Il nuovo Consiglio comunale? Mi sa che è nullo

Tensione sulla seconda seduta del Consiglio Comunale di Sora. C'è il rischio di nullità. Il problema dell'Ordine del Giorno

Maurizio Patrizi

Rem tene, verba sequentur

A Sora ci riprovano. Dopo la seduta di insediamento, tornano a riunirsi. Bisogna eleggere il presidente del Consiglio Comunale dopo che la volta scorsa tutto si era concluso con un buco nell’acqua: mancava un accordo politico abbastanza ampio. Ma la nuova seduta convocata per giovedì 18 novembre 2021 sarebbe nulla. Ne sono convinti, Statuto e Regolamento alla mano, alcuni consiglieri di minoranza. Uno dei quali ha addirittura inviato una nota ufficiale al sindaco Luca di Stefano ed al segretario generale dell’Ente: chiede di sapere quale sia il parere giurisprudenziale che è alla base della seduta.

I dubbi si fondano sugli articoli 14 e 20 dello Statuto. E anche sugli articoli 55, 56 e 57 del regolamento per il funzionamento del Consiglio comunale. Ad una prima lettura parlano chiaro: la prima seduta la convoca il sindaco e le altre le convoca il presidente del Consiglio. Che andava eletto alla prima seduta (leggi qui Presidenza del Consiglio, Baratta si ritira. Tutto da rifare e qui Presidenza d’aula, sfuma l’ipotesi Meglio).

Il consigliere anziano (cioè il consigliere riultato più votato alle elezioni Comunali) presiede soltanto i lavori. Ma non convoca. Tutto il resto lo deve decidere il Consiglio all’unanimità.

Problemi sono stati sollevati anche sull’ordine del giorno: così come è stato redatto impedirebbe a un consigliere di minoranza di votare per la presidenza d’aula.

LA CONVOCAZIONE DEL CONSIGLIO

Lino Caschera

Per ora, carta canta. Il Consiglio comunale è stato convocato ieri dal consigliere anziano Lino Caschera. Si deve riunire in prima convocazione giovedì 18 novembre alle 15:30 e in seconda convocazione venerdì 19 novembre alle 16:30. All’ordine del giorno quattro punti: il primo prevede l’elezione del presidente del Consiglio, il secondo la surroga del consigliere comunale dimissionario Eugenia Tersigni, il terzo la comunicazione del sindaco circa il prelevamento dal fondo di riserva e il quarto l’approvazione del Bilancio consolidato anno 2020.

Ed è proprio partendo dalla convocazione che vengono sollevati i primi dubbi. Infatti, si richiama fra l’altro all’articolo 20 comma 2 dello Statuto e agli articoli 55, 56 e 57 del Regolamento per il funzionamento del Consiglio comunale.

COSA DICONO LE CARTE

Sora, la campana del Consiglio Comunale

L’articolo 14 dello Statuto regola l’ufficio di presidenza del Consiglio comunale. In particolare, al comma due si legge che

il presidente è eletto, a voto palese, su proposta di un quinto dei consiglieri assegnati, nella prima seduta del Consiglio. La proposta deve essere consegnata al consigliere anziano almeno cinque giorni liberi prima della seduta”. Al comma tre invece stabilisce che “la prima seduta è convocata dal sindaco ed è presieduta dal consigliere anziano fino all’elezione del presidente dell’assemblea. La seduta prosegue poi sotto la direzione del presidente eletto per la comunicazione dei componenti della Giunta”.    

L’articolo 20 dello Statuto al comma due recita testualmente:

Il Consiglio comunale è convocato in sessione straordinaria (è il caso della convocazione firmata da Lino Caschera – n.d.r.) per iniziativa del presidente, del sindaco, ovvero su richiesta di un quinto dei consiglieri assegnati. In questo ultimi due casi il Presidente è tenuto a riunire il Consiglio in un termine non superiore a 20 giorni dalla richiesta”.

Gli articoli 55, 56 e 57 del regolamento invece si occupano rispettivamente di “Sessioni ordinarie e straordinarie” il 55, “Convocazione del Consiglio” il 56 e “Ordine del giorno” il 57. Il comma uno dell’articolo 56 recita testualmente: “La convocazione del Consiglio comunale è fatta dal presidente tramite avviso scritto…”.

LA NOTA DELL’OPPOSIZIONE

In nessun caso è previsto che il Consiglio comunale possa essere convocato dal consigliere anziano.

Hanno talmente tanta fretta di eleggere Lino Caschera – il commento sarcastico che arriva dalle fila della minoranza consiliare – che lo hanno già fatto immedesimare nel ruolo”. Ma oltre le battute nella nota ufficiale inviata al Comune dalla minoranza sarebbe scritto proprio questo. Nessuna accusa. Soltanto la richiesta di chiarimenti con espressa citazione dell’articolo 14 comma tre dello Statuto.

