Il pasticcio dei depuratori: pure Fca, Klopman, Nestlè rischiano lo stop

FROSINONE – 03 LUG – Le più grosse aziende del territorio rischiano di doversi fermare. Fiat Chrysler, Reno de Medici, Klopmann, Henkel, Nestlè e decine di altre industrie rischiano lo stop dal 7 luglio prossimo se non interverranno fatti eccezionali.

Colpa della nuova direttiva europea relativa alle emissioni industriali, recepita in Italia dal decreto legislativo 46/2014. I parametri indicati in quella norma dicono che i depuratori industriali gestiti dall’Asi potrebbero non essere più a norma. Si tratta degli impianti di via Cese a Ceccano e di località Molino Arso a Villa Santa Lucia.

A dover vigilare è l’ufficio Ambiente dell’Amministrazione Provinciale di Frosinone, finito più volte negli anni scorsi al centro di verifiche, girandole di tecnici e dirigenti, accertamenti della magistratura. E questa volta, per non sbagliare, l’ufficio ha fatto partire il procedimento di revoca dell’autorizzazione agli scarichi rilasciati al Consorzio Asi per i due impianti. Significa che non ci si può più scaricare. E di conseguenza le industrie si devono fermare.

La norma non è chiara. Secondo alcune interpretazioni i due depuratori devono sottostare a quei parametri e chiedere l’Autorizzazione Integrata Ambientale: è il documento con cui si certifica che gli impianti so-no in linea con i principi europei di prevenzione e tutela dell’ambiente che adesso sono legge anche in Italia. Ma secondo altre interpretazioni i depuratori non devono chiedere l’Aia.

Il presidente degli industriali, Davide Papa, ha un diavolo per capello. Perché già da novembre Unindustria sollecitava la Provincia a valutare il caso. Il presidente parla di situazione grottesca che «difficilmente potrà essere spiegata alle aziende coinvolte, soprattutto a quelle che negli ultimi tempi hanno deciso di scommettere, con corposi investimenti». Il riferimento non è solo a Fiat Chrysler ma anche ad altre multinazionali come Acs Dobfar (ex Squibb) e Sanofi Aventis.

Per dirla in termini burocratici, Papa sostiene che «alla base di quanto accaduto, è innegabile che l’insufficiente inquadramento di questi iter abbia sicuramente contribuito a determinarlo». In pratica, dice che c’è confusione ma anche che in Provincia qualcuno ha dormito e che il caso andava affrontato e risolto prima. Unindustria ha già presentato la richiesta di proroga del termine del 7 Luglio al Ministro dell’Ambiente Galletti; poi ha chiesto al Ministero di chiarire se i due depuratori devono o non avere l’Aia.

Il presidente della Provincia, Antonio Pompeo, dice che il tavolo in Provincia è già aperto ed il procedimento potrebbe chiudersi in due modi: o con l’archiviazione della procedura e quindi tutto resta com’è o con la revoca vera e propria dell’ autorizzazione.

Ed in quel caso, il 7 Luglio tutte le aziende allacciate ai depuratori a servizio del sistema produttivo della provincia di Frosinone dovranno gioco fermare le attività.

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