini ha attraversato la bufera

L’esponente del Partito Democratico ha superato una bufera più mediatica che politica. E forse qualcuno aveva fatto i conti senza di lui. Ma adesso è cambiato tutto.

Mauro Buschini cercherà la terza elezione consecutiva a Consigliere regionale del Lazio. Non era scontato, non era dovuto. Per una serie di ragioni: alcune legate alla consuetudine, alcune all’opportunità.

Il post pubblicato ieri sulla sua pagina Facebook sgombra il campo da ogni dubbio su quelle che sono le sue aspirazioni. (Leggi qui I messaggi nascosti di Buschini sul caso Allumiere).

Gli ostacoli sul percorso di Buschini

Mauro Buschini

La consuetudine all’interno del Partito Democratico (e tutte le declinazioni da cui discende) impone un massimo di due mandati consecutivi, il terzo rappresenta un’eccezione. In questo caso però la prassi si scontra con il taglio di quasi 350 parlamentari deciso con il referendum: ha troncato le linee di passaggio tra Regione e Camera / Senato che per anni sono state naturali.

Nel caso di Mauro Buschini rischiava poi di porsi anche un problema di opportunità. È un Presidente di Consiglio regionale che si è dimesso a causa delle ombre addensatesi sulla Regione per una delle sue azioni.

Ma ora all’assoluzione pronunciata dalla Commissione Trasparenza costituita in Regione si è aggiunta l’archivazione delle accuse a carico del sindaco di Allumiere Antonio Pasquini, decisa con formula piena dal giudice delle udienze preliminari di Civitavecchia su richiesta del sostituto procuratore che ha condotto le indagini. Che sgombra il campo da possibili inopportunità. (Leggi qui: Allumiere, prosciolto il sindaco Pasquini).

Come si attraversa la bufera

Nicola Zingaretti con Mauro Buschini

Il post di ieri mette al centro  questa considerazione. Esistono delle regole in politica. Una di queste è il modo con il quale si attraversa una bufera: Mauro Buschini, quando è scoppiata la questione del concorso di Allumiere, si è dimesso da presidente dell’aula (nessuno glielo aveva chiesto e non era obbligato). Ha cominciato la traversata del deserto come ultimo dei consiglieri, non ha mai fatto mancare il sostegno al partito e al presidente Nicola Zingaretti. Nemmeno a questo era obbligato.

In provincia di Frosinone la sua appartenenza a Pensare Democratico di Francesco De Angelis non è mai stata in discussione, anche se in qualche occasione ha dovuto far finta di non capire.

Adesso però la situazione è cambiata: alle Regionali il Pd potrebbe mettere in piedi la stessa operazione delle comunali di Frosinone, vale a dire inserire in lista tutti quelli che hanno più voti. Tra i quali Mauro Buschini, Sara Battisti e Antonio Pompeo. Nel 2018 il ticket tra Buschini e Battisti portò entrambi in Consiglio regionale, stavolta bisognerà vedere come verranno definite le alleanze ai nastri di partenza.

Tutti sulla stessa linea

Mauro Buschini, Sara Battisti, Antonio Pompeo

Perché Antonio Pompeo è il leader di Base Riformista ed è il presidente regionale dell’Unione Province d’Italia; perché Sara Battisti è il vice segretario Regionale ed è apprezzato presidente di Commissione che ha legato il suo nome a molti provvedimenti emblematici approvati dal Lazio. Mauro Buschini è il Presidente d’Aula che si è dimesso per lealtà e per tutela del Partito e dell’istituzione.

Tre pesi massimi che potrebbero essere schierati sulla stessa linea; se nel frattempo non verrà approvata la riforma che consentirebbe a Pompeo di candidarsi per il terzo mandato come sindaco di Ferentino. (Leggi qui Terzo mandato anche nelle città: la via del dialogo è aperta).

Difficilmente il Partito Democratico potrà eleggere tre consiglieri Regionali, anche nel caso di vittoria del centrosinistra. Sarà una gara molto aperta, alla quale Mauro Buschini parteciperà da protagonista. Il post di ieri è emblematico.

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