Il nuovo miracolo di Borgomeo: plastica da kiwi e latte

L'annuncio dell'imprenditore che ha salvato e convertito ex Marazzi ed ex Ideal Standard attraverso la creazione di nuovi materiali. Presentata la richiesta di brevetto per una nuova molecola: Plasmilk. La plastica ottenuta da latte scaduto e kiwi

Fabio Cortina

Alto, biondo, robusto, sOgni particolari: molti

Ha studiato Kant, adora Pico della Mirandola, nella sua vita da industriale sta applicando Platone: tutto si muove e nulla sta fermo. Solo che Platone lo usò nel Cratilo per definire l’aforisma del suo predecessore di Efeso, mentre Francesco Borgomeo lo usa per dare una nuova prospettiva alle fabbriche che compra salvandole dalla chiusura.

Lo ha fatto ancora una volta. A sorpresa. Come se fosse la cosa più naturale. Nelle scorse ore Francesco Borgomeo ha annunciato la richiesta di brevetto del Plasmilk ovvero la creazione di plastica partendo da latte scaduto e suoi derivati, dagli scarti della lavorazione del kiwi e della canapa. Un nuovo materiale: esattamente come la pietra / ceramica Grestone che è alla base dei sampietrini e dei lastricati da esterno con i quali ha salvato e dato nuova vita industriale alla ex Marazzi Sud (ora Saxa Gres di Anagni) ed alla ex Ideal Standard (ora Grestone di Roccasecca).

L’annuncio è arrivato durante l’incontro con i lavoratori della ex Nalco di Cisterna di Latina, un’altra delle fabbriche che ha rilevato e trasformato nella Plasta Rei. (Leggi qui Borgomeo scommette sulla plastica del futuro).

La nuova plastica bio

Rifiuti in plastica

Una nuova frontiera del riciclo e del recupero. Per creare plastica completamente bio. È una nuova scommessa vinta. Lanciata il 30 giugno scorso nel giorno dell’accordo con gli americani di Ecolab per il passaggio di proprietà dell’azienda. Quel giorno il filosofo prestato all’industria aveva spiegato che l’obiettivo non sarebbe stato quello di produrre altra plastica: ma realizzarla partendo da nuovi polimeri in fase di ricerca. Detto e fatto a sei mesi dall’annuncio.

All’annuncio erano presenti i lavoratori della vecchia Nalco ma anche le organizzazioni sindacali. È stata l’occasione per fare il punto della situazione a sei mesi dall’acquisizione dello stabilimento chimico di Cisterna di Latina, sugli investimenti fatti e sul piano industriale di riconversione. Plasmilk verrà prodotta all’interno della vecchia Nalco: “E’ un grano con componenti bio per riutilizzare tutto lo scaduto di latte e derivati, gli scarti alimentari e della grande distribuzione e da qui creare la plastica”. A spiegarlo è stato Fabio Mazzarella, Direttore Generale Plasta Rei.

Perché spiegarlo prima agli operai? Perché saranno proprio loro, attraverso il know how acquisito negli anni di lavoro alla ex Nalco, a dare un’impronta fondamentale nei processi produttivi. E poi c’è anche un altro legame forte con il territorio: latte e kiwi sono infatti produzioni regine del nord della provincia di Latina. Significa mettere a sistema anche il mondo dell’agricoltura con quello dell’industria plastica. Ed anche sul nome il lavoro è stato ben articolato: Plasmilk, laddove milk è latte, plasmix è il nome tecnico della plastica da inserire nel ciclo e l’ultima K del nome rappresenta l’assonanza col kiwi.

Aspettando la Green Valley

Borgomeo durante la visita alla Nalco

Manca un componente all’appello, ovvero la canapa. Questa potrebbe essere il trait d’union di questo progetto tra le province di Frosinone e Latina. In Ciociaria infatti il progetto della Green Valley, distribuita tra Roccasecca, Anagni e Ceccano continua e queste tre aree sono quelle privilegiate per divenire il serbatoio di canapa da inserire nei reattori chimici per creare nuovi polimeri.

Vogliamo produrre una plastica che non inquini più il mare e la terra, attraverso componenti presenti sul territorio, sarà quindi questo un brevetto fortemente legato alla provincia pontina” ha detto Francesco Borgomeo. Che ha sottolineato come il deposito di questo brevetto restituisce dignità ai lavoratori ex Nalco e ad una fabbrica che era stata considerata da dismettere.

Punteremo – ha concluso Borgomeo – a fare recupero di plastica sfruttando l’esperienza nella chimica. E’ questo il nostro enorme valore aggiunto”.

Col suo nome così eracliteo, Plasta Rei è stata sin da subito vista con curiosità. Oggi è chiaro perché si chiama così. Perché far sì che la plastica non rimanga solo plastica, e soprattutto che non si generi solo dalla plastica, è l’applicazione perfetta di quel tutto si muove e nulla sta fermo che utilizzò Platone nel Cratilo.

Anche l’industria è questione di filosofia.

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