Si contesta inoltre che il primo Consiglio comunale non era stato convocato anche in seconda convocazione per cui si chiede parere giurisprudenziale a conforto. A conferma del fatto che la figura del consigliere anziano è citata sono in ordine alla direzione dei lavori fino all’elezione del presidente.  

LA PROFEZIA DI VALTER TERSIGNI

VALTER TERSIGNI

In pratica, se dai banchi della minoranza dovessero avere ragione, sarebbe confermata la profezia del consigliere Valter Tersigni. Durante il primo Consiglio (convocato dal sindaco come da Statuto) poco prima che la seduta venisse tolta aveva fatto notare che forse era il caso non di sciogliere la seduta bensì di “sospenderla. In questo modo l’incontro successivo formalmente avrebbe rappresentato una ripresa dei lavori della prima convocazione.

Gli fu risposto che esisteva un parere del Ministero dell’Interno che avrebbe superato questo ostacolo senza il bisogno di sospendere. Ossia che il presidente si sarebbe potuto eleggere anche nella seconda seduta. Nello Statuto e nel Regolamento non se ne fa cenno.

LA DEROGA ALL’UNANIMITA’

Un timido accenno a una eventuale soluzione potrebbe arrivare dall’articolo 88 del Regolamento comunale, Norme transitorie e finali. In uno dei suoi commi recita:

Il funzionamento del Consiglio comunale è disciplinato dalla Legge, dallo Statuto e dal presente Regolamento: per quanto non previsto da fonti normative, sempreché non in contrasto con le medesime, valgono le decisioni adottate dal Consiglio comunale”.

In pratica per tutto ciò che non è previsto, come nel caso in cui il presidente non venga eletto alla prima seduta, il Consiglio è sovrano ma sempre nel rispetto delle leggi e soprattutto la deroga dovrebbe avvenire con voto unanime del Consiglio stesso. Nel senso che l’Assemblea consiliare all’unanimità deve votare di voler derogare o decidere ciò che non è previsto dal regolamento.

Forse per questo lo stesso Consiglio comunale avrebbe dovuto auto-riconvocarsi a successiva data. Allora cosa reclama l’opposizione? Se il Consiglio può decidere come ritiene, per tutto ciò che non è previsto, perché si ipotizza una illegittimità? Perché al massimo la convocazione sarebbe dovuta arrivare dal sindaco. Certamente non dal consigliere anziano, a cui le leggi attribuiscono l’unico ruolo di presiedere i lavori fino all’elezione del presidente.  

LE QUATTRO FIRME

Lo stesso discorso vale per la presentazione della candidatura alla presidenza, i cui cinque giorni liberi scadono venerdì sera a mezzanotte.

La strategia che si sarebbe voluta attuare da parte della maggioranza (e già fallita al primo Consiglio grazie alla firma messa da Federico Altobelli sotto la proposta di presidenza per Manuela Cerqua) ossia quella di non presentare alcun nome contando sul fatto che la minoranza consiliare non avrebbe trovato quattro firme e che la quadra si sarebbe poi trovata in aula, stando a quanto sostenuto dall’opposizione, sarebbe sottoposta alla stessa regola dell’articolo 88 ma sempre con espressione dell’Assemblea all’unanimità.

Traguardo molto complicato da raggiungere.  

LA SURROGA

Eugenia Tersigni

L’ordine del giorno, così come è impostato, impedisce a Luciano Conte di poter votare il presidente del Consiglio. È questa l’altra anomalia rilevata sempre dalla minoranza consiliare nella nota.

Il consigliere, che ha già accettato la nomina, deve subentrare in Assise alla dimissionaria Eugenia Tersigni (leggi qui Aspettando Caschera presidente l’opposizione cambia assetto).

Ma la surroga è prevista soltanto al secondo punto all’ordine del giorno. Questo significa che durante la trattazione del primo punto, ossia l’elezione del presidente, il dottor Conte dovrà rimanere seduto fra il pubblico e quindi non potrà partecipare al voto che, fra l’atro, da regolamento, è palese.

Altro problema, seppur marginale e certamente sanabile, potrebbe essere proprio quello della surroga. Per legge deve avvenire entro dieci giorni dalle avvenute dimissioni del consigliere uscente. Quelle di Eugenia Tersigni sono state protocollate il 6 novembre. La data di convocazione del Consiglio (il 16 novembre) è esattamente il decimo giorno. Qualora la convocazione dell’Assise da parte del consigliere anziano dovesse risultare nulla si aprirebbe anche quest’altra questione formale.

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